mercoledì 3 giugno 2026
Come festeggiano le madri estoni la “Festa della mamma”? Mettendo mano alla fondina. No, non è uno scherzo. Da quando Vladimir Putin ha pensato bene di invadere l’Ucraina nel febbraio 2022, da allora baltici ed estoni hanno messo nel cassetto le illusioni della pacifica convivenza con Mosca e, dopo la fine (che prima o poi inevitabilmente ci sarà!) della Operazione militare speciale in Ucraina, si preparano ad “accogliere” (si fa per dire) i futuri invasori “zaristi”, attesi da oltre confine. Così, il quotidiano The Times dipinge il quadro verista di una mamma estone che, avendo scelto di far parte della milizia territoriale di autodifesa, il giorno della sua festa nazionale indossa la tenuta da combattimento e si addestra al tiro al bersaglio con la sua nuova arma da guerra. Questo perché, da quelli parti, ogni persona valida, uomo o donna che sia, deve saper difendere la patria in caso di minaccia esterna. Esattamente all’opposto, come tendenza all’autodifesa, per quanto riguarda il Regno Unito (in Italia, se possibile, va ancora peggio). Recenti sondaggi mostrano come più della metà dei britannici non sia disposta a combattere per nessun motivo, nemmeno per difendersi dall’invasore (domanda: e chi dovrebbe farlo al loro posto? Putin, ovviamente, ringrazia per la facilitazione). E tutto ciò, malgrado le autorità abbiano fatto del loro meglio per informare i cittadini su quanto debba essere presa sul serio la minaccia russa. Al contrario dell’Inghilterra, nel solo 2025 migliaia di estoni hanno aderito come volontari alla milizia territoriale e, in base a un recente sondaggio, il 62 per cento della popolazione sarebbe favorevole ad armarsi per la difesa della Nazione. Percentuale che arriva al 70 per cento, qualora si escludano le minoranze russofile.
Una volta terminata la guerra in Ucraina, stima un report della difesa estone, la Russia sarebbe in grado a distanza di un solo anno di ricostruire il suo potenziale bellico, per cui occorre intensificare il livello di preparazione su scala nazionale per essere pronti a ogni evenienza. Secondo lo Stato maggiore estone, infatti, se Putin dovesse rimanere a vita (e, finora, non si intravvede la possibilità di un cambio di regime), il suo interesse, un po’ alla Benjamin Netanyahu, è di prolungare lo stato di guerra in cui oggi si trova il suo Paese, fissando nuovi obiettivi per l’aggressione armata, e facendola precedere da attività preliminari di destabilizzazione e da campagne di disinformazione. E, come segnale inequivocabile di tale volontà, in base alla stima dei comandi estoni, la produzione militare russa sarebbe destinata triplicare nell’immediato futuro. Del resto, il cambiamento di strategia verso la Russia da parte dei più piccoli Stati frontalieri europei consiste nel prepararsi all’aggressione, sull’esempio della resilienza ucraina, facendo in modo di resistere al primo impatto, per retrocedere gradualmente di poco, in attesa dell’arrivo dei contingenti Nato di mutua difesa. Sul principio della famosa chiusura a “porcospino” di Taiwan contro le minacce di invasione da parte della Cina, l’obiettivo dell’Estonia è di rendere analogamente del tutto controproducente qualunque tentativo di aggressione da parte di Mosca. Anche perché, come purtroppo dimostra l’esempio ucraino, una volta che l’aggressore sia penetrato a fondo in territorio nemico, è poi molto difficile, se non impossibile, trattandosi di una superpotenza militare, pensare di recuperare il terreno perduto con uno o più contrattacchi.
Ed è proprio per questo che, all’inizio dell’aggressione, le forze estoni sono pronte a contro invadere il territorio russo, come atto di deterrenza. Del resto, nel 2007, essendo una amministrazione digitalizzata, l’Estonia è stata la prima Nazione della Nato a subire un pesante e duraturo cyber attack da hacker russi, a partire dal quale è stata notevolmente rafforzata la cybersecutity, tanto che il Centro nazionale per la cyber sicurezza estone è divenuto un modello da esportazione. I suoi esperti, infatti, operano regolari trasferte a Kiev, per mettere a disposizione il proprio know-how e aggiornarsi sulle strategie russe di guerra cibernetica, in costante aggiornamento per superare le tecniche di difesa dell’Ucraina, tale e quale alla gara “cat-and-mouse” per quanto riguarda la guerra dei droni, ormai l’arma più avanzata sul piano militare, a causa dell’importanza preponderante assunta dall’Ai (Artificial intelligence, nella sigla inglese). Intanto, senza aspettare la mobilitazione dei così detti “volenterosi”, gli Stati baltici hanno costituito tra di loro una sorta di mini-Nato di mutuo soccorso, il Baltic military mobility area, finalizzata a una più stretta cooperazione militare, che vede coinvolte Polonia, Inghilterra e Olanda. Tendenza quest’ultima che, con il progressivo defilarsi dell’America nella difesa dell’Europa, si va rafforzando anche nei maggiori Paesi dell’Unione, con la diversificazione delle catene di rifornimento alternative a quelle americane.
L’Estonia è un esempio in tal senso, non limitandosi ad acquistare i famosi Himars Usa in grado per reazione di colpire molto all’interno del territorio russo, avendo mano libera di farlo come Paese membro della Nato, al contrario di quanto accade per l’Ucraina. Di recente, infatti, Tallin ha sottoscritto contratti di fornitura per sistemi equivalenti con la Corea del Sud, la quale se la deve vedere con un nemico ben più minaccioso e pericoloso rispetto a quello russo. L’invasione dell’Ucraina non è stata solo fonte di timori ma anche di ispirazione per i comandi militari estoni. A brevissima distanza dal momento dell’invasione russa in Ucraina, il 24 febbraio 2022, giorno della festa nazionale estone, 4.000 volontari si sono aggiunti ai 30mila militari di professione, per fronteggiare un’eventuale estensione del conflitto. Fatto, quest’ultimo, che genera notevole impressione visto che la popolazione complessiva in Estonia è di 1,3 milioni di abitanti e, quindi, le persone sotto le armi in caso di conflitto sarebbero il 27 per cento dei suoi cittadini, rappresentando così un livello di partecipazione alla difesa della Nazione che pochi Paesi europei potrebbero vantare. Ciò che ha convinto gli estoni a partecipare entusiasticamente alla forza armata è proprio la resistenza ucraina di popolo, che ha fermato una delle più potenti macchine belliche del mondo. E molti volontari estoni, mamme in testa, hanno deciso di portarsi a casa l’arma in dotazione, pronti a combattere per qualunque evenienza. Tali e quali ai nostri pacifisti, non credete?
di Maurizio Guaitoli