Ue: von der Leyen all’angolo sulla burocrazia

martedì 28 aprile 2026


L’approvazione del bilancio 2028-2034 dell’Unione europea è una faccenda complicata. Ursula von der Leyen è stata attaccata su più fronti durante le prime votazioni sul quadro di spesa pluriennale. A Italia, Spagna e Francia che – seppur in maniera diversa – chiedono una sburocratizzazione e una riduzione delle spese inutili, si è aggiunta anche la Germania guidata da quella Cdu di cui fa parte la stessa von der Leyen. I toni ufficiali restano misurati e cortesi, ma la sostanza è tutt’altro che conciliatoria. A Berlino, durante una riunione del gruppo parlamentare Cdu-Csu alla quale era presente la stessa von der Leyen, la dirigenza cristiano-democratica ha fatto trapelare un messaggio chiaro: se Bruxelles non procederà a una riduzione della struttura amministrativa europea, la Germania potrebbe spingere per limitarne le competenze. La linea è stata messa nero su bianco in una bozza di documento interno nella quale i deputati dell’Unione criticano una struttura ritenuta eccessivamente pesante e accusata di rallentare la competitività del sistema economico europeo.

Il testo – intitolato Agenda per una riduzione sostenibile della burocrazia Ue (anticipato da Politico) – elenca 27 richieste indirizzate alla presidente della Commissione. Tra queste compare anche la proposta di sottoporre l’esecutivo comunitario alla supervisione di un organismo indipendente dotato di un “diritto di veto fondamentale” su ogni nuova proposta legislativa. Una soluzione che, nella sostanza, equivarrebbe a un vero e proprio commissariamento dell’azione della Commissione. Nel pacchetto di proposte figurano inoltre una “interpretazione più restrittiva” delle competenze dell’Unione e la possibilità di intervenire sulla stessa struttura amministrativa europea, anche per ridurre uffici e personale. Un percorso che, se perseguito fino in fondo, potrebbe incidere anche sull’architettura dei trattati.

Nel mirino della campagna anti-burocrazia promossa dal leader conservatore Friedrich Merz finisce anche il compromesso raggiunto con la Francia sul principio del Buy European, un’intesa che aveva già suscitato irritazione a Washington e a Pechino. È evidente che il malcontento nei confronti della Commissione non è più soltanto dagli avversari politici, ma coinvolge sempre più spesso anche gli alleati. Nonostante le tensioni, von der Leyen continua a difendere alcune delle posizioni tradizionalmente sostenute da Berlino. Dopo aver aperto alla possibilità di estendere gli aiuti di Stato per contrastare il caro energia, la presidente della Commissione resta infatti ferma sulla linea tedesca riguardo al Patto di stabilità e alla questione degli eurobond. Una posizione che la espone alle pressioni di un fronte composto da Italia, Spagna, Francia, Belgio e Grecia.

Poco prima che Roberta Metsola e Ursula firmassero l’accordo quadro che regola i rapporti tra Parlamento e Commissione Ue, sono arrivate le critiche di Jordan Bardella. “Il bilancio non è soltanto una sequenza di cifre: è una visione e la verità di un progetto politico. Questa verità è inquietante, a partire dal metodo. Come non allarmarsi davanti a queste manovre per dotare l’Ue di un bilancio 2028-2034 prima delle presidenziali francesi, contrariamente al calendario, al fine di forzare la mano del prossimo presidente della Repubblica?”. Il capogruppo dei Patrioti ha quindi puntato il dito contro alcune delle misure previste nel nuovo quadro finanziario. “Proponete nuove risorse proprie, potremmo dire nuove imposte: tasse sui rifiuti elettronici e sulle grandi imprese europee, un incremento dei fondi a Paesi terzi, l’aumento del 40 per cento delle spese amministrative”, ha attaccato il presidente del Rassemblement national rivolgendosi al commissario europeo al Bilancio Piotr Serafin. Nel suo intervento, Bardella si è chiesto se “si tratta del bilancio di Ursula von der Leyen, la presidente della destra europea, o di quello di Pedro Sánchez, il primo ministro socialista spagnolo. Dinnanzi a questa fuga in avanti noi proponiamo un’altra ambizione: proponiamo di ridurre le spese inutili, la burocrazia, proteggere i nostri agricoltori, lottare contro l’immigrazione clandestina, investire in ciò che costituirà la potenza delle nazioni europee domani per ridurre il peso dei contributi nazionali”.


di Zaccaria Trevi