Tornano le navi a Hormuz, ma i prezzi saliranno

martedì 16 giugno 2026


Le prime petroliere hanno attraversato lo stretto di Hormuz. L’annuncio della firma di un’intesa tra Usa e Iran, prevista per venerdì, ha fatto crollare il prezzo del petrolio e ha fatto rimbalzare tutte le borse. Ma non è tutto oro ciò che luccica. La reazione fisiologica dei mercati non rispecchia la realtà dei fatti: il flusso attraverso lo stretto impiegherà “settimane” per riprendere. A dirlo al Financial Times è il più grande operatore di petroliere. Il capo di Mitsui Osk Lines avverte che gli armatori devono ritrovare fiducia dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha delineato la struttura dei prossimi colloqui tra Teheran e Washington. Come riferito da Al-Jazeera, il negoziato sarà articolato in due fasi distinte. La prima riguarderà questioni immediatamente legate alla crisi recente, tra cui lo status dello stretto di Hormuz, il blocco navale statunitense e gli interventi di ricostruzione delle infrastrutture iraniane colpite dai bombardamenti israelo-americani. In una seconda fase verranno invece affrontati i dossier più delicati, a partire dal programma nucleare iraniano e dall’allentamento delle sanzioni internazionali, temi destinati a confluire nell’accordo finale.

Sulla riapertura di Hormuz è intervenuto anche Stefano Messina, presidente di Assarmatori, a margine dell’annual meeting dell’associazione svoltosi a Roma. “Non prevedo che oggi si muovano dalle navi, cioè questo accordo è stato firmato ma i dettagli devono avere un implementazione, una conferma. Ci sono anche altri paesi coinvolti, pensiamo soltanto allo Yemen. È probabile che nei prossimi giorni inizieranno a muoversi, anche perché da quello che si è letto l’accordo definitivo dovrebbe arrivare venerdì e ci sono ancora dei punti in sospeso, quindi da qui ai prossimi giorni le navi ripartiranno e dovrebbe ristabilizzarsi la regolarità del traffico, ma che richiederà qualche mese”. Messina ha inoltre espresso perplessità sull’ipotesi di introdurre un pedaggio per l’attraversamento dello stretto, definendolo “un limite alla libera circolazione delle merci”.

Le tensioni nell’area del Golfo Persico hanno nel frattempo avuto ripercussioni dirette sui prezzi al consumo. I dati dell’Istituto nazionale di ricerca relativi a maggio mostrano infatti un’accelerazione dell’inflazione al 3,2 per cento su base annua, il livello più elevato dal settembre 2023. Un incremento che, secondo l’Unione nazionale consumatori, è stato alimentato dalle conseguenze economiche della chiusura dello stretto. “Un balzo astronomico. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha incendiato i prezzi, e non solo dei beni energetici, con effetti nefasti per le famiglie. Insomma, peggio di così non si può”, ha affermato il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, commentando i dati diffusi dall’Istat. “L’unica magra consolazione è la tenue decelerazione dei beni alimentari e, conseguentemente del carrello della spesa, ma è solo un miraggio destinato presto a svanire, visto che dipende in gran parte dalla fine dei rincari e delle speculazioni legate alla Pasqua”, prosegue Dona. L’associazione ha inoltre elaborato una stima dell’impatto economico sulle famiglie italiane. Per una coppia con due figli, l’inflazione al 3,2 per cento comporterebbe un aggravio di spesa pari a 1.157 euro annui, di cui 241 euro per alimentari e bevande analcoliche, 323 euro per i trasporti, 251 euro per abitazione, elettricità e gas e 119 euro per servizi di ristorazione e alloggio. Per una coppia con un figlio, l’aumento complessivo del costo della vita raggiungerebbe invece i 1.063 euro allanno. “In media, per una famiglia la sberla è di 819 euro, 166 euro per mangiare e bere”, ha concluso Dona.


di Eugenio Vittorio