Trump furioso con Teheran: “Non rideranno più”

lunedì 11 maggio 2026


Si parla di “accordo mancato”. L’Iran ha respinto al mittente il memorandum degli Stati Uniti per concludere la guerra nel Golfo e riaprire lo stretto di Hormuz. Il piano degli Usa è stato bocciato perché “avrebbe significato la sottomissione di Teheran alle eccessive richieste di Donald Trump”, come sostenuto dalla televisione di Stato Press Tv. L’emittente ha inoltre precisato che “Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Stati Uniti paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell’Iran sullo stretto di Hormuz. L’Iran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese”. Una posizione che conferma la distanza ancora ampia tra le parti su alcuni dei dossier più sensibili, a partire dalle sanzioni economiche e dal controllo strategico dello stretto da cui passa la maggior parte del greggio mondiale. La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere. In una breve telefonata con Axios, il tycoon ha liquidato duramente la risposta iraniana. Non mi piace “la loro lettera. È inappropriata. Non mi piace la loro risposta”. Trump non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui contenuti del documento inviato da Teheran, arrivato dopo giorni di attesa da parte della Casa Bianca. In precedenza il presidente americano si era scagliato con rabbia verso la Repubblica islamica: “Da 47 anni gli iraniani ci tengono a bada, ci fanno aspettare, uccidono la nostra gente con le loro bombe lungo le strade, reprimono le proteste e, di recente, hanno massacrato 42mila manifestanti innocenti e disarmati, ridendo del nostro Paese, che ora è di nuovo grande. Non rideranno più”. Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, la Casa Bianca sperava che la risposta iraniana mostrasse aperture ulteriori verso un accordo, ma le prime reazioni di Trump avrebbero invece evidenziato un irrigidimento delle posizioni.

Lato Iran, il presidente Masoud Pezeshkian ha mantenuto una linea più prudente, pur senza rinunciare alla fermezza. Durante un incontro con il comandante e gli alti ufficiali delle forze dellordine della Repubblica islamica, riportato dall’agenzia Mehr news agency, Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran, “pur mantenendo la diffidenza nei confronti del nemico, ritiene possibili i negoziati, da una posizione di dignità, saggezza e opportunità”. Il presidente ha spiegato che Teheran sarebbe pronta a rispettare eventuali impegni qualora si arrivasse a un’intesa compatibile con “le preoccupazioni della Guida suprema e gli interessi del popolo iraniano”. Nel suo intervento ha delineato tre possibili scenari per il futuro del Paese: negoziare da una posizione di forza, mantenere una situazione di equilibrio instabile tra guerra e pace oppure proseguire sulla strada dello scontro diretto. “La preferenza razionale e logica, fondata sull’interesse nazionale, è che la vittoria conseguita dalle Forze armate sul campo di battaglia si concretizzi in ambito diplomatico, con l’affermazione dei diritti del popolo iraniano in una posizione di dignità e autorità”.

Trump è tornato, successivamente, sul dossier nucleare iraniano. In un’intervista trasmessa dal programma televisivo di Sinclair Full Measure, registrata prima della risposta ufficiale di Teheran, il presidente americano ha affermato che Washington continua a monitorare le riserve residue di uranio arricchito dell’Iran e che, “a un certo punto”, gli Stati Uniti se ne impadroniranno. Pur rivendicando l’efficacia dei bombardamenti americani contro i siti nucleari iraniani della scorsa estate, Trump ha minimizzato il rischio rappresentato dalle quantità residue di uranio quasi idoneo alla costruzione di armi nucleari, materiale che secondo gli ispettori internazionali potrebbe trovarsi ancora sepolto nei siti colpiti. Già ad aprile il presidente americano aveva sostenuto di “non curarsi affatto” dell’uranio arricchito perché collocato troppo in profondità nel sottosuolo. Nell’intervista andata in onda domenica ha ribadito che Washington mantiene il controllo costante dell’area, avvertendo che “se qualcuno dovesse avvicinarsi a quel luogo, ne verremmo a conoscenza e lo faremmo saltare in aria”.


di Eugenio Vittorio