Fujimori è a un passo da diventare presidente del Perù

mercoledì 24 giugno 2026


Keiko Fujimori “vede” la vittoria. Dopo un limbo durato diverse settimane, lo scrutinio dei voti delle elezioni presidenziali in Perù è quasi concluso. La candidata conservatrice avrebbe consolidato un vantaggio che, secondo i dati ufficiali, non può più essere colmato dal rivale della sinistra Roberto Sánchez. Con il 99,86 per cento dei verbali esaminati, Fujimori ha raccolto il 50,12 per cento delle preferenze contro il 49,88 per cento ottenuto da Sánchez, stando alle cifre diffuse dall’Ufficio nazionale per i processi elettorali. Il margine è ridottissimo ma sufficiente: oltre 43mila voti di differenza su più di 19 milioni di schede conteggiate. A separare la figlia di Alberto Fujimori dalla presidenza ci sono soltanto gli ultimi 131 verbali ancora da scrutinare.

Roberto Sánchez non ci sta. Il politico ha annunciato che non riconoscerà un eventuale esecutivo guidato da Fujimori, denunciando una “grave violazione del processo elettorale”, con particolare riferimento al voto espresso dai cittadini peruviani residenti all’estero. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Lima, il leader di Juntos por el Perú ha puntato il dito contro la Giuria nazionale elettorale (Jne), accusandola di non aver garantito la necessaria trasparenza nelle operazioni di voto e di aver ignorato le richieste avanzate dalla sua coalizione, tra cui quella di annullare i risultati provenienti dall’estero. Secondo il candidato presidenziale, si sarebbe verificata una “manipolazione del voto”, chiamando in causa anche l’Onpe, l’organismo responsabile dell’organizzazione delle consultazioni. “Non riconosceremo il governo della signora Fujimori”, ha affermato, sostenendo che “si sta consumando una frode”.

L’esponente della sinistra ha inoltre annunciato una serie di ricorsi che potrebbero arrivare fino agli organismi internazionali e ha convocato per sabato una nuova manifestazione nella capitale insieme a sindacati e movimenti sociali. Si prevede una stagione di tensioni, in un Paese già profondamente polarizzato e che attende la proclamazione ufficiale dei risultati, prevista entro la metà di luglio. Qualora venissero confermate le presunte irregolarità paventate da Sánchez, le percentuali si invertirebbero, dando a lui il 50,11 per cento dei voti validi, 40mila e rotti in più rispetto al 49,88 per cento di Fujimori. Secondo l’accusa, la scelta di privilegiare il trasporto fisico della documentazione rispetto alla digitalizzazione avrebbe compromesso la catena di custodia del materiale elettorale. “Abbiamo presentato la richiesta poiché la procedura elettorale è stata gravemente colpita dalle modifiche introdotte su richiesta del potere esecutivo”, ha affermato Sánchez in una dichiarazione pubblica.


di Eugenio Vittorio