Elezioni municipali in Francia: crollano i feudi

lunedì 23 marzo 2026


La partecipazione alle elezioni municipali francesi rimane molto bassa, ai livelli più bassi degli ultimi settantanni, periodo del Covid escluso. Anche in questo caso il voto è stato dominato dal fenomeno del degagisme, una costante del voto transalpino dai tempi del populista Pierre Poujade (con cui entrò per la prima volta in Parlamento un giovane Jean-Marie Le Pen) negli anni Cinquanta, un fenomeno che in italiano può essere tradotto in “sbaracco”, un misto di astensionismo e di spostamento repentino da una coalizione all’altra che è tipico della Quinta Repubblica. Il risultato è che un terzo dei comuni francesi ha cambiato coalizione alla guida delle municipalità. E sono crollati numerosi feudi, talvolta pluridecennali: da Christian Estrosi a Nizza a François Cuillandre a Brest, da Olivier Bianchi a Clermont-Ferrand a Gilles Bourdouleix a Cholet e ad André Laignel a Issoudon.

Nel complesso, la tornata è stata caratterizzata da uno spostamento verso il centro-destra, la destra, l’estrema destra soprattutto tra le città medio-piccole e i comuni minori e rurali. Rimangono saldamente a sinistra le tre principali città francesi: Parigi, Marsiglia, Lione. Ma, limitandosi alla gauche, i partiti tradizionali, socialisti perlopiù, vincono quando non scelgono la strada dell’alleanza con la sinistra estrema, specificamente con La France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon. Grazie alle divisioni sul fronte della destra, la sinistra vince però in diversi casi pur rimanendo in minoranza. A conferma che la destra francese è “la più stupida del mondo”, come si dice a Parigi e dintorni, emergono i casi di Marsiglia o di Nîmes, dove la sinistra vince con una minoranza dei voti rispetto alle destre disunite, punite dal cordone sanitario eretto intorno al Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella da parte di Les Republicains di Bruno Retailleau, per non dire dei centristi.

Nonostante ciò, alla fine del secondo turno, tra le 204 località con oltre 30mila abitanti domina la destra (con 106 comuni), davanti alla sinistra (54), i centristi (30), l’estrema destra (12, tra cui Nizza), ecologisti (la sorpresa del 2020, ora limitati a Lione) ed estrema sinistra con vittorie che si possono calcolare sulle dita di una mano. Ancora più a destra si è spostato l’asse nei centri minori e in particolare nei comuni rurali sotto i mille abitanti, dove addirittura l’estrema destra di Reconquête fa propri un centinaio di municipalità. Ora comincia il conto alla rovescia rispetto al voto presidenziale, al quale non potrà partecipare l’attuale presidente, Emmanuel Macron. Ma prima ci sono elezioni nelle aree metropolitane e il voto per il Senato. Una sorta di terzo e quarto turno delle municipali.


di Pietro Romano