Lomé tra Francia e Russia

lunedì 8 giugno 2026


Il Togo diventa la nuova cerniera strategica dell’Africa occidentale

Per anni l’Africa francofona è stata raccontata attraverso una formula tanto semplice quanto rassicurante per Parigi: la Françafrique come sistema stabile di influenza politica, militare ed economica. Oggi quella formula non basta più.

Il caso del Togo dimostra che l’Africa occidentale sta entrando in una fase diversa: non il collasso automatico della presenza francese, ma la nascita di un mercato competitivo della sicurezza e delle alleanze, nel quale gli Stati africani cercano di massimizzare autonomia, protezione e margine negoziale. Lomé è il simbolo perfetto di questa trasformazione. Il Togo è piccolo, ma la sua geografia gli attribuisce un peso strategico sproporzionato. Da un lato il porto sul Golfo di Guinea, fondamentale per i corridoi logistici regionali; dall’altro la frontiera settentrionale esposta alla pressione jihadista proveniente dal Burkina Faso. In mezzo, una leadership che tenta di evitare sia la dipendenza esclusiva dall’Occidente sia un allineamento totale con Mosca.

Il punto centrale è proprio questo: il Togo non sta necessariamente “passando ai russi”. Sta invece alzando il prezzo della partnership con tutti gli attori esterni. È una strategia di hedging, cioè di bilanciamento competitivo tra potenze rivali. E funziona perché il contesto regionale è cambiato radicalmente. Negli ultimi anni la Francia ha perso centralità militare in Mali, Burkina Faso, Niger e progressivamente in altri Paesi dell’Africa occidentale. Non è sparita dal continente, ma ha perso il monopolio simbolico della sicurezza. L’arretramento delle missioni francesi e l’ascesa della retorica sovranista anti-francese hanno aperto spazio a nuovi attori, soprattutto alla Russia, che propone cooperazione militare rapida, meno condizionata politicamente e più spendibile sul piano interno.

Il Togo osserva questa evoluzione con pragmatismo. La minaccia jihadista nel nord non è teorica. Gli attacchi rivendicati o attribuiti a gruppi legati a JNIM hanno trasformato il Savanes in una fascia di vulnerabilità crescente. Quando uno Stato percepisce una minaccia immediata alla propria sicurezza territoriale, la domanda di protezione prevale spesso sulle considerazioni ideologiche o storiche.

Qui entra in gioco Mosca. L’accordo militare tra Russia e Togo, discusso nel 2025 e confermato da diverse fonti internazionali, viene interpretato come cooperazione in materia di addestramento, intelligence e sicurezza. Non esistono prove definitive di una base russa permanente o di un dispiegamento massiccio, ma proprio questa ambiguità è il cuore della strategia togolese. Lomé ottiene leva diplomatica senza chiudere le porte agli europei.

La Francia ha capito il rischio e prova a correggere la propria postura. La visita del ministro Jean-Noël Barrot a Lomé nel 2026 ha avuto un significato politico preciso: mostrare che Parigi vuole sostituire la vecchia grammatica militare con una nuova offerta basata su sanità, formazione, digitale e cooperazione amministrativa. Il rafforzamento del CHU di Lomé-Campus, i progetti di formazione digitale come Campus 42 e le iniziative territoriali ad Aného rappresentano un tentativo di costruire influenza attraverso il capitale umano più che attraverso la presenza armata. Il problema, però, è temporale. I progetti francesi producono risultati nel medio-lungo periodo. La minaccia jihadista, invece, è immediata.

La Russia compete proprio su questo terreno: promette rapidità, protezione e sovranità senza l’apparato politico e normativo europeo. Non è necessariamente più efficace sul piano strutturale, ma appare più veloce nella risposta securitaria.

Esiste poi una dimensione simbolica e informativa. La sospensione di RFI e France 24 in Togo nel 2025, ufficialmente motivata da accuse di parzialità, va letta anche come segnale politico. In gran parte dell’Africa occidentale la narrativa anti-francese è diventata uno strumento di legittimazione interna. Contestare media francesi significa mostrare autonomia verso l’ex potenza dominante e intercettare un’opinione pubblica sempre più sensibile ai temi della sovranità nazionale. Tuttavia, ridurre il Togo a una semplice pedina russa sarebbe un errore analitico.

Lomé continua ad avere interesse a mantenere rapporti solidi con Francia, Unione Europea e partner occidentali. Da questi attori arrivano investimenti, accesso finanziario, cooperazione tecnica e legittimità multilaterale. La Russia offre sicurezza e pressione geopolitica; l’Europa offre profondità economica e istituzionale. Il Togo cerca di usare entrambe le dimensioni senza compromettere la propria flessibilità. La vera partita riguarda il porto di Lomé. Finché resterà soprattutto un hub commerciale e logistico, il Togo potrà mantenere una politica di equilibrio. Se invece diventasse un punto di accesso operativo stabile per potenze esterne, la competizione nel Golfo di Guinea cambierebbe natura e intensità.

Per l’Europa questo dossier contiene una lezione più ampia. In Africa occidentale non basta più evocare cooperazione e memoria storica. Gli Stati africani chiedono sicurezza immediata, infrastrutture, tecnologia e rispetto della sovranità politica. Se l’Occidente non riuscirà a offrire una risposta credibile e rapida, altri attori continueranno a occupare quello spazio.

Il Togo, oggi, non rappresenta una vittoria definitiva della Russia né una sconfitta totale della Francia. Rappresenta qualcosa di più importante: la fine del monopolio geopolitico europeo in Africa occidentale e l’inizio di una competizione multipolare in cui anche i piccoli Stati possono negoziare da posizioni di forza.

 


di Riccardo Renzi