Usa-Iran, Trump: “Abbiamo vinto la guerra”

venerdì 12 giugno 2026


Per Donald Trump la guerra in Iran è finita. Il presidente degli Stati Uniti ha rivendicato il successo della linea adottata contro Teheran, con il raggiungimento dell’obiettivo principale degli Stati Uniti. “Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95 per cento della questione”. È quanto dichiarato dall’inquilino della Casa Bianca durante un comizio virtuale organizzato a sostegno del vicegovernatore della Georgia Burt Jones. Poi è arrivata una stoccata all’Europa, considerata “irrilevante” nel conflitto a tre fra Usa-Iran e Israele. “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”. Le parole sono state pronunciate nel corso di una conversazione telefonica con Daniele Compatangelo e riportate nella trasmissione Omnibus su La7.

Secondo Axios, la firma di un “memorandum di intesa” potrebbe avvenire nei prossimi giorni a Ginevra. La testata statunitense riferisce che nella giornata di ieri quattro velivoli militari americani C-17 sono decollati verso l’Europa trasportando materiale destinato a un eventuale viaggio del vicepresidente J.D. Vance, indicato da Trump come il rappresentante incaricato di sottoscrivere l’intesa preliminare nella città svizzera. Fonti diplomatiche citate da Axios sostengono che il testo del memorandum includerebbe diversi punti chiave, tra cui “la riapertura immediata dello stretto di Hormuz senza pedaggi” e “un alleggerimento delle sanzioni” nei confronti della Repubblica Islamica. L’accordo prevederebbe inoltre “un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco” tra i due Paesi, esteso “anche in Libano”, sebbene su quest’ultimo elemento non siano stati forniti ulteriori particolari. Nel documento sarebbe presente anche “un quadro che affronta la questione delle scorte di uranio arricchito iraniano”, mentre “qualsiasi azione riguardante il programma nucleare iraniano dovrebbe dipendere da un secondo accordo più dettagliato”. Axios riferisce inoltre che, secondo un alto funzionario americano, Trump avrebbe accettato l’ipotesi di procedere al “declassamento (down-blending) dell’uranio altamente arricchito iraniano all’interno del Paese sotto la supervisione di ispettori delle Nazioni unite”. Due fonti informate sui negoziati hanno aggiunto che l’intesa avrebbe già ottenuto il via libera da parte di importanti livelli della leadership iraniana, ma che mancherebbe probabilmente ancora l’approvazione definitiva della guida suprema Mojtaba Khamenei.

L'Iran frena gli entusiasmi. Le autorità hanno sottolineato che non esiste ancora una decisione conclusiva sull’accordo con gli Stati Uniti. “Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione in merito. La questione è al vaglio delle istituzioni competenti e, qualora si giungesse a una conclusione, ne saremo informati”, ha dichiarato il portavoce degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando le affermazioni di Trump. Baghaei ha inoltre evidenziato le difficoltà emerse nelle ultime fasi del negoziato. “La parte principale del testo dell’accordo è stata finalizzata, ma il problema è sorto quando la parte americana ha avanzato nuove richieste e modificato le proprie posizioni. Negli ultimi giorni, hanno anche cercato di imporre richieste irragionevoli all’Iran”, ha affermato il portavoce, secondo quanto riportato dall’agenzia Isna. L’esponente del Ministero ha infine accusato Washington di aver mantenuto un atteggiamento contraddittorio durante il confronto diplomatico. “Mentre parlano di negoziati, allo stesso tempo ricorrono alla forza e ad azioni criminali”, ha detto Baghaei riferendosi agli Stati Uniti. Il portavoce ha sostenuto che l’amministrazione americana abbia modificato più volte la propria posizione dall’inizio delle trattative, ribadendo che l’Iran non intende arretrare sulle proprie linee rosse né compromettere quelli che considera interessi nazionali fondamentali.


di Eugenio Vittorio