giovedì 4 giugno 2026
Israele e Libano hanno provato a rilanciare una tregua. Al termine di due giorni di colloqui ospitati dal Dipartimento di Stato americano, i due Paesi hanno annunciato il rinnovo del cessate il fuoco e l’avvio di un percorso che punta a ridurre l’influenza militare di Hezbollah nelle aree meridionali del Paese dei Cedri. L’intesa, raggiunta sotto la mediazione statunitense, prevede anche la creazione di zone di sicurezza controllate esclusivamente dalle Forze armate libanesi. I due Paesi hanno inoltre concordato di tornare al tavolo negoziale nella settimana del 22 giugno per proseguire il confronto e lavorare a un accordo globale. Nel documento viene precisato che “entrambe le parti hanno concordato di accelerare l’istituzione di zone pilota in cui l’esercito libanese eserciterà il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali”. Una misura che, nelle intenzioni dei negoziatori, dovrebbe rappresentare un primo passo verso una più ampia architettura di sicurezza regionale. “Il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo da parte di qualsiasi Stato o attore non statale di tenere in ostaggio il futuro del Libano”. Un riferimento diretto all’Iran e al sostegno fornito da Teheran a Hezbollah.
Nonostante l’annuncio della tregua, continuano i bombardamenti sul campo. Stamattina i media ufficiali libanesi hanno segnalato nuovi raid delle Forze di difesa israeliane nel sud del Paese. Secondo l’agenzia statale Nna, droni israeliani avrebbero colpito diverse strade della regione meridionale, provocando almeno alcuni feriti. Il ministro della Difesa Israel Katz, nel frattempo, ha rivendicato il risultato ottenuto. Il cessate il fuoco “è l’espressione della realtà che abbiamo creato finora in Libano. Una realtà che può portare a un accordo di pace con lo Stato libanese. Abbiamo promesso sicurezza agli abitanti del nord e abbiamo mantenuto la promessa”. Katz ha poi rivolto un messaggio alle opposizioni interne, sostenendo che “dovrebbero scusarsi e riconoscere questo grande risultato in Libano, sia sul campo che a livello diplomatico”. Secondo il ministro, “La dichiarazione include un’affermazione inequivocabile sul disarmo di Hezbollah, sull’allontanamento dei terroristi di Hezbollah dall’area a sud del fiume Litani, sulla continua presenza dell’Idf nell’area di sicurezza e sulla libertà d’azione per Israele”.
Negli attacchi di stamattina ha perso la vita un militare delle Forze armate serbe della missione Unifil. La forza delle Nazioni unite ha comunicato su X che un casco blu è deceduto “questa mattina presto a causa di ferite gravi riportate quando colpi di mortaio hanno colpito la sua posizione vicino Marjayoun nel Libano sudorientale. Due altri caschi blu, che hanno riportato anch’essi ferite, stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base Unifil”. Secondo una fonte di sicurezza citata dall’Afp, l’attacco contro la base di Ibl al-Saqi sarebbe avvenuto nella tarda serata precedente. Il militare, trasportato d’urgenza in elicottero a Beirut, non è sopravvissuto alle ferite riportate. La missione delle Nazioni Unite ha annunciato l’apertura di un’indagine per chiarire la dinamica dell’episodio, denunciando al contempo un aumento degli attacchi nelle ultime settimane. “La violenza deve cessare”, ha ribadito Unifil. L’esercito israeliano respinge le accuse di un proprio coinvolgimento nell’episodio. “L’organizzazione terroristica Hezbollah ha sparato colpi di mortaio che hanno colpito un avamposto dell’Unifil, uccidendo un membro delle Nazioni unite nel sud del Libano e ferendone altri due. Un esame della traiettoria dei proiettili indica chiaramente che l’attacco è stato effettuato dall’organizzazione terroristica”. Lo ha dichiarato un portavoce dell’Idf, citato dai media israeliani, attribuendo la responsabilità dell’attacco direttamente a Hezbollah.
di Eugenio Vittorio