Trump: prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran

mercoledì 29 aprile 2026


L’Iran starebbe “in uno stato di collasso”, e avrebbe chiesto agli Stati Uniti di “riaprire lo stretto di Hormuz”. Così ha affermato Donald Trump. Il presidente Usa ha preso atto della debolezza di Teheran, e vuole approfittarne per strappare ai pasdaran un accordo anche sul nucleare. Secondo fonti dell’amministrazione americana, il tycoon ha incaricato i suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran. L’obiettivo è colpire direttamente le finanze del regime, comprimendo l’economia e soprattutto le esportazioni di petrolio, in quello che appare come un tentativo ad alto rischio di costringere Teheran a capitolare sul programma nucleare. Lo riporta il Wall street journal. Durante recenti riunioni alla Casa Bianca – tra cui una discussione lunedì nella situation room – Trump avrebbe deciso di proseguire con la strategia della pressione economica. Le altre opzioni sul tavolo – riprendere i bombardamenti o uscire dal conflitto – sono state considerate più rischiose rispetto al mantenimento del blocco navale. The Donald ha scritto che il regime deve “darsi una regolata” e non sa “come firmare un accordo non nucleare”. Il post, pubblicato quando a Washington erano le quattro del mattino, è accompagnato da un’immagine – evidentemente generata dall’Intelligenza artificiale – che lo ritrae mentre impugna una mitragliatrice davanti a una catena montuosa devastata dalle esplosioni. No more mr. nice guy, recita la didascalia.

Nel frattempo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth è atteso a Capitol Hill per la prima audizione dall’inizio della guerra contro l’Iran e a due giorni dalla scadenza dei 60 giorni entro i quali l’amministrazione dovrebbe chiedere al Congresso l’autorizzazione formale al conflitto. Oggi il capo del Pentagono risponderà alle domande della commissione Difesa della Camera, mentre domani sarà la volta di quella del Senato. Accanto a lui ci sarà il capo degli Stati maggiori congiunti, il generale Dan Caine. E Trump ha incontrato alla Casa Bianca i manager delle principali compagnie petrolifere americane per discutere delle ricadute della crisi iraniana sul mercato energetico. Lo riporta Axios citando fonti informate. Alla riunione hanno partecipato anche il segretario al Tesoro Scott Bessent e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Sul tavolo, oltre alle tensioni nel Golfo, anche l’aumento della produzione interna di greggio e gli sviluppi del dossier venezuelano.

“Noi non consideriamo la guerra finita dal giorno in cui i combattimenti si sono fermati e c’è stato il cessate il fuoco”. Lo ha dichiarato in un video, ripreso da Al-Jazeera, il portavoce dell’esercito iraniano Mohammad Akraminia. “Non ci fidiamo degli Usa e dei nostri nemici. Abbiamo continuato allo stesso modo rispetto a quando era in corso la guerra ad aggiornare la nostra lista di bersagli. Abbiamo continuato l’addestramento e usato l’esperienza della guerra e abbiamo sia prodotto che aggiornato i nostri equipaggiamenti. Per noi, la situazione è ancora una situazione di guerra”. Una fonte “di alto livello” ha affermato che la mancata azione dell’Iran contro il blocco è stata un tentativo di “dare una possibilità alla diplomazia”. Tuttavia, gli Usa “dovrebbero presto aspettarsi un diverso tipo di risposta al blocco navale in corso” se le condizioni dell’Iran venissero respinte. I diritti del popolo iraniano, intanto, continuano a essere negati alla luce del sole. L’Alto commissario delle Nazioni unite, Volker Türk, ha invitato le autorità iraniane a fermare tutte le esecuzioni. “A causa della definizione ampia e vaga di crimini contro la sicurezza nazionale molte persone, compresi i minori, rischiano ancora la pena capitale – ha affermato l’Alto commissariato Onu per i diritti umani – segnalando anche casi di tortura e maltrattamenti”. Inoltre, “le condizioni di detenzione nelle carceri iraniane sono drammatiche”, ha aggiunto Türk. Infine, l’accesso a Internet nel Paese “è ormai quasi completamente bloccato da 61 giorni”, uno dei blackout digitali “più lunghi e gravi mai registrati a livello globale. Questo nega ai cittadini l’accesso a informazioni vitali, mette a tacere le voci indipendenti e infligge enormi danni sociali ed economici”, ha detto Turk. “Deve essere revocato immediatamente”.


di Eugenio Vittorio