Usa-Iran: in tivù la bozza dell’accordo

mercoledì 27 maggio 2026


La tivù di Stato iraniana ha mostrato un documento descritto come la bozza dell’accordo tra Iran e Stati Uniti. Forse il vero primo passo verso un’intesa tra Washington e Teheran, verso la fine della guerra e una graduale normalizzazione dei traffici nel Golfo Persico. Secondo quanto riportato dai media internazionali, il testo – denominato “Memorandum di Islamabad” – prevederebbe il ritiro delle forze militari americane dalle aree vicine al territorio iraniano e la revoca del blocco navale imposto ai porti della Repubblica islamica. In cambio, Teheran si impegnerebbe a riportare il traffico commerciale nello stretto di Hormuz ai livelli precedenti al conflitto entro un mese. La Casa Bianca ha puntualmente smentito l’accordo che è circolato sui media iraniani. “Nessuno dovrebbe credere alle notizie diffuse dai media statali iraniani. È una completa invenzione”, ha puntualizzato l’entourage del presidente Donald Trump. Il documento stabiliva inoltre che, nel caso in cui venga raggiunto un accordo definitivo entro 60 giorni, l’intesa dovrebbe essere trasformata in una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. La stessa televisione iraniana aveva anche precisato come il memorandum non fosse ancora “definitivo” e che la Repubblica islamica “non intraprenderà alcuna azione senza una verifica concreta” delle condizioni contenute nel testo. Intanto, la marina iraniana ha riferito che nelle ultime 24 ore 23 navi avrebbero attraversato lo stretto di Hormuz dopo aver ottenuto le autorizzazioni previste.

L’Iran è convinto – e questo è un passaggio chiave per capire lo stallo tra i due Paesi – che il garante concreto della sopravvivenza dell’accordo è Hormuz. Lo ha scritto su X Ali Akbar Velayati, consigliere per gli Affari internazionali della Guida suprema Mojtaba Khamenei. “La storia testimonia che tutti gli invasori giunti con desideri egemonici, da Alessandro Magno a Gengis Khan fino a Donald Trump, sono stati assorbiti nell’abbraccio dell’antica civiltà iraniana”, ha affermato Velayati, aggiungendo che “la geografia non mente ed è il giudice finale dei trattati scritti su carta”. Nonostante la prudenza e i contatti ancora limitati tra le parti, i mercati finanziari continuano a reagire positivamente, segnale che dietro le quinte il dialogo sta perlomeno proseguendo. Secondo quanto riferito dal vice capo del consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano, Ali Bagheri, Iran e Oman starebbero lavorando a un nuovo meccanismo condiviso per il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz. “Le condizioni e le procedure saranno completamente diverse da quelle precedenti al conflitto tra Iran e Stati Uniti”, ha spiegato Bagheri. Citato dall’agenzia Isna durante un incontro con la stampa a Mosca, il dirigente iraniano ha inoltre dichiarato: “I contatti indiretti tra Iran e Stati Uniti continuano. Possiamo raggiungere un accordo su questa questione specifica solo se concordiamo su tutte le questioni in sospeso”.

Nel frattempo, sullo sfondo delle trattative, emergono anche le prime conseguenze per Israele, in caso di intesa. Secondo quanto riportato da Channel 12, le autorità israeliane sarebbero state informate che, una volta firmato l’accordo, tutti gli aerei di supporto dell’esercito americano lasceranno l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per essere trasferiti entro 72 ore verso basi militari in Europa. Gli aerei statunitensi resterebbero comunque “in stato di pronta chiamata” per un eventuale ritorno rapido in Israele nel caso di una ripresa delle ostilità con Teheran. Nei giorni scorsi la ministra dei Trasporti israeliana Miri Regev aveva inviato una lettera urgente al premier Benjamin Netanyahu, al ministro della Difesa Israel Katz e al capo del Consiglio di sicurezza Gil Reich chiedendo la rimozione immediata degli aerei cisterna americani dall’area del Ben Gurion. Secondo Regev, la presenza dei velivoli da rifornimento starebbe causando pesanti difficoltà operative allo scalo civile proprio mentre diverse compagnie aeree straniere stanno tornando gradualmente a operare in Israele. Attualmente, nell’aeroporto civile sarebbero presenti soltanto i cargo destinati al rifornimento in volo, mentre i caccia americani restano schierati nelle basi militari del Paese.


di Eugenio Vittorio