martedì 28 aprile 2026
Ricucire i rapporti tra Londra e Washington. È questo il tentativo di re Carlo III, in visita alla Casa Bianca in questi giorni. Secondo quanto anticipato dalla Bbc, il sovrano britannico sottolineerà nel suo discorso al Congresso Usa come, nonostante le divergenze emerse negli ultimi tempi, “più e più volte i nostri due Paesi hanno trovato il modo di collaborare”. Carlo richiamerà la necessità di rafforzare l’unità tra le democrazie occidentali in una fase internazionale caratterizzata da forti tensioni geopolitiche. Il messaggio del sovrano sarà centrato sulla necessità di difendere valori comuni come tolleranza, libertà e uguaglianza, invocando al tempo stesso la “riconciliazione e il rinnovamento” del partenariato storico tra Stati Uniti e Regno Unito. La visita del re a Washington arriva in un clima non proprio disteso tra le due Nazioni. Durante l’incontro di ieri alla Casa Bianca, Donald Trump avrebbe fatto riferimento sia all’attacco armato avvenuto durante il gala dei corrispondenti della Casa Bianca sia alla situazione con la Russia. A rivelarlo al New York Post è stata l’esperta di lettura labiale Nicola Hickling. Secondo la ricostruzione, il presidente americano si sarebbe rivolto al sovrano dicendo: “Questa sparatoria, non va bene così”. Subito dopo avrebbe accennato alla situazione con il Cremlino: “Ci sto parlando al telefono, vuole la guerra”. Il re avrebbe quindi chiuso rapidamente la conversazione con una risposta diplomatica: “Ne parliamo più tardi”.
L’attentato di sabato sera, inoltre, aveva inizialmente sollevato dubbi sulla possibilità che il viaggio venisse annullato. Si tratta della prima visita negli Stati Uniti di Carlo III da sovrano, e la posta politica in gioco è elevata. Alla fine la linea scelta è stata quella sintetizzata dall’espressione tipicamente britannica the show must go on. Il programma della visita è stato confermato, ma con misure di sicurezza sensibilmente rafforzate. La collaborazione tra il Secret service americano e la Royal protection britannica sarà ancora più stretta, i controlli attorno alla Casa Bianca sono stati intensificati e alcune occasioni di contatto diretto con il pubblico sono state eliminate dall’agenda ufficiale. Gli analisti britannici guardano tuttavia con un certo ottimismo alla missione diplomatica del sovrano, che arriva quasi 20 anni dopo la visita compiuta dalla regina Elisabetta II negli Stati Uniti nel 2007. Secondo molti osservatori, Carlo III potrebbe essere una delle poche figure internazionali in grado di esercitare una certa influenza sul presidente americano. Lo stesso Trump, ieri, ha ribadito pubblicamente il suo apprezzamento per il sovrano britannico. “È una persona fantastica e sarà assolutamente al sicuro qui. Il complesso della Casa Bianca è davvero sicuro”, ha assicurato il commander-in-chief in un’intervista rilasciata domenica scorsa. Per il presidente americano, l’incontro è un’opportunità di apparire sulla scena internazionale accanto a un monarca potrebbe rafforzarne l’immagine globale e, allo stesso tempo, offrire una pausa dalle tensioni della politica interna.
Ma la testa del presidente Usa è inevitabilmente su Hormuz. Trump, al momento, sta lasciando a bagnomaria la proposta iraniana per la riapertura dello stretto. “L’Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno Stato di collasso. Ci chiedono di aprire lo stretto di Hormuz” il prima possibile, mentre cercano di risolvere la loro situazione di leadership (cosa che, credo, riusciranno a fare!)”. È quanto ha scritto il presidente americano sul suo social Truth. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale guardano con forte scetticismo alla proposta iraniana che prevede la riapertura dello stretto e una sospensione temporanea dei negoziati sul programma nucleare. La Casa Bianca non avrebbe comunque chiuso la porta al dialogo. Washington continuerà a mantenere aperto il canale negoziale con Teheran e potrebbe presentare nei prossimi giorni una risposta ufficiale accompagnata da alcune controproposte.
di Eugenio Vittorio