Rapporti Cina-Russia: più utili a Mosca che a Pechino

mercoledì 20 maggio 2026


Il presidente Vladimir Putin appena recatosi alla corte del suo omologo cinese Xi Jinping, il 19 maggio, tramite un videomessaggio, ha esaltato il “livello senza precedenti” delle relazioni tra i due Paesi, non nascondendo i lunghi e solidi rapporti interpersonali con il presidente cinese. In effetti i due presidenti hanno molto in comune. Solo come esempio, Putin è al potere in Russia, tra presidente e un mandato da capo del governo, dal 2000; il 72enne Xi, presidente “solo” dal 2013, con la carica da segretario generale del Partito comunista cinese dal 2012, nel 2018 ha chiesto e ovviamente ottenuto, una modifica costituzionale che ha abolito il limite dei due mandati, diventando in pratica presidente a vita. Non indugiando sulle affinità ideologiche, da leggersi “relativisticamente comunistiche”, e sulla visione della gestione della società, come della economia, mi limito a ricordare che i due leader da quando Xi è diventato presidente, si sono ufficialmente incontrati in oltre una quarantina di occasioni, sia in contesti multilaterali che bilaterali. Il quadro strategico di questa relazione tra Cina e Russia è stato strutturato su varie tipologie di coordinamento globale, che si è gradualmente arricchito e rafforzato, mostrando concreta reciproca fiducia anche dal punto di vista politico. Così la pluralità della cooperazione ha visto interagire istituzioni pubbliche e agenzie private a tutti i livelli producendo profitti reciproci, mostrando una solida mutua assistenza nel promuovere i rispettivi programmi di sviluppo. Tra questi la collaborazione energetica, pilastro strutturale della cooperazione, che ha ottenuto successi attraverso importanti progetti infrastrutturali. Ricordo che i due Paesi mantengono, nonostante qualche scricchiolio delle fondamenta, uno stretto coordinamento nell'ambito di organismi come il Brics e l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.

Oltre ciò, il Ministero del Commercio cinese ha recentemente dichiarato che gli scambi con la Russia hanno raggiunto quasi i 230 miliardi di dollari l’anno scorso, oltrepassando dal 2022 la soglia dei 200 miliardi, posizionando Pechino, in questi ultimi 15 anni, come il principale partner commerciale di Mosca. Inoltre le reciproche politiche di esenzione del visto di ingresso, visa-free, hanno agevolato gli scambi tra i cittadini dei due Paesi. Tanto è che solo questo anno, come risulta dai dati dell’Agenzia per il turismo russa, almeno 160mila turisti cinesi hanno visitato la Russia, con una percentuale di aumento di oltre il 40 per cento rispetto all’anno precedente; come sono aumentati i viaggi di turisti russi in Cina, anche in questo caso aumentati almeno del 35 per cento. Ma la cooperazione cino-russa va oltre il rapporto bilaterale, infatti sono coordinati anche sullo scenario dei Paesi definiti del sud del pianeta, dove lavorano per favorire un ordine internazionale multipolare amplificando la loro voce e anche sottolineando la loro “esistenza”, operando con notevoli interessi strategici che si sviluppano in ogni ambito da quello commerciale, alla difesa, in questo caso è più palese l’operato della Russia, più recondito quello cinese.

Ma nonostante tale scenario, a chi conviene maggiormente questa relazione tra due colossi della geopolitica? Intanto dopo la visita di Donald Trump del 13-15 maggio, e l’arrivo di Putin il 19, la Cina nel giro di pochi giorni è tornata a essere l'epicentro della diplomazia globale. La realtà è che Mosca ha bisogno di Pechino, più di quanto Pechino abbia bisogno di Mosca, sia per sostenere la propria economia, ma anche per evitare un isolamento internazionale quasi totale verificatosi dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, data che ha portato la Cina a essere il principale alleato economico della Russia. Tanto è che Pechino prende da Mosca una enorme fetta delle esportazioni, soprattutto nel settore energetico. Infatti a settembre 2025, è stato sottoscritto un accordo per il progetto denominato Power of Siberia 2, un gasdotto che collegherà, tramite la Mongolia, la Russia alla Cina. Una operazione dai profitti colossali finalizzata per Mosca anche a sostenere la sua economia di guerra e magari anche lo sforzo bellico contro Kiev; una guerra della quale ancora non si scorge la fine.

Comunque una visita, quella di Putin, che si realizza in un momento molto critico per la diplomazia moscovita; infatti la mediazione di Trump iniziata a novembre dell’anno scorso, per avviare quantomeno una tregua con l’Ucraina, è impantanata, intanto che la guerra con l’Iran assorbe le attenzioni internazionali. Così in questo scenario di instabilità globale, il fatto che Putin “stringa la mano” a Xi Jinping, lo rende almeno mediaticamente meno isolato e esalta il forte sostegno sopranazionale di cui gode, con l’obiettivo geostrategico di superare i dissensi internazionali soprattutto di matrice europea. Allo stesso tempo per Pechino il vertice con Mosca è importante, ma non cruciale. Tuttavia l’incontro tra Putin e Xi è una occasione di confronto anche sui contenuti dei colloqui, quelli rivelabili, che il Presidente cinese ha avuto con Trump; e comunque la cooperazione cino-russa dimostra che, anche se in un contesto geopoliticamente complesso e in fase di riordine mondiale, i rapporti tra Paesi potenti possono trascendere la “dialettica” del confronto tra blocchi, proiettando il “sistema Pianeta” verso un nuovo ordine tendenzialmente multipolare che probabilmente, in questa fase, è auspicato da Vladimir Putin.


di Fabio Marco Fabbri