Il Senato Usa fa marcia indietro sull’Iran

giovedì 25 giugno 2026


Il Senato degli Stati Uniti e Donald Trump hanno “fatto pace”. Mentre il Paese si prepara a festeggiare i suoi 250 anni, a meno di un giorno dalla risoluzione destinata a limitare i poteri di guerra del presidente degli Stati Uniti, il Senato ha cambiato rotta, allineandosi nuovamente alla Casa Bianca. Secondo quanto riferito dalla Cnn, nella votazione notturna due senatori repubblicani, Rand Paul e Bill Cassidy, hanno modificato la loro posizione rispetto al giorno precedente. Paul, che aveva sostenuto la misura sui poteri di guerra, ha scelto l’astensione, mentre Cassidy ha votato contro la risoluzione. Sono rimaste invece favorevoli le senatrici repubblicane Susan Collins e Lisa Murkowski. Il democratico John Fetterman ha confermato il proprio voto contrario. Il provvedimento è stato quindi respinto con 50 voti contrari, 47 favorevoli e un’astensione.

Il presidente Usa ha accolto con entusiasmo il risultato, celebrandolo attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social. “Il Senato ha appena cambiato il suo voto sull’Iran, passando da 50-48 contro a 50-47 a favore. Rand Paul e Bill Cassidy hanno cambiato idea. Grazie al leader John Thune, a Lindsey Graham, a Bernie Moreno e a tutti. Questo voto mette l’Iran in guardia!”, ha scritto il tycoon. Dietro il cambio di scenario si sono celati intensi negoziati all’interno del Partito repubblicano. Nella notte italiana, i vertici del Grand old party hanno lavorato per ricompattare i ranghi dopo il voto che aveva rappresentato una battuta darresto per la strategia del presidente sulla crisi iraniana. Politico ha riportato che, dopo un incontro con i senatori a Capitol Hill, il presidente Usa ha parlato con lo speaker della Camera Mike Johnson, per trovare una via d’uscita dalla situazione di stallo. Nel frattempo sono emersi ulteriori dettagli su un precedente pranzo di lavoro, durante il quale si sarebbe verificato un duro confronto tra il presidente e il senatore della Louisiana Bill Cassidy. “Il presidente si chiedeva perché mai si dovesse votare a favore del War powers act (la legge per limitare i poteri di guerra del presidente, varata durante la guerra in Vietnam sotto Richard Nixon). Gli ho chiesto se fosse una domanda retorica o una domanda vera. Ha risposto: vera. E così, mentre ho iniziato a parlare mi ha interrotto”, ha raccontato Cassidy. Stando alla ricostruzione della Cnn, durante lo scontro verbale Trump avrebbe apostrofato il senatore definendolo “pazzo”.

The Donald, infine, ha fatto seguito alle sue dichiarazioni contro le compagnie petrolifere. Il tycoon ha accusato colossi come Exxon Mobil, Chevron, Shell e BP di possibili speculazioni sul prezzo della benzina sostenendo che “dovrebbe essere, a mio avviso, di 2,25 dollari al distributore in questo momento”, ha affermato il presidente in un nuovo messaggio pubblicato su Truth social. Nel post, il tycoon ha denunciato presunte irregolarità ai danni degli automobilisti americani e ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di avviare verifiche sulle grandi compagnie energetiche per accertare eventuali comportamenti anticoncorrenziali nella determinazione del prezzo del carburante.


di Zaccaria Trevi