Pace è deterrenza: armarsi senza attaccare

venerdì 10 aprile 2026


Se come diceva Alexander Pope “Errare è umano, perdonare è divino”, è proprio il caso di restare umani per non perdonare a Netanyahu, e nemmeno a Trump, la geopolitica delle bombe facili – indistintamente – sui popoli.

Ciò che da diversi giorni il capo israeliano e quello statunitense stanno pianificando e realizzando, tra apparenti schizofrenie e troppo facili cinismi, non sta rovesciando “in pochi giorni” la sanguinaria islamocrazia khomeinista e khameneista. Ma sta causando certamente rovine a un intero popolo persiano, e grossi danni nonché insicurezze in seno all’Occidente liberaldemocratico. Lo stesso Occidente giudaico-cristiano che Netanyahu da troppo tempo, e Trump negli ultimissimi tempi, hanno smesso di servire.

Sono tantissimi gli israeliani che auspicano la fine dell’èra Netanyahu per far ritornare a splendere Israele, quale polo necessario di liberaldemocrazia anti-Hamas e anti-sharia in Medioriente. Negli Usa, invece, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo e ancor più con l’inizio di aprile 2026 un sacco di esponenti repubblicani e di attivisti nel mondo Maga, nel mondo cattolico tradizionale e nel mondo evangelico più equilibrato, stanno sperando che Trump smetta di compiere mosse guerrafondaie, per realizzare invece strategie geopolitiche a più sana econometria globale, e a più efficace impatto nella deterrenza internazionale.

La strategia alternativa a quella attuale potrebbe invero essere la seguente. Armiamoci sic et simpliciter: armiamoci soltanto e facciamolo bene, affinché per deterrenza i Paesi islamocratici o illiberali non usino le armi e non minaccino i mercati delle materie prime. Ma le armi non vanno usate per offendere e per iniziare a destabilizzare, poiché non serve usare le armi affinché gli altri smettano di armarsi o affinché a loro volta non le usino. Chi riceve un attacco missilistico, anzi, è spinto a rispondere con attacchi missilistici.

La deterrenza per la pace si fa, quindi, soltanto con armi grosse ma inutilizzate per invadere o per offendere.

Giunti davanti all’assurdo di alcune dichiarazioni parossistiche trumpiane, poi attenuate da altre dichiarazioni, che puntualmente lasciano il posto ad ulteriori uscite meno felici e così via, a intermittenza, sarebbe meglio se a guidare gli Usa fosse JD Vance. Dalla cultura di conversione e di radicalità morale nonché politica del vicepresidente degli Usa JD Vance l’intero popolo statunitense – e tutti i popoli a cascata – potranno trarre benefici economici, lumi in agenda e ispirazioni d’azione in politica estera. Oltre che in bioetica e sicurezza internazionale.

Insieme a Papa Leone XIV i cocci della comunità internazionale più seri e di buon senso potranno sostenere, nel modo più unitario possibile, che “la minaccia contro tutto il popolo dell’Iran non è accettabile”. È assolutamente ingiusto – prima che inopportuno – dire, come ha fatto Trump, che “Stanotte morirà una intera civiltà, per sempre”. Il popolo iraniano, che è lo stesso popolo che era insorto contro il regime islamocratico, è sceso per le strade con donne e bambini a formare scudi umani attorno ai siti energetici. A quel popolo di matrice persiana, in condizioni d’allerta, sono state distribuite 180 mila compresse di iodio in caso di incidenti bellici nucleari. Siamo al terrore.

Come giustamente ha rilevato il presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia Meloni, “Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”.

Giungendo ad un cessate il fuoco e ad una speranza di accordi tra Israele, Usa da un lato e Iran, Libano (nel frattempo aggiunto agli obiettivi-bersaglio) dall’altro lato, e in prospettiva di una prossima settimana caratterizzabile da accordi auspicabilmente decisivi per riequilibrare gli assetti umanitari ed economici nel mondo, la responsabilità di ogni mossa in violazione della tregua può aggravare il già vasto disordine internazionale.

Come ha ricordato il Santo Padre, la guerra sta “continuando ad aggravarsi e non risolve nulla”, poiché “sta solo provocando più odio in tutto il mondo”. Prevost ha anche aggiunto che gli attacchi alle infrastrutture civili “sono contro il diritto internazionale, ma sono anche il segno dell’odio e della divisione di cui siamo capaci”.

Dalle opposizioni la sinistra, in Italia e non soltanto in Italia, sta facendo sciacallaggio con il falso pretesto del pacifismo, di cui in realtà non si vede più seria traccia sin dai tempi delle marce e dei gruppi sorti nel 2003-2004. Da Il Messaggero arriva chiarificatrice la voce di Luca Ricolfi, il quale ha giustamente evidenziato che “l’opposizione ha un atteggiamento infantile e pregiudizialmente polemico”.

Consci che il messianismo islamo-sciita della Repubblica islamica dell’Iran mixa religione, economia e dominio geopolitico all’insegna dell’odio verso l’Occidente giudaico-cristiano, la patria italeuropea, per difendere la libertà democratica e la radice anzitutto cristiana dell’Occidente europeo, avrà il compito di custodire e perpetuare quella radice, in quanto sua culla prediletta nella storia. La patria italiana nonché italeuropea mostrerà e dimostrerà equilibrio in politica estera, ma anche chiarezza e disponibilità a parlare con tutti, nessuno escluso.

Consci che i fedeli sciiti a capo della Repubblica iraniana purtroppo sono stati addestrati a credere che il dodicesimo imam, Muhammad al-Mahdi, non sarebbe morto ma entrato nel 941 d.C. in uno stato di occultamento (ghayba) come “Imam nascosto”, e destinato a riapparire alla fine dei tempi per ristabilire la giustizia in un’era di presunta (loro) verità, dobbiamo essere pronti e astuti. Come? In un equilibrio armato che non vuole l’utilizzo delle armi, ma solo pace e commerci a beneficio della Nazione italiana e dell’Europa intera.

I vertici islamocratici della Repubblica iraniana si autopercepiscono come reggenti pro tempore di al-Mahdi, e in quanto tali delegati nel governo della loro islamocrazia territoriale, in attesa dell’anzidetto grande ritorno messianico. Essi, nella loro radicalità anticristiana e antiebraica, considerano la liberazione di Gerusalemme (Al-Qods) e dei luoghi sacri all’Islam come un dovere per tutti i musulmani, affinché si compia il ritorno di al-Mahdi. Come ha osservato Vali Nasr nell’opera The Shia Revival (edita nel 2006), il conflitto con lo Stato di Israele è un elemento necessario di tale visione escatologica di matrice islamista radicale.

Nell’esortare a gestire con intelligenza e con peculiare sapienza le difficoltà del mondo, Gesù Cristo invitata i discepoli ad essere prudenti – o astuti – come i serpenti, ma limpidi come le colombe. Ricordiamocelo.

Di fronte a tutta la polveriera di odio che in Iran si è andata sedimentando nel corso degli ultimi decenni, a salvare la vivibilità internazionale e i traffici dei commerci, anticamera di benessere civico, dovrà essere una prudente deterrenza geopolitica: fondata sulle radici di ragione del nostro ethos e della nostra moralità cristiana. Sulla nostra identità.

Armiamoci sic et simpliciter. Armiamoci soltanto, e facciamolo bene, affinché per deterrenza i Paesi islamocratici o illiberali non usino le armi e non minaccino i mercati delle materie prime, che stando così le cose ci occorrono. Le armi, però, non vanno usate per offendere e per iniziare una destabilizzazione: non serve infatti usare le armi per evitare che gli altri si armino o disarmino il proprio uranio. Occorre avercele. E averle più grosse e potenti.

Chi riceve un attacco missilistico è portato a rispondere con attacchi missilistici, con odio kamikaze, e così via; usare le armi, così, sarebbe inopportuno e inefficace (oltre che ingiusto) ai fini del best interest occidentale, europeo e nazionale.

Usiamo la forza della deterrenza, con equilibrio e con astuzia prudente. Nel difendere e promuovere la nostra civiltà giudaico-cristiana, facciamolo con quell’intelletto delle nostre madri bibliche e con la saggezza dei nostri padri biblici. Mai con l’orrore.


di Luigi Trisolino