#Albait. I seminatori di povertà

venerdì 17 aprile 2026


Il presidente Trump semina dubbi anche tra i suoi sostenitori. Il terzo tentativo di far passare una legge che lo obblighi a passare dal Congresso per ottenere l’autorizzazione all’uso dell’esercito è stata bocciata, ma con pochi voti di scarto. Il Partito Repubblicano comincia a temere che la strategia del Presidente non sia chiara. L’imprevedibilità del personaggio scatena timori sempre più marcati.

LA POLEMICA COL PAPA

Trump ha trascinato gli Stati Uniti anche in uno scontro con la chiesa cattolica. Nessun’altro culto ha qualcosa di simile al Papa, cioè una guida spirituale assoluta e piena del crisma dello Spirito Santo. Il Papa come capo religioso ha un’influenza molto superiore alla platea cattolica. In genere, chiunque decida di scontrarsi con un chierico deve sopportare rischi pesanti. Lo scoprirono Ramsete II e anche Akhenaton, nell’Antico Egitto. Figuriamoci le chance che può avere Trump. I faraoni erano divinità viventi, Trump dopo un tentativo di illustrarsi ‘divino’ ha rinunciato. La reazione più divertita che inorridita di nemici e sostenitori deve averlo convinto. Se l’uomo più potente del mondo diventa una macchietta, qualsiasi tentativo di esercitare la deterrenza scade in satira. Se fai ridere, non fai paura. Se non fai paura, puoi decidere di essere irresponsabile per essere preso sul serio. Ed è un problema vero.

LA GUERRA IRANIANA

L’insistenza di Netanyahu, che aveva l’obiettivo di neutralizzare la fonte degli attacchi contro Israele, ha prodotto la guerra all’Iran. Trump è il primo presidente Usa che ha accettato di unirsi al progetto di indebolimento degli ayatollah di Israele. Il suo obiettivo è però diverso da quello di Israele. Voleva raggiungere il quasi monopolio del commercio del petrolio. Per questo è sempre stato molto accondiscendente con Putin. Al momento, il progetto può essere considerato fallito. Putin vende energia alla Cina e l’Iran non cede. Seppure si realizzasse un cambio di regime, nessun persiano accetterà mai di perdere la sovranità.

È IN GIOCO LA CULTURA OCCIDENTALE?

Nel dibattito sulla guerra iranica, si è inserita anche Hillary Clinton. L’ex candidata alla Presidenza sconfitta da Donald Trump ha accusato il presidente americano di mettere in pericolo la cultura occidentale della quale lui si è dichiarato difensore.

Per Clinton l’Occidente è libertà. Per il movimento Maga e Trump, tra loro differenziati e non più identici, l’Occidente è potenza.

L’EUROPA

La versione europea sull’idea di Occidente non è univoca. Dalla Seconda Guerra Mondiale, essa si riassume nella libertà. Parola equivoca, considerato che è stata ed è utilizzata indifferentemente da nazisti, fascisti, comunisti, liberali e socialdemocratici. Per sapere a quale versione di libertà ci riferiamo, abbiamo bisogno di aggiungere aggettivi. Nell’apparente guazzabuglio, in Europa la libertà è declinata nei principi liberali e socialdemocratici. Con questa prospettiva, cerchiamo di capire perché siamo contrari alla guerra di Trump nel Golfo Persico.

LA GUERRA ANGLO-OLANDESE E L’IDEA DI LIBERTÀ

Piccola divagazione: se si studia la guerra tra le due Compagnie delle Indie concorrenti, quella inglese e olandese, si scopre che le due potenze commerciali del sei-settecento si combatterono costantemente per centotrent’anni. Nonostante lo scontro diretto, gli olandesi non smisero mai di vendere i loro cordami agli inglesi, fondamentali per armare le navi necessarie per sostenere lo sforzo bellico. L’Europa assomiglia all’Olanda. È culturalmente votata al fatturato. Sulle stesse basi di allora, gli europei non capiscono perché Trump abbia deciso di attaccare, senza peraltro una strategia chiara, e vogliono il petrolio iraniano. Poco importa se il regime è criminale e nemico.

LA CONFUSIONE TRA I BLOCCHI

Trump non ammette defezioni. Ma le subisce. Tuona anche contro Giorgia Meloni per il mancato supporto. Si schiera con Putin, interrompe le forniture all’Ucraina, sostiene Orban, pedina putiniana che è sconfitto anche lui. L’Europa che non vuole combattere con l’Iran è compatta contro la Russia, sostenitrice con la Cina della dittatura ariana di Teheran. Sembra illogico.

VINCE IL COMMERCIO E LA GLOBALIZZAZIONE

In realtà, la sostanza della cultura occidentale è proprio la crescita economica. Se Putin non avesse costretto l’Europa a confrontarsi con la guerra nessuno di noi avrebbe mai parlato di riarmo. Lo dimostra la scarsità o quasi inesistenza di sistemi d’arma di difesa aerea non solo dei Paesi europei, ma anche nelle basi Nato in Europa e Medio Oriente. La cultura occidentale è tesa a garantire il commercio internazionale. In questo, siamo allineati agli interessi cinesi. Ma i cinesi sostengono anche l’internazionale delle dittature.

C’È UNA SOLUZIONE AL GUAZZABUGLIO?

Possiamo tornare ad agire e interpretare razionalmente. La Cina del partito unico ha bisogno di un’economia globale per esistere e crescere. Lo stesso vale per i Paesi liberi e capitalisti. La distinzione tra liberalismo e partito unico attiene al rispetto per l’individuo che da noi è definito dall’habeas corpus e in Cina dallo status sociale, dalla ricchezza e dalla carriera nei ranghi del partito. Ci accomuna il benessere e l’integrazione produttiva internazionale. La frammentazione dell’economia globale è invece ricercata da chi non ha nulla da guadagnare dal progresso economico e quindi tende a riportare il mondo in un clima di scontro e decivilizzazione. Il campo scelto da russi, iraniani, nord coreani. Se torneremo tutti alla clava e alle caverne vinceranno loro. Ma asiatici, europei, americani del nord e del sud, australiani non hanno questa intenzione. Se riflettiamo su questo aspetto, il conflitto sul Golfo Persico e la guerra ucraina finiranno con la sconfitta di chi vuole frazionare il mercato planetario, che si chiamino Trump, Putin, Khamenei junior o Kim. Le relazioni internazionali e la globalizzazione saranno ristabilite. I seminatori di povertà se ne faranno una ragione.


di Claudio Mec Melchiorre