La deriva francese

giovedì 19 marzo 2026


Nonostante l’opinione di due terzi dei cittadini francesi sia assimilabile alle tesi di destra, a esempio sull’immigrazione, come risulta da numerosi sondaggi, dalle elezioni municipali del 2026 potrebbero scaturire altri numerosi anni di predominio della sinistra nelle principali città dell’Esagono. A meno di una ribellione di molti elettori di centrodestra e/o della resipiscenza di una parte di quelli che non si sono recati alle urne al primo turno, segnando il record storico di astensione, periodo del Covid escluso.

Com’è stato scritto, le destre francesi, che comprendono un ampio ventaglio di formazioni (da Reconquête! al Rn, da Lr che fu di Nicolas Sarkozy a una parte dei macronisti e ai cosiddetti Diversi di destra), sono le più stupide del mondo. E di converso, probabilmente, le sinistre le più intelligenti. O, meglio, le più decise. A tenersi il potere. O a conquistarselo.

Ma andiamo per ordine. I risultati del primo turno non si sono discostati in maniera significativa dai sondaggi. Forse l’estrema destra è andata un po’ meno bene di quanto previsto nei sondaggi, ma ha migliorato sensibilmente le sue posizioni nelle piccole città, nei borghi, nei comuni rurali. Comunque, ormai è più interessante concentrare l’attenzione sul fra-due-turni, vale a dire sulle trattative per imparentarsi (o per non infastidirsi) tra i candidati al primo turno, qualificatisi al secondo per aver superato il 10 per cento o rimasti sotto questa barriera ma presumibilmente portatori pacchetti di voti, quantunque la fedeltà alla bandiera non sia data più per scontata.

Il dato maggiormente significativo era anche il più prevedibile. Vale a dire che fossero da marinaio le promesse pre-elettorali dei socialisti e della sinistra tradizionale di non allearsi con La France insoumise dell’estremista islamo-gauchiste Jean-Luc Mélenchon, a seguito delle dichiarazioni di quest’ultimo “intollerabilmente antisemite” e del coinvolgimento di esponenti vicini a Lfi alle violenze che avevano condotto alla morte di Quentin Deranque, un giovane nazionalista di Lione. Del resto, i maggiorenti del Ps avevano sottolineato che il rifiuto di allearsi era valido esclusivamente a livello nazionale. Ma, essendo le correnti delle elezioni locali, lo scavalco di conseguenza finiva da subito nell’ordine delle cose. Come si sta profilando quasi dappertutto in giro per la Francia.

Quello che dovrebbe essere d’insegnamento ai centristi e alla destra moderata è, però, che le alleanze con Mélenchon di socialisti e comunisti – gli ecologisti non si erano pronunciati, tranne qualche esponente a livello personale, essendo in Francia degli autentici cocomeri, verdi fuori e rossi dentro – non sono state strette solo dove c’è da fare diga contro l’estrema destra, o quel che sia, ma soprattutto dove in posizione avvantaggiata sono i moderati. Limitandosi alle città medio-grandi, il “campo largo” in salsa francese si trova di fronte l’estrema destra esclusivamente a Marsiglia. Da Lione a Tolosa (terza e quarta città francese), da Avignone a Limoges, da Tours a Besancon, da Nantes a Lorient e a Brest l’unione delle sinistre fronteggia candidati indipendenti, centristi, macronisti, Lr. Una lezione che avrebbe dovuto far correre ai ripari il centrodestra. Ma così non è stato. Come dimostra, un caso per tutti, il mancato ritiro dal secondo turno della candidata marsigliese Diversi di destra, Martine Vassal, che non ha seguito la strada del campione di Lfi, Sebastien Delogu, ritiratosi in assenza di una intesa ufficiale con il sindaco socialista uscente Benoît Payan.

Addirittura, all’indomani del primo turno, molti esponenti di centrodestra si sono sbracciati nelle dichiarazioni di equidistanza tra estrema sinistra ed estrema destra. Viceversa, esemplare ma isolata, è stata la decisione della candidata di Reconquête! nella capitale, Sarah Knafo, di ritirarsi dalla corsa, come ha detto, “per Parigi non per Dati”, vale a dire per la candidata di centrodestra, l’ex ministro Rachida Dati, ora rimasta da sola nel suo campo. Perché, come ha titolato il quotidiano conservatore Le Figaro, “a destra c’è la paura di imboccare una dinamica unitaria”. Senza temere, però, di spianare la strada alla vittoria di una sinistra sempre più all’ombra di Mélenchon e dell’islamo-gauchisme, tenuta assieme da “accordi della vergogna”, come li ha definiti l’imprenditore moderato Michel Aulas, in corsa a primo cittadino di Lione. “Accordi della vergogna”, sia pure, ma a rischio di vittorie pericolose, per la Francia e non solo.


di Pietro Romano