Burnham promette la luna ma non parla con i giornalisti

martedì 30 giugno 2026


Andy Burnham promette cambiamento. Colui che ormai è considerato a tutti gli effetti il prossimo primo ministro del Regno Unito ha esposto il suo programma, ieri, nel corso di un evento a Manchester. Il “re del nord” sta già preparando le valigie per il numero 10 di Downing Street, pronto a raccogliere l’eredità del dimissionario Keir Starmer. Ma il programma di Burnham – per moltissimi bello ma irrealizzabile – non ha superato la prova del contraddittorio. Semplicemente perché il contraddittorio non c’è stato. L’ex sindaco di Manchester, infatti, ha deciso di non esporsi alle domande dei giornalisti.

Il piano prevede la creazione della “Downing Street del nord”, un secondo ufficio operativo del primo ministro destinato ad affiancare quello londinese, con l’obiettivo di farne il “centro nevralgico” di un vasto processo di decentramento amministrativo. Burnham ha definito questa riforma “il più grande trasferimento” di competenze e risorse da Whitehall alle amministrazioni locali “dei tempi moderni”, indicandola come la chiave per rilanciare il Regno Unito e riportarlo “dove dovrebbe essere”. Alla base del progetto vi è il cosiddetto Manchesterism, il modello di governo sperimentato durante la sua esperienza alla guida della città e che il leader laburista intende ora estendere all’intero Paese. Si tornerà a un maggiore controllo pubblico dei servizi essenziali, tra cui acqua, trasporti, energia ed edilizia, inserito in un piano decennale volto a ridurre il costo delle bollette per famiglie e imprese. Burnham ha inoltre promesso “il più grande programma di edilizia popolare del dopoguerra”, accompagnato da una riforma della tassazione sulle attività commerciali per sostenere pub e piccoli esercizi.

L’ex sindaco labour, che si autodefinisce “socialista che dialoga col business privato”, ha assicurato che le imprese britanniche avranno una posizione privilegiata nell’assegnazione degli appalti pubblici, pur mantenendo aperta la porta agli investimenti internazionali. Tra gli obiettivi figurano anche la reindustrializzazione del Paese, il rilancio della crescita economica attraverso innovazione e nuove tecnologie e un rafforzamento delle politiche per istruzione e formazione, con particolare attenzione al contrasto del fenomeno dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, definiti una “generazione perduta” che coinvolge quasi un milione di persone. Burnham ha inoltre promesso una revisione del sistema di welfare, da rendere più efficiente ed equo attraverso un maggiore trasferimento delle competenze agli enti locali, confermando al tempo stesso l’intenzione di rispettare le rigide regole di bilancio fissate dalla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves. Quest’ultima è considerata destinata a lasciare l’incarico in occasione della successione a Starmer, attesa intorno alla metà di luglio qualora Burnham dovesse restare l’unico candidato alla leadership e procedere successivamente alla formazione del nuovo esecutivo.

La leader dei Tories Kemi Badenoch ha avvertito che il Regno Unito rischia “un’estate di caos” con Burnham a Downing Street, sostenendo che molte delle proposte annunciate sarebbero irrealizzabili. La stessa Badenoch ha criticato anche l’ipotesi, circolata sui media, di una promozione di Ed Miliband dal Ministero dell’Energia alla guida del Tesoro, ritenendo che le sue politiche stataliste possano provocare disastri. Nel frattempo, osservatori e avversari politici attendono che il “re del nord” dimostri sul campo la sostenibilità delle proprie promesse.


di Eugenio Vittorio