giovedì 9 aprile 2026
Come funziona oggi il reclutamento dei neo-mercenari da parte della Russia, e quanto pesa tutto ciò sui conti dello Stato? Moltissimo, a quanto pare, sia in costi politici che economico-finanziari, per non parlare del milione di morti e feriti (al ritmo di molte centinaia al giorno) che è finora costata, in più di quattro anni, la guerra d’invasione dell’Ucraina, ipocritamente etichettata come “operazione speciale” di peacekeeping, per la pacificazione del Donbas e la sua annessione alla madre patria russa. Perdite così elevate non sarebbero mai tollerate in tutte le democrazie occidentali, dato che i loro governi debbono rispondere periodicamente del proprio operato ai cittadini-elettori. A detta di tutti i commentatori internazionali, l’ammontare odierno delle perdite russe è molto superiore alla somma di tutte quelle subite dal Paese dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Fatto quest’ultimo che sta a testimoniare la feroce resistenza ucraina contro una grande potenza di gran lunga superiore per risorse, uomini e armamenti. Ma ciò che più preoccupa sia Volodymyr Zelensky che i Paesi europei della Nato sostenitori dell’Ucraina, è proprio questa incredibile capacità del regime putiniano di mettersi alle spalle tutti questi insuccessi, e continuare come se nulla fosse a reclutare nuovi volontari, mandandoli cinicamente allo sbaraglio sul fronte ucraino, anno dopo anno, senza nessun considerazione per la vita umana. Certo, le stime delle perdite tra i soldati di Vladimir Putin sono del tutto approssimative e vengono ricavate, per quanto possibile, dall’analisi dei dati reperibili dalla messaggistica dei social media e dalle fonti aperte, per quanto riguarda i necrologi e gli atti relativi alle successioni. Una valutazione ancora diversa si basa sulla forbice del tasso di mortalità prima e dopo febbraio 2022, anno d’inizio delle ostilità, che offre una stima approssimativa di 250mila soldati uccisi, stando a un’accurata corrispondenza dell’Economist. Per di più, la ratio tra feriti gravi e deceduti tra i soldati russi è di “quattro a uno”, dato che, al contrario degli ucraini, i comandi militari di Mosca non si prodigano a inviare tempestivamente i propri feriti negli ospedali più vicini e attrezzati, peggiorando così la situazione per chi è stato colpito.
La differenza sostanziale tra il numero di caduti ucraini e quello equivalente dei russi è dovuto semplicemente al fatto che chi si difende è sempre in vantaggio rispetto agli attaccanti, soprattutto quando l’avanzamento nemico avviene sul proprio territorio, cosa che consente agli aggrediti il vantaggio logistico e l’assistenza da parte della popolazione locale per l’evacuazione dei feriti. E questo divario si è fatto molto più consistente con l’inarrestabile sviluppo della tecnologia dei droni, sia del tipo Fpv (guidati, cioè, a vista), sia di quelli dotati di Intelligenza artificiale (Ia) che sfuggono agli apparati di disturbo elettronico (Ew) da parte del nemico. Questo scenario, paradossalmente, dà adito a una guerra interminabile di posizione, dato che gli uomini sono costretti a rimanere molto più a lungo nelle trincee, per non rischiare di venir colpiti improvvisamente dall’alto. Rispetto a tutti i più recenti fatti bellici, questo nuovo tipo di guerra ha reso in pratica inutilizzabili le truppe corrazzate, dato che ondate di sciami di droni (considerato che statisticamente un 20 per cento raggiunge comunque il bersaglio), dotati di una piccola carica esplosiva, è in grado di mettere fuori uso i moderni tank, facendo strage delle truppe appiedate che si muovono in coda ai mezzi, riparandosi dietro le loro corazze. Del resto, mentre l’Ucraina non ha altra scelta se non quella di continuare a combattere, risparmiando quante più vite possibili dei suoi soldati, viceversa Vladimir Putin ha scelto di proseguire nella sua guerra di aggressione senza rischiare, come ha dovuto fare Kiev, la mobilitazione generale: cosa che avrebbe comportato una scelta fortemente impopolare. Ma questo ha avuto gravissime conseguenze sul campo, dato che le perdite hanno falcidiato una buona parte dell’esercito professionale, progressivamente sostituito da una manovalanza numerosa ma scarsamente preparata, mandata allo sbaraglio sul fronte di battaglia.
Il regime continua ad avere ancora un certo sostegno popolare, grazie alla propaganda putiniana, che ha fatto dell’Ucraina un simbolo per il contrasto all’imperialismo della Nato, per cui vale la pena qualunque sacrifico in vista della vittoria, affidata a decine di migliaia di migliaia di volontari, mandati al fronte grazie a lauti contratti di ingaggio. Le somme pagate ai soldati che, per la stragrande maggioranza, provengono dalle regioni più depresse della Russia, e hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, prevede un bonus di 15mila euro al momento della firma del contratto, mentre la paga annuale oscilla tra i 38 e i 56mila euro. Per di più se un soldato sotto contratto venisse ucciso, la sua famiglia riceverebbe un bonus una tantum di 200mila euro. Sarà proprio grazie a questi elevati indennizzi che il 40 per cento dei russi è favorevole al fatto che un membro della famiglia o un amico caro sottoscriva un contratto di ingaggio di questo tipo! Così è frequente osservare uomini di mezza età che si vanno ad arruolare accompagnati da figli e mogli, sicuri che comunque vada le loro condizioni economiche non potranno che migliorare. E, in effetti, le ricadute positive di questo schema le si riconoscono chiaramente nei piccoli centri, dove le costruzioni edilizie hanno ripreso vigore, così come la vendita di macchine di lusso e l’apertura di negozi di manicure e palestre.
Così, tutti contenti di questo mercato ufficioso di carne da cannone, che consente la creazione di un’economia parallela e di evitare la coscrizione obbligatoria che nessuno vuole a titolo gratuito. Le famiglie dei soldati uccisi o gravemente feriti in battaglia vivono la compensazione offerta dal regime come un giusto indennizzo per la perdita o l’invalidità permanente dei loro cari, mentre l’intera società può tranquillamente disinteressarsi di quanto accade, non sentendosi investita della minima responsabilità per una guerra lontana dai suoi interessi vitali. Pertanto, il contratto di mercenario non è più tra lo Stato e il soldato, ma con l’intera società, che così resta coscientemente complice dell’imperialismo grande russo di Putin. Sì, ma fino a quando tutto ciò resterà in piedi, prima che le casse dell’Erario siano completamente vuote?
di Maurizio Guaitoli