Sulla strategia Usa in Iran

sabato 18 aprile 2026


Chi frettolosamente accusa gli Usa perché non premerebbe sull’acceleratore dell’azione anti-Iran, magari impegnandosi in un conflitto terrestre, oltre a essere superficiale nell’analisi dimostra anche la sua scarsa conoscenza della storia degli Stati Uniti d’America. Dimentica infatti che nel pieno della crisi, e specificamente ieri 17 aprile, cadeva il 65esimo anniversario di un episodio che, dal punto di vista psicologico più che militare e politico, ha segnato gli Usa: la disfatta della Baia dei Porci.

Questo episodio si incardina in una fase di avanzata a tappe forzate nel mondo del comunismo, sia pure variamente camuffato. Nel ’59 Cuba era caduta in mano ai guerriglieri di Fidel Castro e meno di un anno dopo il regime insediatosi all’Avana aveva nazionalizzato le imprese private, comprese quelle di proprietà a stelle e strisce. Per gli Usa era inaccettabile avere un avamposto comunista a poca distanza dalle sue coste, che non si preoccupava di ‘schiaffeggiare’ la potenza con le proprie nazionalizzazioni e poteva rappresentare una minaccia strategica in quanto testa di ponte dell’Unione Sovietica o della Cina.

A cavallo tra le presidenze del repubblicano Dwight David Eisenhower e del democratico John Fitzgerald Kennedy fu incaricata la Cia di organizzare una operazione a Cuba. L’Agenzia si mosse per lungo tempo in autonomia dal Pentagono e quindi allestì una iniziativa (uno sbarco destinato a sollevare la popolazione), che si sarebbe dimostrata carente proprio dal punto di vista militare, agendo principalmente su esuli cubani. Anche grazie alla rete di simpatizzanti comunisti presenti nell’amministrazione pubblica Usa, pure in gangli delicati, l’operazione (in parte anticipata a Castro, che prese di conseguenza le contromisure) fallì. Poco dopo gli Usa si sarebbero riscattati come potenza vincendo il braccio di ferro con l’Urss nella cosiddetta ‘crisi dei missili’ e riconquistando l’egemonia nell’area, sembrata per un breve lasso di tempo a rischio. Ma questa è un’altra storia.

La debacle della Baia dei Porci è stata poi analizzata in maniera approfondita e la desecretazione degli atti che la riguardavano ha messo in luce tutta una serie di errori, e anche qualche tradimento, che l’hanno spiegata. Le riflessioni sono state utili anche a evitare il ripetersi in seguito di situazioni del genere. Ma la disfatta della Baia dei Porci è rimasta nell’immaginario americano, addirittura ingigantita, e di molto, rispetto alla sua reale portata. Però presente, ancora oggi. E a livello di amministrazione ha spinto saggiamente a maggiore cautela in seguito.

In Iran potrebbe bastare anche molto meno del ripetersi della Baia dei Porci per trasformare un fiocco di neve in valanga. Teheran ne sarebbe rafforzata moralmente e politicamente. I suoi alleati, palesi e occulti, potrebbero sentirsi ringalluzziti a loro volta. L’influenza degli Usa nell’area ne uscirebbe più o meno temporaneamente indebolita. I falsi amici di Washington ne approfitterebbero. E, all’interno degli Stati Uniti, in vista delle elezioni di metà mandato il presidente Donald Trump e i repubblicani costituirebbero facile preda dei democratici. Chi critica l’attuale fase di “Adelante, con juicio” della Casa Bianca dovrebbe tenerne conto.      


di Pietro Romano