Russia-Iran: patto d’acciaio o di latta?

mercoledì 18 marzo 2026


Non sarebbe una sorpresa se fosse acclarato che l’intelligence russa stesse supportando l’esercito iraniano nella sua reazione all’attacco israelo-statunitense. Ad oggi nonostante le capillari attività di spionaggio, e nonostante quanto Bloomberg riveli, citando solo fonti anonime, non sono state fatte trapelare ufficiali conferme dei rapporti di sostegno militare date dai russi all’esercito iraniano. Quindi rimane piuttosto nebbioso il livello di assistenza e di intelligence fornite dalla Russia all’Iran. Come non è nota né la quantità, né tantomeno la tipologia di questi aiuti.

Il fatto certo è che Mosca è uno stretto alleato di Teheran. Nel 2025 i delegati dei rispettivi presidenti, Vladimir Putin e Masoud Pezeshkian, concordarono un reciproco sostegno contro le minacce provenienti da “nemici comuni”. Tuttavia, nonostante le convinte dichiarazioni del ministro della Difesa britannico John Healey, e del Tenente Generale dell’esercito britannico Nick Perry, sulla presenza della mano occulta di Putin dietro alcune delle strategie impiegate da Teheran contro Israele e Stati Uniti, Donald Trump tre giorni fa ha dichiarato che non esistono prove tangibili che la Russia stia sostenendo l’Iran, aggiungendo che anche se fosse questi supporti non starebbero aiutando molto il Regime iraniano.

La posizione britannica nasce dall’analisi dei resti di un drone di fabbricazione iraniana che ha colpito, il 1° marzo, una avio rimessa nella base della Royal Air Force a Cipro. Inoltre, i bombardamenti iraniani con droni e missili risultano simili alle modalità belliche utilizzate dai russi in Ucraina. Una alleanza, quella russo-iraniana, che unisce due paesi che fanno dell’economia di guerra la struttura basilare dello Stato. In realtà Mosca e Teheran sono legati militarmente dall’industria e dalla tecnologia bellica, come evidenziato dall’uso, nella guerra russo-ucraina, dei droni iraniani Shahed, che da tempo vengono fabbricati nelle officine russe. Inoltre, sempre per quanto riportato dalla Cnn e da Washington Post, la Russia sta istruendo, anche dall’alto della sua quadriennale esperienza, l’esercito iraniano sulla difesa, l’intercettazione e l’individuazione degli obiettivi statunitensi e israeliani, in particolare per quanto riguarda i droni, i missili Atacms e Patriot, protagonisti balistici fondamentali del conflitto.

Ma un altro attore sul palcoscenico mediorientale è presente, anche se pare che reciti la sua parte da dietro le quinte, la Cina. È noto che Pechino da molti anni acquista il petrolio iraniano a prezzi molto bassi, tuttavia questo mercato ha favorito Teheran nel poter proseguire il suo enorme impegno sia per i conflitti che ha sostenuto, ricordo otto anni di guerra contro l’Iraq (1980-1988), ma anche l’avere strutturato militarmente l’Asse Della Resistenza, armando Hezbollah, Hamas, Houthi yemeniti, le milizie siriane e irachene sciite, come per le enormi spese per gli armamenti, considerando anche il grande sforzo per percorrere la strada del nucleare. Ma la Cina, terzo vertice di questo triangolo autocratico, tramite le sue aziende, ha anche aiutato la Russia con un sostegno satellitare, favorendo lo sviluppo delle capacità di attacco contro l’Ucraina con l’utilizzo di droni e sistemi balistici.

Quindi quale è il limite di coinvolgimento della Russia e della Cina nel sostegno all’Iran? Per adesso certamente esiste una condivisione di informazioni di intelligence, inoltre, assistenza informatica e approvvigionamento di strumenti tecnologici, oltre un diretto ed indiretto sostegno economico. Ma tutto questo non va inquadrato nel semplice concetto di alleanze, ma soprattutto va letto nell’interesse di Russia e Cina nel voler proteggere i propri affari strategici. Tanto è che nel gioco equilibristico di Vladimir Putin nel conflitto in Iran, si nota soprattutto la sua palese assenza. Così la strategia di Mosca non è tanto quella di mostrare il sostegno al Regime degli Ayatollah, ma quello di vigilare sulle crepe del Regime; controllo che al minimo segno di collasso porterà il Cremlino a preparare a velocità elevata le azioni per una transizione all'era post-Dittatura teocratica.

Comunque al momento la Russia è sotto pressione, risulta che stia vendendo le sue scorte di oro, ma in attesa di cambiare interlocutore in Iran, con le sue capacità scientifiche e tecnologiche, soprattutto nel settore cibernetico, opera con agevolezza nel cyberspazio, potendosi permette di agire, sul contesto iraniano, sotto il livello del conflitto aperto. Sub zone di guerra che possiamo definirle “zone grigie” dei conflitti; nuove modalità di cobelligeranza soft, che lasciano spazio a scenari dove l’ambiguità e il sospetto agiscono come protagonisti. Una “ambiguità” ˗ o adattamento ˗ che sempre più sovente si mostra come un sistema di supporto bellico dall’efficacia crescente.

Ma qualsiasi patto di acciaio tra Iran-Russia, può trasformarsi in patto di latta, ricadendo nel concetto di realpolitik attribuibile, con qualche dubbio, a Lord Palmerston, che cita “non esistono alleanze eterne, ma interessi momentanei”.


di Fabio Marco Fabbri