Sussurri di terzo mandato per Emmanuel Macron

lunedì 20 aprile 2026


Ci proveranno. Ci stanno già provando. Almeno a sondare l’umore dei francesi. L’hastag, del resto, suona bene: #Macron2032. L’enfant prodige (del professor Jacques Attali) non esclude il ritorno. Il terzo mandato consecutivo di Emmanuel Macron, per ora, è impensabile, per ragioni costituzionali. Tra 6 anni, chissà. L’operazione mediatica, intanto, è già cominciata. Con tutte le accortezze del caso. Imperativo, gettare l’amo per vedere chi abbocca. A cominciare dai fedelissimi del presidente. E chissà che non toccherà tenerselo già dal 2027. La Costituzione, come si accennava, non lo prevede, come revisione voluta da Nicolas Sarkozy nel 2008. Ma da qui a un anno, con l’aria che tira, può succedere di tutto. La serialità delle emergenze che condizionano il vivere quotidiano, del resto, può essere l’alleato migliore per giustificare quello stato d’eccezione. FranceInfo ha avviato il “sondaggio” a un anno esatto dalle presidenziali, ufficialmente per capire chi possa essere “degno” di prendere le redini evitando un ballottaggio per l’Eliseo tra un candidato Rassemblement national e uno de La France insoumise , le famose “estreme” che tolgono il sonno a cancellerie e bruxellerie varie.

Meglio trattenerlo ancora per un terzo mandato, vous ne trouvez pas? E poi c’è pure quel precedente al di là delle Alpi: prima il “riaccetto” di Giorgio Napolitano, poi addirittura il bis di Sergio Mattarella. Minimo comune denominatore, instabilità politica ed emergenze globali. Può accadere anche a Parigi? Peut-être. “Mi sarebbe piaciuto vederlo ricandidarsi, e mi dispiace per i limiti costituzionali: la scelta spetta agli elettori”, confida a FranceInfo il deputato di Ensemble pour la République Pieyre-Alexandre Anglade. “Personalmente, avrei preferito che fosse lui il candidato, perché è nettamente superiore a tutti gli altri”, osserva il capo dei senatori Rdpi (Rassemblement des démocrates, progressistes et indépendants), François Patriat. Il ministro delegato per la formazione professionale, Sabrina Agresti-Roubache, vicina alla coppia Macron, afferma di “non rimpiangere la limitazione dei mandati”, ma di “essere convinta che i francesi sentiranno la mancanza di Emmanuel Macron”.

Le vedove, intanto, stanno già elaborando il lutto. Con finestra sul 2032. “Ci penso ogni giorno. Quando sarà il 2027, mancheranno 5 anni: è domani mattina”, afferma uno della cerchia ristretta del presidente. “Appena uscirà dall’Eliseo”, assicura Patriat, “lancerò #Macron2032”. Per qualche altro macroniano di ferro, convincerlo a ricandidarsi tra 6 anni è una missione “che ho da tempo”. E comunque, rilevano, qualunque cosa accada, ci sarà tanta pressione su di lui. Non fosse altro per il fatto che quando lascerà l’Eliseo avrà appena 49 anni. Che farà dopo? Il problema, afferma il suo entourage è che farà in questo ultimo anno, e chi potrà essere il designabile a sostituirlo a palazzo. Secondo alcuni, Macron avrebbe già messo gli occhi addosso a Jean Castex, attuale patron delle ferrovie pubbliche (Sncf), che fu già suo primo ministro dal 3 luglio 2020 al 16 maggio 2022, e con cui pare abbia un rapporto privilegiato. E sarebbe un’eccezione, visti i pessimi rapporti avuti con tutti gli inquilini di Matignon. Macron, secondo alcuni retroscena, inviterà a breve “Jean” a uscire dall’ombra. Il possibile prescelto attende la chiamata.

Dall’Eliseo lo vedono addirittura come l’unica figura in grado di allontanare i francesi dalla tentazione di portare al ballottaggio Marine Le Pen o Jordan Bardella e Jean-Luc Mélenchon. Il líder máximo de La France insoumise, sconfitto nelle ultime tre elezioni, ci riproverà per la quarta volta. Anche se non è stata ancora fissata una data per l’annuncio, non c’è dubbio che Jlm sarà tra i candidati. “Abbiamo bisogno di una figura di spessore, con una profonda conoscenza delle questioni internazionali e con esperienza, e Jean-Luc Mélenchon possiede indubbiamente queste qualità”, ha detto a Public Senat Manuel Bompard, coordinatore del movimento di Lfi. Ma il vero osso in gola, per Macron, resta il Rassemblement national. Il suo incubo peggiore è l’immagine di Marine Le Pen o Jordan Bardella, ricevuti all’Eliseo per il passaggio di poteri. Immagini forti, quasi a giustificare uno “strappo” alla Costituzione. La grande paura è che tocchi anche a lui lo stesso destino di Barack Obama: due mandati alla Casa Bianca e poi il cambio della guardia con Donald Trump.


di Pierpaolo Arzilla