Giappone-Usa, una sintonia ritrovata a destra

martedì 31 marzo 2026


Donald Trump e Sanae Takaichi si piacciono. Sul piano personale e, soprattutto, su quello politico. La presidente del Consiglio giapponese ha da poco rafforzato la sua posizione al governo di Tokyo, mentre il tycoon rischia di diventare sempre più impopolare in patria. L’effetto: il timore repubblicano per le elezioni midterm; la causa: il protrarsi della crisi energetica generata dalla guerra contro l’Iran. Il caro carburanti deve finire al più presto, ed è qui la convergenza d’intenti dei due leader conservatori. Takaichi può mostrare al Paese di essere una premier forte anche fuori dalla cornice nazionale, avviando un dialogo di alto livello con ciò che resta della leadership di Teheran. Il presidente Usa, dal canto suo, può mandare avanti una persona di cui si fida molto, che magari gli toglierà anche le castagne dal fuoco.

“Valuterò il momento opportuno per eventuali colloqui sulla base degli interessi nazionali del nostro Paese, da una visione globale”, ha dichiarato ieri Takaichi in audizione alla Commissione bilancio giapponese. Da quando, il 28 febbraio scorso, Stati Uniti e Israele hanno deciso di porre fine al regime degli ayatollah, il Giappone ha intensificato le proprie iniziative diplomatiche nel tentativo di mantenere un equilibrio tra l’alleanza strategica con Washington e i tradizionali rapporti relativamente cordiali con Teheran. La stabilità del Medio Oriente è una questione vitale per Tokyo: oltre il 90 per cento del greggio importato dal Paese proviene dal Golfo Persico. Di questo, la maggior parte passa attraverso lo stretto di Hormuz, di fatto bloccato dall’Iran, con effetti devastanti sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi sui mercati internazionali. Tokyo ha visto bene dall’esprimersi sulle operazioni militari statunitensi contro Teheran, anzi: la premier ha manifestato apertamente il proprio sostegno al commander-in-chief, definendolo “l’unica persona in grado di portare pace e prosperità nel mondo” durante il summit di Washington di metà marzo.

Anche per questo il Giappone vuole accelerare sul rafforzamento della difesa nel Pacifico, attingendo all’immensa macchina bellica a stelle e strisce. Tra i progetti allo studio vi sono nuove infrastrutture e l’ammodernamento degli assetti militari. Il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha annunciato che da aprile verrà istituito all’interno del dicastero un Pacific defense concept office, incaricato di sviluppare strategie per potenziare le capacità delle Forze di autodifesa. L’annuncio è arrivato durante una visita a Iwoto – l’ex Iwo Jimaisola remota amministrata da Tokyo, teatro di una delle battaglie più sanguinose della Seconda Guerra mondiale (la battaglia di Iwo Jima causò circa 26mila tra morti e feriti statunitensi e oltre 20mila caduti giapponesi). “Rafforzare il sistema difensivo nel Pacifico è un compito urgente”, ha spiegato Koizumi ai giornalisti, precisando che sono al vaglio degli ingegneri lo sviluppo di nuove infrastrutture portuali e il potenziamento della rete radar sull’isola.

Nel frattempo, prosegue l’ammodernamento delle armi e dei veicoli da guerra giapponesi. Nello stesso giorno, il cacciatorpediniere JS Chokai, equipaggiato con il sistema Aegis, ha completato presso la base navale statunitense di San Diego un aggiornamento che consentirà il lancio di missili Tomahawk, missile di produzione americana. La Japan maritime self-defense force prevede ora di condurre esercitazioni a fuoco reale al largo della costa californiana entro il mese di agosto, con il rientro dell’unità previsto per settembre nella base di Sasebo, nella prefettura di Nagasaki. Secondo il viceammiraglio Yoshihiro Goka, la nuova capacità di fuoco rappresenta un elemento “estremamente importante per rafforzare la deterrenza e le capacità di risposta dell’alleanza Giappone-Usa”. Queste novità sono state svelate a margine di una cerimonia commemorativa congiunta tra Giappone e Stati Uniti dedicata ai caduti del secondo conflitto mondiale, a cui ha preso parte anche il viceammiraglio John Wade, comandante della Terza flotta statunitense.


di Zaccaria Trevi