Donald the fighter

lunedì 15 giugno 2026


Happy Birthday Mr President! Nel 1962 Marilyn Monroe incantava la Casa Bianca intonando la canzoncina d’auguri per John F. Kennedy, in occasione del suo penultimo compleanno. Oggi, sei decenni dopo, gli auguri presidenziali hanno connotati parecchio diversi. Per la prima volta nella sua storia, la White House della capitale americana si è trasformata in una colossale arena per lottatori di Mma. Il ruolo delle arti marziali miste, pratica di combattimento estrema che da decenni sta aumentando il suo appeal tra molti giovani, anche in Europa, è da sempre avuto un ruolo centrale nelle dinamiche comunicative e politiche del presidente Donald Trump. Ogni personaggio politico, o almeno ogni grandi leader, ha un gruppo specifico a cui affida tanta responsabilità mediatica. Per Trump questo gruppo è quello dei combattenti di Mma, che utilizza principalmente per trasmettere la sua idea di mascolinità – tutto il contrario della mascolinità desiderata da Bad Bunny – spietata e aggressiva. Inoltre, il circuito dei fighter e dei seguaci dei combattimenti in gabbia, molto copioso e vicino al presidente, offre prospettive anti-establishment e l’acclamazione che riceve Trump agli eventi evidenzia la vicinanza al popolo (o almeno ad una certa parte). La strategia del presidente ha visto il suo apice giusto ieri, con la trasformazione della residenza presidenziale di Washington in uno stadio per lottatori.

Donald Trump ha compiuto ottant’anni e ha deciso di festeggiare proprio insieme ai fighter: il prato del South Lawn della Casa Bianca è diventato un’arena, con una struttura di supporto alta poco meno di 30 metri, e spalti per quattromila invitati (selezionati rigidamente) tra cui esponenti delle forze armate; altre decine di migliaia di persone hanno seguito i combattimenti attraverso i maxischermi allestiti nell’area dell’Ellipse. Donald Trump e il ceo dell’Ufc (la principale organizzazione mondiale di Mma) Dana White, storico amico del presidente, sono partiti dallo Studio Ovale e hanno raggiunto la vicina arena, dove si sono disputati diversi incontri tra i più forti fighter del momento: Topuria, Gaethje, Pereira, Gane, O’Malley e Zahabi. Il re assoluto è stato Justin Gaethje, che ha conquistato il massimo titolo dei pesi leggeri (battendo Ilia Topuria) e ha guadagnano più di 800mila dollari. Il costo totale dell’evento è stato di 60 milioni di dollari, sborsati interamente dalla Ufc e della Tko Group, colosso sportivo sempre operante nella Mma: è stato l’evento più costoso mai realizzato nell’ambito delle arti marziali miste, e non sono stati utilizzati soldi dei contribuenti (è stato lo stesso presidente ad annunciare che il finanziamento sarebbe stato privato, ovviamente a carico delle due realtà sportive). Sono tantissime le celebrità di Hollywood e i musicisti che hanno boicottato l’evento, ma a quanto pare per Trump è l’ultimo dei problemi dare spago alla comunità pseudo-attivistica più influente al mondo. Il presidente ha quindi legato il giorno del suo ottantesimo compleanno alle Mma: un messaggio forte. Quando questa pratica sportiva, poco meno di trent’anni fa, era ancora bandita negli Usa, Trump fu uno dei primi ad intuire i risvolti economici dei combattimenti, e organizzò diversi incontri Ufc proprio nei suoi casinò.

Da lì la forte amicizia con Dana White, che ha tenuto discorsi pubblici a favore del leader repubblicano in diverse occasioni, dal 2016 al 2024, definendo spesso Trump un vero “fighter”. Sul piano comunicativo, Trump ha saputo sfruttare i bagni di folla nelle arene – tutte le volte che partecipa a combattimenti di Mma – per dimostrare il supporto profondo e viscerale, che soltanto lui, rispetto ad altri leader più tradizionali, sa ricevere. È interessante analizzare quindi il legame tra una pratica sportiva così dura, ancora illegale in alcuni stati – e comunque poco apprezzata in molti altri – e l’influenza mediatica di un leader politico e presidente. Trump è l’uomo che lotta. La sua vita – personale, politica – è un continuo entrare ed uscire dalla gabbia. Ricevere colpi, sanguinare, rialzarsi. Forse l’Mma è davvero la metafora più coerente per definire cosa sia e come voglia essere visto il presidente di una nazione che sta affrontando sfide immense e dell’impatto socio-economico non trascurabile. Se Kennedy si è trovato davanti alla dolcezza e al carisma di Marilyn, Trump è più quel tipo di uomo (e presidente) che invece di sentire “Happy Birthday” preferirebbe indossare i guantoni e fare sparring. La pratica dell’Mma, per la sua durezza e i suoi rischi, è una pratica dai giovani. Nessun cinquantenne entra nella “cage”, la gabbia ottagonale dei combattimenti. E’ uno sport logorante e il recupero, con l’avanzare dell’età, è sempre più difficile. Trump, a quanto pare, è l’unico fighter anziano al mondo!


di Enrico Laurito