martedì 12 maggio 2026
Keir Starmer non si è ancora arreso. Dopo la disfatta dei Labour alle elezioni amministrative in Inghilterra del 7 maggio scorso, la leadership del premier progressista rimane appesa a un filo. Secondo la maggior parte dei media britannici, l’inquilino di Downing street starebbe andando inesorabilmente verso le dimissioni. Al momento Starmer sta resistendo alla rivolta interna al partito. Ha ribadito la volontà di restare alla guida del governo al termine della consueta riunione del martedì del gabinetto, mentre all’interno del partito cresce il numero di parlamentari e ministri che chiedono un passo indietro. “Intendo continuare a governare”, ha affermato il leader laburista, richiamando il “mandato” ricevuto dagli elettori alle elezioni politiche del 2024. Nella dichiarazione diffusa da Downing street davanti ai membri del Consiglio dei ministri, Starmer ha richiamato anche il discorso pronunciato dopo il voto amministrativo, nel quale aveva promesso una nuova fase dell’azione esecutiva.
Come aveva già riferito il premier, si è assunto “la responsabilità per i risultati delle elezioni” amministrative, ma “mi assumo anche la responsabilità di realizzare il cambiamento che abbiamo promesso come Labour alle politiche del 2024”. Un messaggio con cui il premier ha tentato di respingere le richieste di dimissioni e di delegittimare la fronda interna, accusata di avere “destabilizzato il governo nelle ultime 48 ore”, con effetti concreti sull’economia britannica e sul peso crescente del costo della vita per famiglie e imprese. “Il Partito laburista prevede una procedura per sfidare un leader e questa non è stata avviata”, ha poi avvertito Starmer, lasciando intendere che gli oppositori interni non avrebbero ancora raggiunto i numeri necessari per aprire formalmente una sfida alla leadership. Il primo ministro ha quindi concluso sostenendo che il Regno unito “si aspetta da noi che continuiamo a governare. Cosa che intendo fare e che dobbiamo fare come gabinetto”.
Le dichiarazioni del leader laburista rappresentano di fatto una controffensiva politica nei confronti degli oltre 80 deputati che nelle ultime ore hanno invocato pubblicamente un suo passo indietro. Tra questi figura anche Miatta Fahnbulleh, viceministra alle Comunità locali, prima esponente del governo ad aver deciso di dimettersi in aperta polemica con la leadership del premier. Parallelamente, anche figure di primo piano dell’Esecutivo starebbero prendendo le distanze da Starmer. Fra i nomi circolati vi sono quelli della ministra dell’Interno Shabana Mahmood e della responsabile degli Esteri Yvette Cooper, entrambe indicate come favorevoli, almeno in privato, a una transizione “ordinata” verso un nuovo leader del partito e del governo. Per i dissidenti resterebbe ora solo l’ipotesi di una sfida formale alla leadership. Un’eventuale procedura interna obbligherebbe Starmer a sottoporsi a un voto degli iscritti qualora venissero raccolte almeno 81 firme nel gruppo parlamentare laburista, soglia pari al 20 per cento dei deputati del partito, che alla House of commons conta oltre 400 eletti.
Lo scontro interno al Labour e l’incertezza sul futuro del premier hanno contribuito a far salire il rendimento dei titoli di Stato del Regno unito. Il tasso base sui bond governativi ha raggiunto il 5,1 per cento, livello che non si registrava dal luglio 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. In forte crescita anche i rendimenti dei titoli trentennali, arrivati a sfiorare il 5,8 per cento. Gli analisti sottolineano tuttavia che le difficoltà di Starmer rappresentano solo uno degli elementi che stanno alimentando la pressione sui mercati, in un contesto segnato da persistenti timori sulla tenuta economica britannica e sulla stabilità politica del Paese.
di Zaccaria Trevi