martedì 26 maggio 2026
Se c’è una certezza nel mondo, è che in Iran sotto la scellerata Repubblica islamica le arti non prosperano come dovrebbero, a meno che non siano asservite ai bonzi del regime e non seguano i rigidi dettami della legge islamica.
A chi scrive è recentemente capitato di avere un’interessante conversazione con una talentuosa ballerina iraniana, che da almeno dodici anni ormai ha deciso di lasciare la sua patria per vivere a Roma.
Da tale conversazione è emerso che in Iran il ballo è messo al bando. Nessuno avrebbe mai avuto l’ardire di pensare che nella Repubblica islamica si potesse ballare qualcosa di sensuale, per quanto raffinatissimo, come il tango, o che si fosse liberi di fare qualcosa di molto meno raffinato come andare in discoteca a dimenarsi (tra l’altro l’alcol è vietato). Ma anche il ballo più alto e colto è vietato. Il Balletto è vietato: niente Romeo e Giulietta di Prokofiev, niente Schiaccianoci. Tchaikovsky messo in scena non è gradito.
Chiunque, a sentire qualcosa del genere, rimarrebbe sbigottito, come fu per il sottoscritto.
Facendo una breve ricerca, però, si scopre una verità ben peggiore.
Anche una cosa a noi italiani molto cara e vicina, l’Opera, è messa al bando.
Sia l’Opera che il Balletto, per il regime degli ayatollah, sono simboli di corruzione morale e a quanto pare è sacrilego che una donna possa cantare da solista, e magari condividere il palco con degli uomini.
Nel 1979 furono sciolte le compagnie d’Opera e Balletto di Teheran, patrocinate dalla stessa Farah Diba, come anche il Tālār-e Rūdakī (Teatro dell’Opera di Teheran, che fu uno dei principali in Asia), venne chiuso e riconvertito per spettacoli congeniali al regime.
Nel 2025 è stata messa in scena a Teheran una versione halal della Traviata, intitolata Violetta (nome della protagonista del celebre melodramma verdiano), con la regia di Neda Shahrokhi. Non un’opera, ma una pièce teatrale con commento musicale. Un modo fantasioso per superare l’ostacolo legale.
Risulta da questi pochi fatti come il popolo dell’Iran sia vessato dal regime sotto quasi ogni aspetto della sua vita.
Dovunque il fiero popolo dell’Iran è privato delle proprie libertà civili e individuali, ma quando la gente non viene eliminata fisicamente (come le decine di migliaia di gennaio 2026), il regime cerca di eliminare moralmente le persone, annichilendo i cittadini anche nei loro animi.
Dal 1979 più di una generazione di Iraniani si è vista privata dal poter godere di una delle più belle e raffinate forme d’arte mai concepite dall’uomo, ossia la musica lirica.
Sono stati privati di una delle più pure forme di catarsi. Il regime ha deciso per loro che percepire la tenerezza dei sospiri di Mimì della Bohème è qualcosa di impuro e immorale (quindi da bandire); essere sconquassati dal dramma di Tosca è abietto, lasciarsi trascinare dall’epicità di Sigfrido è squallido, essere divertiti dall’opera buffa, manco a dirlo, è un sacrilegio. Il medesimo discorso per il Balletto.
Quale mente contorta e malata può concepire qualcosa di simile? Nessuno, eccetto gli scellerati che guidano l’Iran dal 1979 e pochi altri.
Spezziamo una lancia, però (questo è sarcasmo, ovviamente). La “musica classica” non è del tutto bandita: è possibile studiare a livello accademico e comunque dei concerti si tengono. Le orchestre (senza balletti o cantanti lirici) possono operare, e sono ammesse anche le donne se vestite in modo gradito all’islam. In ogni caso si fa divieto di mostrare gli strumenti che suonano sui canali ufficiali; per esempio, in televisione, quando suona un'orchestra si inquadra qualcos'altro: di solito vengono mostrati fiori e paesaggi.
Questo è il vero sacrilegio, queste sono le uniche azioni immorali e abiette.
A questo punto, quasi nulla si può dire di positivo della Repubblica islamica dell’Iran, forse proprio nulla.
L’Iran è la terra che ha dato i natali alla dolcezza dei versi di Khosrow e Shirin di Nezami Ganjavi e si vede vessato anche nell’arte. Il momento in cui crollerà sarà un giorno felice per l’umanità intera, non solo per gli iraniani, a cui deve andare tutto il nostro affetto e supporto.
di Rodolfo Filesi