The Donald: folle o razionale?

martedì 23 giugno 2026


Si può definire generalmente folle il comportamento di Donald Trump? Certamente l’effetto dei suoi discorsi, delle sue parole, dei comportamenti, delle conseguenze provocate dalle sue decisioni, potrebbe suggerire che il presidente è affetto da squilibri mentali, argomento tra l’altro trattato già da alcuni anni e che ha prodotto delle pubblicazioni nel 2017 e nel 2024. Tuttavia alcune delle sue azioni potrebbero anche definire la sua una follia razionale. Ma restando ai comportamenti pubblici, ricordo a diffusione mondiale, non si può non notare che mettere in discussione le sue tesi o contraddirle o non rispondendo favorevolmente alle sue sollecitazioni, produce reazioni, verso i dissenzienti o i blandi temporeggiatori, come la derisione o l’insulto, piuttosto che replicare alle contestazioni. Nel presidente statunitense, in queste ultime cruciali settimane, si nota alla crescente mancanza di empatia, l’associazione di un evidente atteggiamento narcisistico, manifestato anche da inequivocabili espressioni del linguaggio del corpo. In questi casi, è estremamente evidente la comunicazione paraverbale, molto più esplicita del seppur stridente e crudo linguaggio verbale.

Inoltre, si nota una crescente mancanza di compassione, e comprensione, che portano a palesi atteggiamenti vendicativi, la questione inventata dell’autoscatto (selfie) con Giorgia Meloni è rappresentativa. Il tutto si esprime con impulsi sadici verso molti di coloro che orbitano in vari modi nella sua sfera, quindi con evidenti espressioni sociopatiche. Comunque la sua storia, complessa, enormemente articolata e costellata da indubbio successo, può far immaginare che questa sindrome da onnipotenza sia solo una modalità comportamentale studiata e controllata. Così Trump potrebbe anche fingere la pazzia o di essere irrazionale. Ricordo Erasmo da Rotterdam, che nel suo Elogio della Follia, aveva scritto che “fingere la pazzia è l’apice della saggezza”. Ma anche Nicolò Machiavelli si espresse riferendosi a Bruto, l’assassinio di Cesare (44 avanti Cristo), che fingendosi pazzo dimostrò una grande prudenza guadagnando “la stima di sé”. Tuttavia la strategia del folle non può essere applicata a Trump, in quanto si può meglio comprendere il suo atteggiamento se si colloca nella sua convinzione dell’essere tendenzialmente onnipotente. Tanto è che le numerose offese al presidente ucraino Volodymyr  Zelensky – la battuta sulla cravatta e giacca non indossata durante la visita a Washington – non possono essere accostate alla simulazione della follia. Come anche gli attacchi a Papa Leone XIV, del quale ha criticato operato e parole, e quelli ad altri leader europei come l’ex primo ministro del Regno Unito, neo dimessosi,  Keir Starmer, ritenuto incapace, tra l’altro, di gestire le migrazioni e quindi proteggere gli inglesi, e ancora la sempre al centro delle sue attenzioni la Presidente Meloni.

Ma si possono riscontrare in Trump parallelismi tra atteggiamenti folli e saggi?  Sempre attingendo ad Erasmo ricordo che, una impersonificata dea Follia, assicura che l’uomo saggio non intraprende nulla, sia per modestia che per timidezza di carattere, al contrario il folle è libero dalla modestia e non può essere timido, poiché non è consapevole del pericolo. Quindi possiamo dire che Trump non gode della caratteristica della modestia? Senza dubbio la risposta è affermativa. Così The Donald non nasconde quasi mai ciò che pensa di dire, magari sottolineando quella che definisce pietra miliare del suo mandato ovvero la protezione e il bene degli Stati Uniti; quindi razionalità o follia razionale? La manifestazione di questa modalità comunicativa si verifica quando ascoltando i suoi discorsi, che anche se sovente incongruenti e poco veritieri, risultano comprensibili e anche logici, a tal punto che potrebbero essere apparentemente coerenti e razionali. Ma finché si sviluppano questi ragionamenti nel campo filosofico e nei rapporti interpersonali l’esercizio può risultare anche stimolante, ma quando queste articolazioni mentali condizionano la geopolitica la questione cambia.

Così, oggi ci troviamo a dover subire a livello planetario queste “caratteristiche trumpiane” che potrebbero non essere consone al capo della nazione più potente del Mondo; una immodestia che ha prodotto la rinascita di un governo quasi deceduto come quello degli ayatollah; la proliferazione di negoziati in queste ore ritenuti costruttivi, che hanno posto i carnefici della Rivoluzione iraniana al centro dei corteggiamenti internazionali, anche di una potenza come quella del Pakistan dotata di arma nucleare e quella del Qatar, Paese che notoriamente accoglie la base dei Fratelli musulmani, altra associazione ritenuta terroristica anche da molti Stati arabi. Negoziati nella neutrale Svizzera che solo alcuni mesi fa il governo dittatoriale, oggi “teocratico diluito”, nemmeno poteva immaginare. Un tavolo dove al centro della discussione tra Usa ed Iran c’è la questione del partito armato libanese Hezbollah, finanziato dall’Iran, il cancro del Libano e causa principale della guerra con Israele. Il tutto corroborato da annunci di distruzione dell’Iran se la sua diplomazia strategicamente temporeggiatrice, non ottempererà alle indicazioni di Trump. Per risposta i pasdaran minacciano la distruzione di tutto ciò che è legato agli Stati Uniti nella regione.

Follia razionale o follia pura? Certamente in Trump la “ragione” non è assente, quindi un connubio tra ragione e follia razionale, inoltre le sue idee non è solo a sostenerle. Quindi si può considerare tendenzialmente squilibrato perché esce dai parametri comunemente accettati? Comunque la “verità sta in fondo alla strada”, vedremo l’estendersi della sua presunta follia razionale dove condurrà. Certamente la sua “follia razionale” ha più una matrice razionale che folle, ma come è di prassi è sempre la parte folle che oscura la parte razionale, e gli scaltri negoziatori iraniani ne sono a conoscenza.


di Fabio Marco Fabbri