Usa-Iran: via ai colloqui indiretti a Doha

mercoledì 1 luglio 2026


Forse è la volta buona. Dopo giorni di annunci, rinvii e smentite, Stati Uniti e Iran dovrebbero sedersi oggi al tavolo dei negoziati a Doha. Secondo una fonte diplomatica, le delegazioni dei due Paesi prenderanno parte a “colloqui indiretti”, con la mediazione di Qatar e Pakistan, nel tentativo di riaprire il dialogo su uno dei dossier più delicati della politica internazionale. “Mercoledì a Doha, funzionari statunitensi e iraniani terranno colloqui tecnici indiretti con i mediatori del Qatar e del Pakistan”, ha dichiarato il diplomatico anonimo. La stessa fonte ha precisato che Jared Kushner e Steve Witkoff, inviati del presidente Donald Trump, reduci dall’incontro di ieri con il primo ministro del Qatar, non saranno presenti a questa fase tecnica dei colloqui.

Il punto centrale delle trattative è, ancora una volta, il nucleare iraniano. A ribadire la linea dell’amministrazione americana è stato il vicepresidente J.D. Vance. “La mia opinione è che abbiamo in mano tutte le carte vincenti per la trattativa: vogliamo ovviamente che abbia successo, ma anche in caso contrario avremmo comunque raggiunto l’obiettivo fondamentale, ovvero garantire che l’Iran non arrivi mai a possedere un’arma nucleare”. Intervistato da Fox News, Vance ha rivendicato la strategia di pressione adottata dagli Stati Uniti. “Gli iraniani non hanno colpito navi nelle ultime due settimane e il petrolio continua a fluire attraverso lo stretto di Hormuz, in parte perché il presidente Trump ha chiarito che, se avessero attaccato le navi, avremmo risposto. Dunque, a volte serve la politica del bastone e della carota”, ha proseguito. Il vicepresidente ha quindi delineato i possibili scenari. “Tuttavia, credo davvero che gli Stati Uniti si trovino in una posizione di grande vantaggio, qualunque sia l’esito finale del negoziato. Se la trattativa dovesse avere successo – cosa che ovviamente auspichiamo – ci troveremmo di fronte a un Iran trasformato in modo permanente: un Paese che non finanzia più attori regionali, terrorismo e instabilità, che ha rinunciato definitivamente a qualsiasi ambizione di dotarsi di armi nucleari e che, di conseguenza, viene riaccolto nell’economia globale”. Un risultato che, secondo Vance, “sarebbe un risultato eccellente per il popolo americano e per l’intera regione. Ma se, d’altra parte, gli iraniani non dovessero cambiare atteggiamento, se non dovessero concedere quanto richiesto nei negoziati, il loro programma nucleare rimarrebbe comunque distrutto, così come le loro forze armate convenzionali, e gli Stati Uniti manterrebbero comunque una posizione di netta superiorità rispetto a loro”.

Secondo il Wall Street journal, Donald Trump avrebbe valutato di ricominciare la guerra contro l’Iran. Qualche giorno fa, il tycoon avrebbe avuto una riunione con Pete Hegseth a proposito. secondo funzionari Usa a conoscenza dei colloqui, il tycoon ha deciso per il momento di proseguire con la via diplomatica, ha riferito il Wsj. Sempre secondo il giornale, Trump avrebbe inoltre rassicurato i propri collaboratori, spiegando di non considerare un ostacolo l’eventuale slittamento dei negoziati oltre la scadenza del 18 agosto fissata per l’intesa sul nucleare. I briefing del Pentagono sulle possibili opzioni militari restano una prassi consolidata e vengono aggiornati con regolarità. Le discussioni più recenti, però, lasciano intendere che la Casa Bianca stia ancora cercando una via d’uscita allo stallo con Teheran, senza escludere del tutto un ritorno allo scontro armato. Una scelta che, secondo alcuni funzionari americani, finirebbe inevitabilmente per rappresentare un’ammissione del fallimento del tanto annunciato accordo con la Repubblica islamica.


di Eugenio Vittorio