mercoledì 1 luglio 2026
In Pakistan, pochi giorni fa, un cittadino, di religione cristiana, è stato condannato a morte e giustiziato poiché, in una circostanza, ha bevuto un bicchiere d’acqua, in tempi e modi ivi ritenuti offensivi per l’Islam. Quello Stato è da sempre di natura confessionale. Infatti, il suo nome significa “terra dei puri”. Nacque quando l’Impero britannico si ritirò dall’Indostan poiché, contro il parere del Mahatma Gandhi, i mussulmani indiani, comparsi all’epoca dell’Impero Moghul, non accettarono di vivere in tolleranza con le altre molteplici credenze che nei secoli sono nate e prosperano nell’India. Però, se si leggono i giornali o si sentono le informazioni su altri mezzi, è difficile trovare la notizia, anche in un trafiletto. Il Pakistan, infatti, è percepito come uno Stato buono e mansueto.
Infatti, si dà un gran d’affare nel mettere statunitensi nordamericani ed iraniani attorno a un tavolo, per giungere a un trattato di pace e chiudere l’attuale guerra. La cosa è emblematica dei tempi in cui viviamo: non importa a nessuno se negli Stati il diritto sia umano, i diritti degli esseri umani siano riconosciuti e rispettati o meno; preme gli approvvigionamenti di energia e materiali per gli opifici industriali siano facili e a buone condizioni; i commercianti siano liberi. I Governi debbono soddisfare i consumatori prima dei cittadini. Si parla delle stesse persone, ma per esse, nella vita materiale, contano più i sensi materiali che gli ideali. Questa non è la “decadenza dell’Occidente”, perché la stessa cosa vale anche a Pechino, si fa per dire. È l’ecclissi dei sentimenti liberali.
di Riccardo Scarpa