mercoledì 15 luglio 2026
La Russia sostiene di essere impegnata in una guerra esistenziale contro l’intero Occidente. Quando però si tratta di proteggere uno dei beni più preziosi attribuiti a Vladimir Putin, il Cremlino non si affida alla retorica, alla propaganda o alle promesse della propria difesa aerea. Impiega due navi militari e trasferisce lo yacht presidenziale nell’Artico, il più lontano possibile dai droni ucraini. Il Graceful, superyacht lungo 82 metri e valutato intorno ai cento milioni di sterline, ha lasciato il Mar Baltico sotto la protezione del cacciatorpediniere russo Severomorsk e della nave di pattugliamento e soccorso Voevoda. Sul ponte dell’imbarcazione sono state individuate anche reti anti-drone, una precauzione insolita per un mezzo ufficialmente destinato alla navigazione da diporto. Dopo aver costeggiato la Norvegia, il convoglio ha raggiunto Severomorsk, nei pressi di Murmansk, principale base della Flotta russa del Nord. Le immagini satellitari del 5 luglio hanno confermato la presenza dello yacht all’interno del porto militare. Il viaggio è stato seguito dalle forze della Nato. Durante il passaggio nel Baltico, unità navali tedesche e danesi hanno monitorato il convoglio russo.
Il Graceful aveva riattivato il sistema di identificazione automatica, l’Ais, per la prima volta dall’agosto 2022, indicando inizialmente Istanbul come destinazione. Una volta raggiunto lo stretto dello Skagerrak, il transponder è stato spento. Lo yacht, invece di dirigersi verso il Mediterraneo, ha proseguito verso nord, fino alle acque russe dell’Artico. La proprietà formale dell’imbarcazione resta avvolta nella consueta rete di società, prestanome e strutture finanziarie utilizzate per nascondere i beni riconducibili all’élite del Cremlino. Le autorità statunitensi ritengono tuttavia che Putin abbia utilizzato ripetutamente il Graceful, anche durante un viaggio nel Mar Nero compiuto nel 2021 insieme al leader bielorusso Aleksandr Lukashenko. A bordo non mancano piscine con acqua dolce e salata, palestra, eliporto e sistemi protetti per le comunicazioni governative. Non esattamente l’equipaggiamento di un normale yacht privato.
Dopo l’inizio della guerra, l’imbarcazione è stata ribattezzata Kosatka e per quasi quattro anni è praticamente scomparsa dalle rotte pubblicamente osservabili. Un altro particolare merita attenzione. Diciassette giorni prima dell’invasione dell’Ucraina, lo yacht venne trasferito dai cantieri Blohm & Voss di Amburgo a Kaliningrad. Il trasferimento gli consentì di sfuggire alle misure che sarebbero state adottate dopo il 24 febbraio 2022. Quattro mesi più tardi, gli Stati Uniti inserirono l’imbarcazione nell’elenco dei beni sottoposti a sanzioni. La tempistica non dimostra formalmente che la partenza da Amburgo fosse collegata alla preparazione dell’invasione, ma rende difficile considerarla una semplice coincidenza. La decisione di portare il Graceful a Severomorsk appare legata soprattutto all’espansione della capacità ucraina di colpire in profondità il territorio russo. Nel giugno scorso, i droni di Kyiv hanno raggiunto l’area di San Pietroburgo e la base navale di Kronstadt. L’Ucraina ha rivendicato di aver colpito la corvetta lanciamissili Boiky, in manutenzione all’interno di un bacino di carenaggio, anche se l’entità dei danni non è stata verificata in maniera indipendente. All’inizio di luglio, Kyiv ha inoltre annunciato una nuova operazione contro Kronstadt, dimostrando che neppure le basi della Flotta del Baltico possono più essere considerate irraggiungibili. È questo il significato più importante della fuga dello yacht verso l’Artico. I droni ucraini stanno riducendo progressivamente la profondità strategica sulla quale la Russia ha sempre fatto affidamento. Mosca, San Pietroburgo, le raffinerie, i depositi, gli aeroporti militari e le installazioni navali non rappresentano più una retrovia sicura.
La guerra iniziata dal Cremlino è tornata in Russia e costringe il regime a proteggere non soltanto le proprie infrastrutture militari, ma persino i simboli del lusso della sua classe dirigente. La scena possiede anche un indubbio valore politico. Mentre ai cittadini russi vengono chiesti sacrifici in nome della patria e migliaia di uomini vengono inviati al fronte, due unità della Marina militare vengono impiegate per accompagnare nell’Artico uno yacht da cento milioni di sterline, dotato di piscine, palestra ed eliporto. Nella narrazione ufficiale, Putin è l’uomo forte che sfida la Nato e resiste all’intero Occidente. Nella realtà, una delle imbarcazioni a lui attribuite viaggia nascosta sotto reti anti-drone, spegne il transponder e cerca rifugio all’interno di una base militare oltre il Circolo polare artico. Il Cremlino può continuare a sostenere che le incursioni ucraine siano irrilevanti e che la situazione resti sotto controllo. Le rotte navali raccontano però una storia diversa. Quando persino lo yacht del presidente deve fuggire protetto da due navi da guerra, significa che i droni ucraini hanno già raggiunto un obiettivo che va ben oltre la distruzione materiale: hanno incrinato la sensazione di invulnerabilità sulla quale si fonda il potere putiniano.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
di Renato Caputo (*)