Pahlavi a “Cinque Minuti”: pronto a tornare in Iran

giovedì 16 aprile 2026


Un regime ferito è un regime pericoloso. Parola di Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià di Persia, intervenuto da Bruno Vespa nel programma televisivo Cinque Minuti, in onda su Rai 1. Secondo Pahlavi, la leadership di Teheran sta attraversando la sua fase più vulnerabile. “In Iran adesso c’è un regime è ferito che cerca vendetta prima di tutto contro la sua popolazione ma anche contro tutti i protagonisti coinvolti in questo scontro. Non si può pensare quindi che possa cambiare immediatamente il comportamento verso la ragione. Sono molto deboli e sull’orlo del collasso, e sono molto più pericolosi. Ecco perché abbiamo un’opportunità doro per liberarcene completamente. Il popolo iraniano sta aspettando questa opportunità, ma non può agire da solo, serve un sostegno esterno e l’Europa deve svolgere un ruolo molto importante in questo senso”. L’erede della monarchia deposta nel 1979 ha inoltre denunciato la situazione interna del Paese, descrivendo una repressione costante contro i cittadini. “In Iran è in corso una guerra da parte del regime contro il suo popolo e non c’è stato nessun cessate il fuoco su questo. Io sono qui per parlare di quello che si aspetta il popolo iraniano dal mondo, intervenendo in nome delle prime vittime di questo regime perché vengano soccorse concretamente”.

Nel corso dell’intervista, Pahlavi ha sottolineato la necessità di un intervento più incisivo da parte della comunità internazionale. Ha parlato “dell’importanza dell’intervento militare” e della necessità “di continuare una campagna che ci dia una copertura aerea per proteggere i civili innocenti dall’essere colpiti dalle forze sul campo che il regime utilizza contro la sua popolazione”. Secondo Pahlavi, il clima di repressione ha ormai paralizzato qualsiasi forma di protesta pubblica. “È proprio così, ecco perché ci serve quest’altra protezione, perché noi non possiamo richiamare di nuovo la gente in strada. Serve un’ulteriore soppressione” del regime “in modo che la gente possa scendere di nuovo in piazza, in modo che non ci siano più queste vittime di massa come ci sono già state”. L’ex principe ereditario ha inoltre affermato di aver ricevuto sostegno da parte di ampi settori della società iraniana. “Milioni di persone in piazza inneggiavano il mio nome e il mio ritorno, mi esortavano a intervenire, a essere il leader della transizione. Io penso che al momento la situazione mi consentirebbe di essere in grado di svolgere questo ruolo per loro con questo sostegno e sarei pronto anche a tornare in Iran nell’ultima fase di questa sollevazione per farlo dall’interno del Paese se le circostanze ci saranno”.

Guardando alla prospettiva politica futura, Pahlavi ha sostenuto che “dopo tutto quello che è successo, il popolo iraniano non accetterebbe nulla che non sia un distacco completo dal regime: qualsiasi residuo del regime non sarebbe un’alternativa legittima. Affinché questo accada noi dobbiamo avere un sollevamento, serve che il regime venga paralizzato per crollare. Questo aprirebbe la strada per una transizione, abbiamo un piano, quindi la prima fase è fare in modo che il regime crolli e la gente possa rivendicare il proprio Paese. Questo potrebbe dar via a un’era di transizione”. Secondo l’esponente dell’opposizione, la società iraniana sarebbe pronta a un cambiamento radicale nel rapporto con la comunità internazionale. “Il popolo iraniano vuole essere un partner del mondo per la pace e la stabilità. Gli iraniani celebrano gli stessi valori delle libertà e dei diritti umani del mondo libero e, come ho detto, i primi ostaggi e le vittime di questo regime è sempre stato il popolo”, ha chiosato.


di Redazione