lunedì 18 maggio 2026
Il “calendario per le dimissioni” di Keir Starmer non esiste. Almeno, stando alle parole del vicepremier britannico David Lammy. “Al momento non c’è nessuna sfida aperta. Quello che c’è è la sua determinazione a mantenere gli impegni con il popolo britannico, ad accelerare il passo nei prossimi mesi. C’è molto da fare”, ha dichiarato Lammy, tentando di rafforzare la posizione di un premier sempre più sotto pressione. Dietro le rassicurazioni ufficiali, tuttavia, i Labour sanno che Starmer ha vita (politica) breve. E cresce il fermento per la successione all’interno del partito. Starmer resterà a Downing street almeno fino all’avvio formale della corsa alla leadership laburista e del governo, che dovrà avvenire “secondo le procedure” previste dal partito. Un passaggio cruciale sarà rappresentato dall’elezione suppletiva di Makerfield, prevista il mese prossimo, dove il sindaco di Manchester Andy Burnham punta a conquistare il seggio parlamentare e a rientrare a Westminster, condizione indispensabile per lanciare una sfida diretta all’attuale leader.
Burnham, figura di riferimento dell’ala soft left, si troverebbe però già insidiato dall’altro grande pretendente alla leadership, Wes Streeting, ex ministro della Sanità e rappresentante della destra interna del Labour. Streeting ha infatti riportato al centro del dibattito il tema della Brexit, evocando un possibile ritorno del Regno Unito nell’Unione europea. “Un giorno”, senza indicare alcuna tempistica precisa. Una presa di posizione che, secondo i media britannici, avrebbe l’obiettivo di mettere in difficoltà proprio Burnham, costringendolo a esporsi su un tema altamente divisivo. La strategia riflette le profonde contraddizioni che attraversano il partito. Una parte significativa della dirigenza appare favorevole a un progressivo riavvicinamento tra Londra e Bruxelles; dall’altra, il Labour continua a perdere terreno nei tradizionali collegi operai dell’Inghilterra settentrionale, dove l’euroscetticismo resta fortemente radicato e dove cresce il consenso verso Reform Uk di Nigel Farage. Streeting, già proiettato verso una futura consultazione tra gli iscritti, ha così scelto di rimettere in discussione il divorzio dall’Ue proprio mentre il partito tenta di arginare l’avanzata del movimento populista.
Makerfield sarà l’ago della bilancia. Secondo un’analisi di Sky News, le elezioni suppletive nella circoscrizione della Greater Manchester potrebbero tenersi il prossimo 18 giugno. Domani si chiuderà ufficialmente la presentazione delle candidature per il seggio, mentre giovedì il Nec, il National executive committee del Labour, designerà il candidato ufficiale del partito. Le procedure di selezione sono già state avviate anche da Reform Uk e dai Verdi, segnale di una competizione che si annuncia più combattuta del previsto. Sebbene Makerfield sia storicamente considerato un collegio sicuro per il Labour, i vertici del partito temono questa volta una sfida da parte della formazione guidata da Farage. Un test ad alto rischio per Starmer: alle Elezioni generali del 2024 Simon aveva conservato il seggio con una maggioranza di appena 5.399 voti su Reform Uk, dato che evidenzia il crescente indebolimento del consenso labour nelle roccaforti storiche della sinistra inglese.
di Zaccaria Trevi