Orbán rompe il silenzio: “La fine di un’era”

venerdì 17 aprile 2026


Viktor Orbán ha rotto il silenzio dopo la netta vittoria dell’avversario Péter Magyar alle elezioni e affida a una lunga intervista la lettura di un risultato che chiude un ciclo politico. “Si è chiusa un’era, anche sul piano emotivo, e questo si riflette nei numeri. In politica non contano le intenzioni, ma i risultati. E questa volta il risultato ha segnato la fine di un’epoca. È una sconfitta chiara”. Il leader di Fidesz, premier uscente dopo anni al vertice del Paese, racconta di aver percepito quasi subito la direzione presa dalle urne. Nell’intervista concessa alla giornalista Noemi Nemeti, Orbán ammette di aver compreso rapidamente che il clima politico stava cambiando. “Tutto quello che arrivava era contro di noi, tutta protesta. Ho capito subito che sarebbe andata male”, ha dichiarato, pur riconoscendo di aver continuato a credere nella possibilità di una rimonta. “Persino io pensavo che avremmo vinto, altrimenti avrei condotto la campagna diversamente. Lunedì ho provato soltanto dolore, martedì un senso di vuoto”, ha spiegato, descrivendo una “montagna russa emotiva” seguita al voto. Il risultato, ammette, non è di quelli che si superano rapidamente. “Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, compreso io. Non sono riuscito a trasmettere il messaggio in modo efficace, probabilmente non ero in forma”, ha affermato il leader conservatore, respingendo però le accuse di corruzione e negando l’ipotesi di fratture interne al partito.

La parola d’ordine, ora, è riorganizzazione. “Servono figure nuove”, ha spiegato Orbán, indicando nel prossimo congresso di Fidesz – previsto tra dieci giorni – il momento in cui verrà definita la nuova leadership. L’ex premier si dice pronto a guidare la fase di rinnovamento, ma lascia aperta anche un’altra possibilità: se il partito scegliesse un’altra strada, sarebbe pronto a fare un passo indietro e diventare perfino “un magazziniere” al servizio della squadra. Nell’analisi del voto, Orbán riconosce all’avversario un consenso politico significativo. Il leader del movimento Tisza Party ha ricevuto, secondo lui, un “messaggio forte” e un “mandato chiaro”. Ma il monito è altrettanto netto: “Tisza ha promesso che la situazione sarebbe migliorata, li giudicheremo su questo”. Orbán invita il futuro governo a muoversi nel rispetto delle regole istituzionali e critica la richiesta di dimissioni avanzata nei confronti del presidente della Repubblica, Tamás Sulyok.

Nel corso della lunga intervista al programma Patriota su YouTube, l’ex capo del governo parla apertamente di rifondazione del campo conservatore. “Non possiamo continuare come abbiamo fatto finora. Serve un rinnovamento completo, non solo in Fidesz ma in tutto il campo nazionale”, ha affermato, indicando tra le delusioni più rilevanti il mancato completamento del progetto della centrale nucleare Paks 2 Nuclear power plant expansion. Il rinnovamento, secondo Orbán, dovrà partire anche dal gruppo parlamentare. Nella prossima legislatura Fidesz potrà contare su appena 56 deputati, un dato che impone una revisione profonda della classe dirigente. “Abbiamo eletto i parlamentari per vincere, ora servono rappresentanti diversi”, ha dichiarato. All’interno del partito, tuttavia, non mancano le tensioni. Una parte della dirigenza contesta l’idea che sia proprio Orbán a guidare la fase di cambiamento e ne chiede le dimissioni. Il leader ungherese respinge le pressioni e rilancia. “Dopo la sconfitta non mi sento più vecchio, ma più giovane. Questo dolore mi ha dato energia”, ha detto, rivendicando di “sentirsi a casa” nel partito che guida da decenni. Il prossimo passo sarà un tour nel Paese per incontrare la base e preparare la riorganizzazione della forza politica. Orbán ricorda che non sarebbe la prima volta: “Non è la prima volta che mi viene affidato questo compito”, afferma evocando la ricostruzione del partito dopo la sconfitta elettorale del 2002.


di Zaccaria Trevi