martedì 14 aprile 2026
So che non tutti, a destra come a sinistra, saranno contenti della vittoria di Péter Magyar in Ungheria. In realtà dovremmo tutti esserne lieti. Viktor Orbán era un uomo di Mosca che per anni ha preso soldi da Bruxelles con la mano sinistra, mentre poi li passava con la mano destra a Vladimir Putin.
Non meno importante nelle elezioni politiche ungheresi è l’ennesima sconfitta di questo periodo della Cina, che a Budapest ha avuto un fedele alleato. Orbán aveva bloccato molte misure della Ue come quelle contro l’importazione di auto cinesi, e contro lo sterminio degli uighuri dello Xinjiang. Pechino stava investendo molto a Budapest. L’Europa tutta era bloccata dalla zavorra ungherese. Lo stesso schema già visto in passato nella Germania che si legò mani e piedi al gas russo.
I partiti italiani, se sono contro la Ue, dovrebbero prendere atto della sconfitta e avere la correttezza di dichiararsi fino in fondo anti europeisti. Non sarebbero soli: in Italia molti giornali e trasmissioni tv, e un sacco e una sporta di opinionisti sono pro Putin e glorificano Xi Jinping. Alcuni sono persino pro Hamas e pro komeinisti, anche se non lo dicono apertamente.
Mi è capitato ieri di postare una considerazione di Uri Kurlianchik che suona così: “Sospetto che ci siano più persone che sostengono la Repubblica Islamica in Europa che in Iran.”. Ho letto un commento a questo post che diceva candidamente: “Noi non stiamo con l'Iran. Siamo contro Netanyahu e Trump”.
In guerra, però, ci sono due casi: “O stai con uno o stai con l'altro”, il che può anche dirsi “O stai contro uno o stai contro l’altro”. Oppure si può essere neutrali. Ma se essere neutrali significa essere indirettamente solidali con Hamas allora non ci siamo affatto. La neutralità delle sinistre è astratta, forse ipocrita, sicuramente ad alta capacità di danneggiare il Paese in cui viviamo (vedi l’atomica e i missili iraniani in grado di colpirci, ma per i masochisti neostalinisti la colpa è sempre e soltanto di Trump & Netanyahu).
Ma torniamo alle importanti elezioni ungheresi. La sconfitta di Orbán libera l’Europa da un cappio che si era auto imposta: quella del voto unanime che ha già assassinato il Consiglio di Sicurezza e tutta l’Onu.
Vi sono diverse considerazioni da fare sul voto di Budapest.
La prima è che le sinistre sono ormai espulse da quasi tutta l’Europa, esclusa la Danimarca e la Spagna di Pedro Sanchez (che governa ma con parenti e ministri coinvolti in gravi scandali). Se Orbán rappresentava la destra estrema e/o la sinistra stalinista-putiniana, Péter Magyar rappresenta una destra moderata e liberale, tanto che è iscritto al Ppe. In Italia la sinistra cerca da decenni di imporre l’idea che Giorgia Meloni fosse orbaniana. Forse lo è stata, ma da quando governa, in Europa ha sempre votato contro Viktor Orbán, per esempio sul riarmo e i finanziamenti all’Ucraina. In politica contano i fatti, non le tortuose deformazioni de Il Fatto o del Domani o de La Verità o di Giuseppe Conte o di Matteo Salvini.
Di fatto, la sinistra europea è morta quando è naufragata la Spd. I socialdemocratici tedeschi, sempre considerati dei confratelli dal Pd, erano da espellere dal novero dei partiti dotati di intelligenza da quando un loro cancelliere, poche ore dopo aver concluso il suo mandato, passò armi e bagagli alla dirigenza di Gazprom. Per chi ha ancora un minimo di contezza politica, quello fu uno degli episodi più squallidi della Storia umana. Ebbene, Gerhard Schröder era un socialdemocratico di sinistra. La Spd, che lo aveva sostenuto fino alla fine del mandato, alla fine cercò di dire che Schröder era un “compagno che aveva sbagliato”, e cercò di nascondere il misfatto sotto il tappeto. Ma erano stati loro a nominarlo candidato cancelliere. Quello fu un caso di infantilismo tale che avrebbe dovuto distruggere per sempre ogni futura chance di governo per il Pd tedesco (detto di passaggio, anche Angela Merkel abboccò con tutta l’Europa al verme del gas, posto sulla canna da pesca di Putin, e perciò merita la nomea di peggiore dirigente europea).
La Spd ha però avuto un’altra chance col governo di Olaf Scholz (2021-2025), dimostratosi quasi subito antieconomico (segnò l’arrivo di una durissima crisi, e chiuse le centrali nucleari nel 2023, per una volontà di impotenza poco illuminista). È stato ovvio il successivo trionfo di Friedrich Merz, leader di Cdu-Csu.
Chi perde, oltre alle sinistre europee, con la vittoria di Péter Magyar? La Russia, certamente, sperando che il mantenimento delle forniture di gas e petrolio da Mosca a Budapest non leghi mani e piedi il nuovo governo liberale. Ho letto commenti vicini alla sinistra e alla destra putinisti, in cui si ipotizza che la vittoria di Magyar sia stata concordata con Orbán allo scopo di avere i finanziamenti bloccati della Ue. Aggiungono che dopo aver preso il vil denaro ci sarà continuità con la vecchia politica filo moscovita e che Magyar “è un ebreo”. Ricordano che il vincitore delle elezioni e sua moglie hanno lavorato col governo Orbán… È una tesi improbabile: alla prima decisione politica che torni verso il solco orbanista, Magyar finirebbe fuori dall’Europa. Il voto popolare ungherese non va in direzione di Mosca, ma è chiaro: modernizzazione, lotta alla corruzione, economia liberale, putinisti e sinistre fuori dai giochi.
Conviene sempre fare dei collegamenti tra i diversi conflitti in corso. Parliamo per esempio di nazionalismo, e passiamo dall’Ungheria al Medio Oriente. Da anni la rivoluzione palestinese viene lodata da sinistra contro il nazionalismo israeliano. Siamo sicuri che quello in azione a Gaza, in Libano e nello Yemen sia la lotta di oppressi contro il dominio occidentale?
Sarebbe importante ricordare come i proxy iraniani di Gaza e in Libano, siano dei macellai che la sinistra non dovrebbe nemmeno lontanamente tollerare, se non fosse accecata dalla fame di riprendere un potere che ha perso in tutta Europa (a parte Spagna e Danimarca). In effetti Hamas, Hezbollah e gli Houthi hanno preso il potere a Gaza con una guerra di conquista contro i palestinesi della Olp, e a Beirut con una penetrazione di decenni che ha distrutto le ricchezze del Libano e fisicamente ha distrutto anche il porto di Beirut con un’esplosione del magazzino delle sue armi che ha colpito una gran parte della città.
I proxy dell’Iran hanno insomma fatto ciò che la sinistra si contesta a Israele: non sono dei liberatori che vogliono le terre sottratte da Israele. Sono degli occupanti che hanno invaso e colonizzato Libano, Yemen e Gaza. Chissà se in Italia le masse, accecate dalla imponente propaganda neostalinista e pentastellata, potranno prima o poi avere dalla destra un’informazione efficace e decente, in grado di contrastare chi dà in pasto ai creduloni le panzane politiche più deliranti.
di Paolo Della Sala