Raid dell’Idf su Teheran: uccisi Soleimani e Larijani

martedì 17 marzo 2026


Sono stati eliminati nei raid notturni su Teheran il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani e il comandante dei Basij Gholamreza Soleimani. La conferma è arrivata dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Larijani era considerato l’uomo più influente del regime e il leader di fatto della Repubblica islamica dopo la morte di Khamenei padre. Benjamin Netanyahu intanto ha richiamato Ron Dermer per trattare con il Libano. L’ex ministro e negoziatore israeliano ha ammesso di essere stato incaricato di condurre i negoziati. “Il premier mi ha chiesto di intervenire”, ha detto, aggiungendo che per raggiungere un’intesa “Hezbollah deve essere disarmato”. Nel diciottesimo giorno di guerra il premier israeliano ha rivendicato il raid. “Abbiamo eliminato Ali Larijani, il boss dei Guardiani della Rivoluzione, il gruppo di gangster che de facto governa l’Iran e insieme a lui anche il capo della Forza Basij che diffonde il terrore tra la popolazione iraniana. ‘Stiamo aiutando i nostri amici americani nel Golfo e stiamo indebolendo questo regime nella speranza di dare al popolo iraniano la possibilità di rovesciarlo. Non accadrà tutto in una volta, non sarà facile. Ma se persevereremo, daremo loro la possibilità di prendere in mano il proprio destino”.

Intanto, Donald Trump continua a sollecitare la formazione di una coalizione internazionale, con il contributo primario della Nato, per liberare e aprire lo Stretto di Hormuz bloccato dall’Iran con la conseguente paralisi del commercio del petrolio nel Golfo Persico. L’aumento dei prezzi impone una soluzione al rebus, ma l’iniziativa del presidente degli Stati Uniti fatica a decollare. “Numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Li annunceremo presto: alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me”, dice Trump con dichiarazioni generiche. Non è chiaro chi abbia dato la propria disponibilità e come intenda contribuire. “Dopo 40 anni, che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché gli iraniani non ne hanno più a disposizione? Io chiedo se hanno dragamine e mi dicono che preferirebbero non essere coinvolti”, le argomentazioni del numero uno della Casa Bianca.

Non è chiaro nemmeno per quale motivo Trump chieda l’intervento di altri Paesi, Cina compresa, visto che “non ne abbiamo bisogno”. “Voglio vedere come reagiscono”, dice con l’ennesima giravolta verbale. “Ho sempre pensato che questa fosse una debolezza della Nato, il nostro compito era proteggerli. Ma ho sempre detto che, quando avremo bisogno di aiuto, loro non ci proteggeranno. Noi abbiamo costruito il più grande esercito del mondo e proteggiamo le persone. Se avessimo bisogno delle loro navi o di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi mezzo che potrebbero avere, dovrebbero venire subito ad aiutarci perché noi li abbiamo aiutati per anni”, dice. Il presidente non rende nota la lista nera degli ingrati, il compito probabilmente spetterà al segretario di Stato. “Saremo delusi da qualche nazione e vi diremo quali sono”, dice Trump delegando l’incarico a Marco Rubio.

Il presidente non usa toni particolarmente gratificanti nemmeno per chi, a suo dire, si unirà all’impresa. Il Regno Unito, dice, non si è comportato bene. “Non sono contento di come ha agito, ma parteciperà”, dice prima di bacchettare il premier britannico Keir Starmer. “Mi ha detto sto incontrando il mio team per decidere. E gli ho detto perché devi vedere il tuo team? Sei tu il primo ministro, sei tu che devi prendere la decisione, non devi parlare con nessuno. Dopo che abbiamo distrutto le capacità militari dell’Iran e la zona è diventata molto più sicura, ha detto che avrebbe mandato due portaerei: gli ho detto no non le vogliamo più. È stato deludente”, l’affondo di Trump. “Stiamo discutendo, con partner europei, del Golfo e gli Usa, e ovviamo dobbiamo valutare molte opzioni. Noi abbiamo già sistemi di sminamento autonomi nella regione, valutiamo opzioni ed esperienza, ma lavoriamo con gli alleati”, dice Starmer nelle stesse ore.

Categorica la posizione della Germania. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz esclude la partecipazione del paese alla guerra in ogni forma: “Non abbiamo il mandato delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o della Nato richiesto dalla Legge fondamentale. È stato dunque chiaro dall’inizio che questa guerra non è una questione che riguarda la Nato”, dice nel corso di una conferenza stampa a Berlino. La Germania, ha quindi chiarito, non è stata consultata né dagli Stati Uniti né da Israele prima dell’inizio della campagna. Questo significa – prosegue – che non c’è mai stata una discussione sul “se” le truppe tedesche sarebbero state coinvolte. Per tale motivo “la questione del come la Germania potrebbe essere coinvolta militarmente qui non si pone”.

Semaforo rosso anche dal Giappone. “Nell’attuale situazione con l’Iran, al momento non consideriamo l’avvio di un’operazione di sicurezza marittima”, afferma il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi. “La domanda è quello che il Giappone dovrebbe fare di sua iniziativa e quello che sarebbe possibile nella nostra cornice legale, piuttosto che quello che sia richiesto dagli Stati Uniti”, spiega la premier Sanae Takaichi spiegando di aver “chiesto a varie sezioni di diversi ministeri di valutare la cosa”. L’utilizzo delle Forze di autodifesa per missioni all’estero è una questione politicamente sensibile per il Giappone, nella cui Costituzione vi è l’articolo, imposto dagli Usa nel 1947 dopo la Seconda guerra mondiale, che sancisce la rinuncia formale alla guerra e vieta il mantenimento di forze armate. “Il Governo giapponese sta attualmente considerando come adottare le necessarie misure – conclude la premier – ovviamente, queste saranno nell’ambito della legge giapponese, ma stiamo valutando come proteggere le navi collegate al Giappone e i loro equipaggi, e vedere quello che possiamo fare”. No anche dall’Australia, mentre il dibattito in Corea del Sud è accompagnato da manifestazioni di protesta contro l’ipotesi di invio di navi.

Frattanto, L’Italia ha escluso la partecipazione alla guerra. “Da una parte per noi è fondamentale, ovviamente, la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire insomma significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”, ha detto ieri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Quarta Repubblica su Rete 4 alla fine della giornata caratterizzata dalla partecipazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea a Bruxelles. Nella riunione, dice il titolare della Farnesina, è stato espresso “l’auspicio di un rapido percorso per arrivare alla pace e stabilità in Medio Oriente. La via del negoziato diplomatico e del dialogo con i Paesi del Golfo è sempre più essenziale per promuovere la de-scalation e garantire la libertà di navigazione e la sicurezza marittima a Hormuz”.


di Redazione