Trump (ancora) nel mirino

lunedì 27 aprile 2026


“Viviamo in un mondo di pazzi”. Un Donald Trump quasi rassegnato ha commentato così l’ennesimo attentato alla sua persona. Durante il gala dei corrispondenti di sabato 26 aprile, il più importante appuntamento primaverile della Casa Bianca, un uomo ha sparato per colpire il presidente Usa. Il bilancio dell’attentato è “solo” di un agente ferito: una circostanza fortunata, tenendo conto degli oltre 2.600 giornalisti presenti nella sala del gala dei corrispondenti. Il tycoon è stato portato in salvo dagli agenti del Secret service, assieme al vice J.D. Vance e quasi tutto il Governo americano. I filmati delle telecamere di sicurezza mostrano l’attentatore, Cole Thomas Allen, che corre a tutta velocità per eludere i controlli di sicurezza. Tant’è che Trump, passata la paura, ha scherzato: “Dovrebbe giocare a football”. L’assalitore, 31 anni, professore part time e programmatore di videogame, è stato definito dal presidente un uomo “radicalizzato”, che “odia i cristiani” e, soprattutto, un “lupo solitario”. Wolf Blitzer, veterano della Cnn, è stato salvato da un agente che lo ha buttato a terra. “Erano stati serviti gli antipasti”, ha raccontato il giornalista, quando sono stati esplosi sei spari dalle armi di Allen.

Gli agenti segreti si sono precipitati verso il palco donore e hanno evacuato presidente e vice seguendo il protocollo: direzioni opposte per evitare che restassero esposti allo stesso rischio. Nella sala, intanto, ai reporter disorientati e terrorizzati veniva gridato di “restare giù”. L’aggressore, che aveva efficacemente superato il metal detector, è stato infine bloccato. Oltre a Trump e Vance erano presenti alla cena il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il direttore dell’Fbi Kash Patel e l’attorney general Todd Blanche. Gli investigatori dovranno chiarire perché tanti esponenti chiave del governo fossero riuniti nello stesso posto, una situazione che normalmente viene evitata proprio per motivi di sicurezza. Così come resta da capire come il 31enne californiano sia riuscito ad avvicinarsi armato fino ai controlli nonostante il massiccio dispositivo di sicurezza.

Trump, che inizialmente avrebbe voluto restare e proseguire la serata, è stato poi riaccompagnato alla Casa Bianca. Poco dopo ha parlato ai giornalisti in una conferenza stampa dai toni concilianti. “Non è la prima volta negli ultimi due anni che i repubblicani vengono attaccati o uccisi. Alla luce di questa sera, chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. Vale per i repubblicani, i democratici, gli indipendenti, i progressisti”, ha dichiarato il presidente ancora in smoking. Trump ha anche promesso di riprogrammare la cena entro 30 giorni, ricordando il tentato attentato contro di lui in Pennsylvania durante la campagna elettorale. “Fare il presidente è un mestiere pericoloso”, ha aggiunto quasi a voler ridimensionare il rischio appena corso.

Le teorie complottiste, intanto, iniziano a farsi largo tra gli americani. Anche in ambienti vicini al movimento Maga qualcuno ha ipotizzato che l’attacco sia stato inscenato dall’amministrazione. Dal manifesto dell’aggressore, tuttavia, emerge che il bersaglio fosse ancora una volta The Donald, anche se il suo nome non viene mai citato esplicitamente. Allen comparirà nelle prossime ore davanti a un giudice. Spetterà ora all’Fbi chiarire il movente dell’attacco. È curioso come poche ore prima dell’aggressione, Politico abbia preannunciato che il direttore del Bureau Kash Patel fosse prossimo al licenziamento. Le notizie negative circolate su Kash Patel nelle ultime settimane “non offrono un’immagine positiva di un membro del governo” e Trump sarebbe “stufo” del capo dell’Fbi, secondo il giornale. L’ennesima violazione della sicurezza nell’inner circle del governo Usa aggrava, se possibile, la posizione di Patel.


di Eugenio Vittorio