La risposta dei conservatori europei alla questione migratoria

venerdì 17 aprile 2026


Uno sguardo approfondito all’iter di approvazione del nuovo approccio rigoroso dell’Ue in materia di migrazione e asilo.

Nella sua più recente sessione del mese scorso, il Parlamento Europeo ha approvato l’atteso “Regolamento sui rimpatri”, volto a facilitare l’espulsione dei migranti irregolari. L’adozione della normativa segna un momento spartiacque per l’Europa e comporta profonde implicazioni.

Innanzitutto, tuttavia, è importante comprendere cosa prevede il provvedimento e l’eccezionale iter attraverso cui è stato approvato.

Oggi si stima che solo il 20 per cento dei migranti destinatari di un ordine di espulsione dall’Ue lasci realmente il territorio europeo. Come suggerisce la denominazione, il provvedimento mira a rendere le espulsioni più agevoli ed efficaci. Verranno istituiti i cosiddetti “hub di rimpatrio”, mentre i richiedenti asilo che non possono essere rimpatriati nei rispettivi Paesi d’origine saranno trasferiti in centri di espulsione al di fuori dell’Ue, in attesa del rimpatrio. Parallelamente, i tempi massimi di trattenimento dei migranti in attesa di espulsione saranno estesi fino a 24 mesi, rendendo significativamente più difficile per i richiedenti asilo respinti “prendere tempo” attraverso ricorsi a catena.

Ai sensi del Regolamento sui rimpatri, chi rifiuterà di ottemperare volontariamente a un ordine di espulsione sarà soggetto a sanzioni e misure punitive, inclusi divieti di ingresso validi in tutta l’Ue. Gli Stati membri saranno inoltre giuridicamente tenuti a riconoscere ed eseguire gli ordini di espulsione emessi da altri Paesi dell’Unione, impedendo così ai richiedenti asilo respinti di spostarsi all’interno dell’Ue e presentare una nuova domanda in un altro Stato membro.

Portare a termine l’iter legislativo di questa legge è stata un’impresa titanica. La sua approvazione ha richiesto un notevole lavoro di mediazione politica, in cui ha avuto un ruolo chiave l’europarlamentare svedese Charlie Weimers.

Il Parlamento Europeo, il ramo legislativo dell’Unione Europea, è composto da membri provenienti da tutti i 27 Stati membri, che nel complesso rappresentano oltre 150 partiti nazionali. Per evitare che il processo legislativo diventi ingestibile, questi partiti si aggregano in gruppi politici basati su affinità ideologiche. L’emiciclo è attualmente articolato in otto gruppi, che coprono l’intero arco dello spettro ideologico dalla Sinistra fino al gruppo di estrema Destra Europa delle Nazioni Sovrane (in inglese Europe of Sovereign Nations, Esn), dominato dal partito Alternative for Germany (AfD).

Al centro dell’emiciclo si collocano i due gruppi più numerosi: i Socialisti e Democratici (in inglese Socialists & Democrats, S&D), di centro-sinistra, e il Partito Popolare Europeo, Ppe (European People’s Party, Epp) di centro-destra. Tra i due si inserisce Renew Europe, espressione dell’area centrista. Sul versante destro, oltre a Europa delle Nazioni Sovrane (Europe of Sovereign Nations, Esn), si collocano i Conservatori e Riformisti Europei (European Conservatives and Reformists Ecr), che includono Fratelli d’Italia del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e Patrioti per l’Europa (Patriots for Europe, PfE), gruppo che annovera tra le sue principali forze il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Dalle elezioni del 2024, i quattro gruppi di centro-destra e Destra hanno ottenuto per la prima volta la maggioranza assoluta. Tuttavia, il Ppe ha continuato a privilegiare intese con le forze centriste e di Sinistra, portando avanti una “grande coalizione” con S&D e Renew Europe, una formula di collaborazione già avviata negli anni Ottanta.

La “grande coalizione” affonda le sue radici nel cosiddetto cordone sanitario, una consolidata prassi politica europea in base alla quale i partiti tradizionali rifiutano di collaborare con forze considerate di estrema Destra. In parole semplici, i partiti che aderiscono a questo principio si impegnano a fare tutto il possibile per limitare l’influenza dell’estrema Destra, a partire dal rifiuto di qualsiasi alleanza di governo o parlamentare. Al Parlamento Europeo, il cordone sanitario si applica ai gruppi Esn e Patriots, mentre l’Ecr è tollerato entro certi limiti. Ciò si traduce nell’esclusione di questi gruppi, considerati “paria”, da incarichi di rilievo come le presidenze di commissione, le vicepresidenze e altre posizioni chiave che, in condizioni normali, spetterebbero loro. In pratica, questo meccanismo ha fatto sì che, nonostante la maggioranza numerica delle forze di Destra, quasi tutte le decisioni parlamentari restino subordinate a una sorta di potere di veto esercitato dai gruppi S&D e Renew.

La questione migratoria si è rivelata particolarmente complessa. Dalla crisi dei rifugiati del 2015-2016, i Parlamenti nazionali di tutta Europa si sono adoperati per ridurre i flussi migratori basati sull’asilo, arrivando in alcuni casi a limitare persino la circolazione all’interno della zona Schengen, precedentemente priva di controlli alle frontiere. Gli Stati membri si sono resi conto che, in assenza di controlli alle frontiere, nulla impediva ai richiedenti asilo arrivati nei Paesi dell’Europa meridionale di raggiungere Stati con sistemi di accoglienza più generosi, come la Germania e la Svezia. Di fronte a una pressione senza precedenti da parte dei governi nazionali, l’Unione Europea ha concesso deroghe temporanee al principio della libera circolazione senza controlli.

Ma al di là di queste deroghe, l’Ue non ha modificato in modo sostanziale il proprio approccio dopo la crisi dei rifugiati, nonostante il mutamento di umore nelle capitali europee. Gli Stati membri che hanno cercato di contenere i flussi migratori si sono spesso trovati in contrasto con Bruxelles, a causa delle preoccupazioni dell’Ue in materia di diritti umani. Questo scollamento può essere ricondotto al cordone sanitario e alla riluttanza del Partito Popolare Europeo a collaborare con i gruppi più piccoli di Destra per approvare riforme volte a ridefinire la capacità dell’Unione di imporre standard in materia di diritti umani ritenuti eccessivamente ampi dagli Stati membri.

Entra in scena Charlie Weimers, eurodeputato dei Democratici Svedesi nel gruppo Ecr, che potrebbe passare alla storia come l’uomo che ha spezzato il cordone sanitario. Designato dall’Ecr come capo negoziatore per il Regolamento sui rimpatri, Weimers ha assunto un ruolo chiave nei negoziati. Inizialmente, il Partito Popolare Europeo era determinato a raggiungere un compromesso all’interno della grande coalizione, lasciando di fatto ai margini l’Ecr e gli altri gruppi di Destra. Tuttavia, i negoziati si sono arenati quando i Socialisti e Democratici (S&D) hanno chiarito di non essere disposti ad accettare gli hub di rimpatrio, opponendosi inoltre sia all’introduzione di divieti di ingresso senza limiti temporali sia all’estensione della durata massima della detenzione.

È a quel punto che Weimers e il suo team sono entrati in azione. Dopo un incontro organizzato in fretta con gli staff degli europarlamentari degli altri tre gruppi di Destra, l’ufficio di Weimers ha creato un gruppo WhatsApp per consentire una comunicazione rapida e trasparente tra i collaboratori, una mossa che si è rivelata fondamentale per costruire fiducia reciproca. L’obiettivo era quello di convergere su un piano alternativo in grado di fornire finalmente agli Stati membri gli strumenti necessari per espellere gli immigrati irregolari. In un contesto poco comune per Bruxelles, la chat ha permesso di accelerare significativamente i lavori: le bozze venivano condivise, le domande discusse e chiarite, le questioni tecniche risolte e ulteriori incontri organizzati.

Ciascun gruppo ha presentato le proprie proposte politiche, seguite da negoziati in presenza che si sono protratti oltre la mezzanotte, al termine dei quali tutti i gruppi si sono finalmente dichiarati soddisfatti della tutela dei propri interessi principali. Per le formazioni più a Destra, uno di questi interessi chiave era che il testo consentisse esplicitamente agli Stati membri di essere ancora più ambiziosi nell’applicazione delle proprie leggi nazionali in materia di immigrazione rispetto a quanto previsto dal Regolamento sui rimpatri; in altre parole, che il testo stabilisse soglie minime di intervento, senza imporre limiti massimi alle azioni degli Stati membri.

Parte della volontà del Ppe di raggiungere un accordo era senza dubbio dovuta alla nomina dell’eurodeputato francese François-Xavier Bellamy come capo negoziatore. La Francia si trova infatti a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali e i sondaggi indicano che il Rassemblement National di Marine Le Pen è attualmente in vantaggio. In questo contesto delicato, appare comprensibile che Bellamy, il cui partito è alleato della formazione Renaissance del presidente Emmanuel Macron, sia intenzionato a dimostrare all’elettorato francese la serietà del proprio impegno nel contenere i flussi migratori.

Weimers, insieme ai negoziatori dei gruppi “paria”, è riuscito a convincere Bellamy che, almeno sulla questione migratoria, i gruppi di Sinistra non potevano essere considerati affidabili in sede negoziale. Per S&D e Renew, lo status quo, che consente di rallentare o in molti casi bloccare i rimpatri grazie alle normative dell’Ue in materia di diritti umani, sarebbe infatti pienamente accettabile. La proposta avanzata da Weimers al Ppe non offriva soltanto un regolamento sui rimpatri più vicino alle posizioni del gruppo, soprattutto rispetto a eventuali compromessi annacquati che avrebbero potuto emergere dai tradizionali partner di coalizione. Essa forniva anche qualcosa di probabilmente ancora più prezioso: la dimostrazione della disponibilità del Ppe a collaborare con la Destra, conferendo al gruppo una maggiore influenza nei futuri negoziati con le forze di Sinistra.

Il percorso politico di Weimers ha contribuito a suggellare l’accordo. È stato l’autore del primo rapporto del Parlamento Europeo sulle  relazioni Ue–Taiwan,  ottenendo il sostegno anche di numerosi europarlamentari di Sinistra favorevoli a un rafforzamento dei legami con Taipei. Già nel 2022, la sua intensa campagna contro il regime iraniano gli era valsa sanzioni personali da parte di Teheran. Nonostante ciò, Weimers ha convinto il Parlamento ad approvare la sua proposta di congelare i beni dei funzionari iraniani che avevano represso violentemente le proteste. Allo stesso tempo, Weimers si è guadagnato la fiducia dei falchi dell’immigrazione realizzando un rapporto, cui ha fatto seguito un documentario, che denunciava i finanziamenti dell’Ue a reti islamiste radicali come i Fratelli Musulmani. Grazie ai suoi sforzi trasversali, Weimers è uno dei pochi eurodeputati ad essersi guadagnato la fiducia dei politici sia a Sinistra che a Destra del proprio gruppo. Questo lo ha reso la persona ideale per colmare le divisioni e finalmente rompere il cordone sanitario.

(*) Tratto da National Review

(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada


di John Gustavsson (*)