giovedì 28 maggio 2026
Per anni il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha portato avanti un ambiguo doppio gioco: presentandosi all’Occidente come mediatore regionale e alleato responsabile della Nato, e trasformando al contempo la Turchia in una base sicura per i terroristi di Hamas, al di fuori della Striscia di Gaza. Le nuove rivelazioni emerse dalle indagini dei servizi di sicurezza israeliani hanno mandato in frantumi ogni illusione sul fatto che il rapporto tra la Turchia e Hamas si limiti a un mero “sostegno politico” o a un “impegno sul piano diplomatico”. Le prove indicano uno scenario ben più allarmante: la Turchia è diventata un centro operativo, logistico e finanziario primario della rete terroristica globale di Hamas.
I Paesi che favoriscono il terrorismo non possono al contempo essere considerati partner indispensabili nella lotta contro il terrorismo. Secondo un recente servizio dell’emittente pubblica israeliana Kan, miliziani di Hamas avrebbero partecipato apertamente ad addestramenti al combattimento in poligoni di tiro situati sul territorio turco e lo avrebbero fatto indossando abiti civili per non destare sospetti. Ancora più allarmanti sono le segnalazioni secondo cui alcuni membri di Hamas avrebbero frequentato corsi professionali per piloti di droni, ottenendo licenze ufficiali turche per il pilotaggio di droni. L’addestramento, secondo funzionari israeliani citati nel reportage, sarebbe finalizzato a preparare i miliziani di Hamas al dispiegamento in Libano, Giordania e in Cisgiordania in vista di possibili futuri attacchi contro Israele. Non si tratta di un sostegno “simbolico“ alla causa palestinese. Si tratta di assistenza militare, equivalente al sostegno che il regime iraniano fornisce ad Hamas da decenni.
I droni sono ormai tra gli strumenti più importanti utilizzati dal regime iraniano e dai suoi proxy, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi, nel loro jihad (guerra santa) contro Israele. Hamas ha fatto ampio uso di droni durante l’invasione di Israele del 7 ottobre 2023, nonché in attacchi contro sistemi di sorveglianza e basi militari israeliane. Consentendo ai membri di Hamas di sviluppare capacità di utilizzo di droni sul suolo turco, Ankara sta deliberatamente preparando terroristi per future guerre contro Israele. La Turchia, anziché limitarsi a ospitare funzionari di Hamas, sta deliberatamente formando una nuova generazione di miliziani del gruppo, garantendo al contempo l’ulteriore espansione dell’asse jihadista legato all’Iran. Inoltre, la Turchia si è progressivamente consolidata come un hub finanziario strategico per Hamas e i suoi sostenitori in Iran.
Nel dicembre 2025, le Forze di difesa israeliane e lo Shin Bet, l’agenzia di intelligence e di sicurezza interna di Israele, hanno dichiarato di aver smantellato quella che hanno descritto come una vasta rete di riciclaggio di denaro, diretta dall’Iran e attiva sul territorio turco. Documenti interni di Hamas indicherebbero inoltre l’esistenza di un sistema finanziario sofisticato, gestito in gran parte da gazawi espatriati affiliati al gruppo e trasferitisi in Turchia. Le Idf e lo Shin Bet hanno identificato pubblicamente almeno tre individui coinvolti nella rete di finanziamento operante in Turchia. Secondo quanto riferito, Tamar Hassan opera direttamente sotto la supervisione del leader di Hamas Khalil al-Hayya. Anche Khalil Farwana e Farid Abu Dayir sono stati indicati come figure chiave all’interno della più ampia rete di società di cambio. “Gli agenti di Hamas in Turchia trasferiscono fondi destinati ad attività terroristiche”, ha dichiarato il portavoce in lingua araba delle Forze di difesa israeliane, Avichay Adraee, aggiungendo: “Ė legittimo chiedersi per quale ragione un membro della Nato contribuisca a rendere possibile il sostegno al terrorismo”. Il ruolo chiave svolto dalla Turchia sul piano finanziario è particolarmente rilevante perché fornisce ad Hamas un canale di accesso al sistema finanziario internazionale attraverso il territorio di un Paese membro della Nato. Una circostanza che dovrebbe destare profonda preoccupazione tanto a Washington quanto nelle capitali europee.
Sul piano ideologico, oltre che militare e finanziario, Erdoğan ha manifestato apertamente il proprio sostegno ai leader di Hamas. Il presidente turco si è ripetutamente rifiutato di classificare il gruppo come organizzazione terroristica, preferendo piuttosto difenderne con forza l’operato e definirne i membri “combattenti della resistenza“ e appartenenti a un “movimento di liberazione”, impegnati nella difesa delle terre palestinesi. Alti esponenti di Hamas, tra cui Khaled Mashaal e Ismail Haniyeh, ucciso nel 2024, sono stati accolti per anni in Turchia come ospiti di riguardo. Alcuni funzionari di Hamas avrebbero ottenuto passaporti turchi, permessi di soggiorno e un’ampia libertà di movimento all’interno del Paese. L’allineamento di Erdoğan con Hamas sembra radicato nella sua più ampia affinità ideologica con il movimento dei Fratelli musulmani e con altri gruppi islamisti. Nel corso degli anni, il suo governo ha sostenuto formazioni islamiste attive in Egitto, Libia, Siria e in altri Paesi. Era prevedibile che Hamas, la branca palestinese dei Fratelli musulmani, diventasse uno degli alleati ideologici più stretti di Ankara.
Per anni, i governi occidentali si sono aggrappati all’illusione che Paesi come la Turchia e il Qatar potessero fungere da mediatori neutrali tra Hamas e Israele. Tale convinzione è sempre stata profondamente sbagliata. Il Qatar è da tempo indicato come il principale finanziatore di Hamas, avendo destinato centinaia di milioni di dollari alla Striscia di Gaza e ospitando i leader del gruppo a Doha. La Turchia, dal canto suo, ha fornito rifugio operativo, addestramento logistico e accesso ai sistemi finanziari. Il fatto che l’Occidente continui a fare affidamento su Turchia e Qatar come intermediari non ha fatto altro che rafforzare Hamas e protrarre l’instabilità in Medio Oriente. Come può l’Occidente continuare a considerare la Turchia e il Qatar alleati credibili, mentre questi insistono nel sostenere gruppi terroristici determinati a conquistare non solo Israele, ma anche altri Stati membri delle Nazioni unite, come dimostrano le mire turche su Cipro e la Grecia?
Nel frattempo, il Qatar continua a cercare di minare gli Usa donando, da decenni, molti miliardi di dollari per influenzare il sistema educativo statunitense, dalla scuola primaria e secondaria fino agli studi post-laurea. La Cornell University ha ricevuto 10 miliardi di dollari nel corso degli anni; la Carnegie Mellon “poco meno di 2 miliardi di dollari“; la Texas A&M University “più di 1 miliardo di dollari“ (che ha dato al Qatar il pieno controllo su oltre 500 progetti di ricerca in settori quali la scienza nucleare, l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, la robotica e lo sviluppo di armi); e la Georgetown University, con 971 milioni di dollari. Perché il Qatar e la Turchia continuano a mantenere rapporti con Hamas pur cercando al contempo la fiducia degli Stati Uniti e dei Paesi occidentali? Perché l’Occidente continua ad accettare quest’ambiguità? L’amministrazione Trump si trova di fronte a una prova decisiva. Se Washington intende davvero smantellare le infrastrutture di Hamas e opporsi al regime iraniano, non può continuare a ignorare l’impegno della Turchia a fare esattamente il contrario: proteggere e sostenere Hamas. La Turchia, Stato membro della Nato, sta agevolando le attività di un gruppo terroristico sostenuto dall’Iran, responsabile dell’uccisione di massa di civili, tra cui molti americani. Consentendo ad Hamas e ad altri gruppi terroristici di operare liberamente sul suo territorio, la Turchia sta minando proprio quell’architettura di sicurezza che la Nato è stata creata per difendere.
(*) Tratto dal Gatestone Institute
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
di Khaled Abu Toameh (*)