Accordo Usa-Iran: c’è la bozza, Trump prende tempo

venerdì 29 maggio 2026


Basterebbe un “buon accordo” per gli Stati Uniti. I negoziati tra Washington e Teheran hanno portato sul tavolo dello studio ovale una bozza di intesa. A confermarlo è stato Donald Trump, che ha subordinato qualsiasi ok definitivo al raggiungimento di condizioni considerate vantaggiose per gli Usa. “Un accordo che non ci sarebbe favorevole è la linea” che ci spingerebbe a riprendere le ostilità, ha dichiarato il presidente in un’intervista a Fox News che andrà in onda nel fine settimana, riconoscendo al tempo stesso che gli iraniani “sono ottimi negoziatori”. Anche il vicepresidente americano J.D. Vance ha confermato l’esistenza di passi avanti nei colloqui. Secondo il numero due della Casa Bianca sarebbero stati compiuti “buoni progressi” sull’estensione del cessate il fuoco, ma il presidente americano “non è ancora pronto” a dare il via libera definitivo all’accordo. A rafforzare l’ipotesi di una fase di riflessione alla Casa Bianca è stato anche il giornalista di Axios Barak Ravid, intervenuto alla Cnn. Secondo Ravid, Trump starebbe prendendo tempo per verificare sia la solidità dell’impegno iraniano sia le reazioni interne negli Stati Uniti. “In un giorno o due potrebbe decidere”, ha spiegato.

Sul fronte iraniano, però, filtra maggiore prudenza. L’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha citato una fonte informata secondo cui il testo del memorandum d’intesa non sarebbe ancora stato completato. La stessa fonte, ripresa da Iran International, ha definito “inesatte” molte delle indiscrezioni diffuse dai media occidentali, precisando inoltre che il contenuto dell’intesa sarebbe stato modificato più volte negli ultimi giorni. Tra gli elementi più rilevanti emersi nelle indiscrezioni internazionali ci sarebbe anche la creazione di un grande fondo di investimento destinato all’Iran. Secondo il New York Times, Teheran avrebbe indicato una cifra vicina ai 300 miliardi di dollari come parte di un futuro programma di ricostruzione collegato all’eventuale accordo finale. Secondo due diplomatici citati dal quotidiano americano, l’ultima bozza del memorandum farebbe riferimento a un “fondo di investimento internazionale” che gli Stati Uniti contribuirebbero a facilitare nel caso di un’intesa definitiva. I dettagli del progetto dovrebbero essere discussi durante i 60 giorni di negoziati previsti dall’accordo preliminare.

L’idea del fondo prenderebbe spunto da precedenti proposte avanzate dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che avevano ipotizzato investimenti immobiliari a Teheran e nuovi strumenti finanziari internazionali. Nel frattempo, da Teheran arrivano segnali contrastanti. Jalal Dehghani Firouzabadi ha affermato che la Cina potrebbe assumere il ruolo di “garante” di un eventuale accordo tra Iran e Stati Uniti. Lo stesso esponente iraniano ha inoltre indicato lo stretto di Hormuz come nuova leva strategica della Repubblica islamica, sostenendo che l’attuale contesto imponga a Teheran di rafforzare la propria autorità sull’area. Toni ancora più duri sono arrivati dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. In un messaggio pubblicato su X, Ghalibaf ha dichiarato che Teheran “non ottiene concessioni con il dialogo, ma tramite i missili”, riferendosi direttamente ai colloqui con Washington. Il capo delegazione iraniano ai negoziati ha inoltre ribadito che la Repubblica islamica “non si fida di garanzie o parole, perché contano solo i fatti”, precisando che “non sarà intrapresa alcuna azione prima che gli Stati Uniti agiscano”. Secondo Ghalibaf, infine, “il vincitore di qualsiasi trattativa è colui che è meglio preparato alla guerra fin dal giorno successivo all’accordo”.


di Eugenio Vittorio