Von der Leyen a Strasburgo: per l’Iran nessuna lacrima

mercoledì 11 marzo 2026


Un intervento duro e deciso. Ursula von der Leyen ha riferito alla seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Nel suo intervento, la leader dell’Esecutivo comunitario ha prima tracciato un quadro politico della crisi in Medio Oriente, per poi concentrarsi sulle ripercussioni economiche della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Significativa, in questo senso, la scelta di non citare direttamente né Washington né Tel Aviv, puntando invece l’attenzione esclusivamente sulle responsabilità del regime iraniano e della sua ex guida suprema, Ali Khamenei. Secondo von der Leyen, il defunto leader di Teheran “ha governato attraverso la repressione, la violenza e la paura, e ha sponsorizzato il terrorismo in tutta la regione e persino sul suolo europeo”. Per questo “non si dovrebbero versare lacrime per un regime del genere e molti iraniani hanno celebrato la caduta di Khamenei. Sperano che questo momento possa aprire la strada verso un Iran libero. Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro”. Le parole della presidente della Commissione europea confermano quindi la sua apertura alla prospettiva di un cambio di regime a Teheran. Una posizione che, tuttavia, non è condivisa da tutti ai vertici dellUnione. Il presidente del Consiglio europeo António Costa, intervenendo sullo stesso tema, ha infatti ricordato che la libertà non può essere conquistata attraverso i bombardamenti, prendendo implicitamente le distanze dalla linea sostenuta da von der Leyen.

Dopo la premessa politica, l’attenzione si è spostata sugli effetti economici del conflitto, in particolare sul fronte energetico. “Le perturbazioni nel Golfo si ripercuotono rapidamente sui prezzi ovunque. Stiamo già assistendo a picchi di prezzo. Per questo motivo, ieri si sono incontrati i ministri dellEnergia del G7, a cui è seguita una videochiamata dei leader del G7. Ma, indipendentemente dalle nostre misure, finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti. E questa energia ha sempre un costo”. La presidente della Commissione ha fornito anche alcuni dati sull’impatto immediato della crisi. “Solo per fare un esempio: dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento – ha proseguito – Traducendo questo dato in euro, 10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza. Sul costo dell’energia e sul design del mercato. Nel complesso, l’attuale struttura del mercato ha funzionato e gode di un sostegno generale. Tuttavia, è fondamentale ridurre l’impatto sui costi quando è il gas a determinare il prezzo dellelettricità’”.

Nel passaggio successivo, von der Leyen ha illustrato le opzioni allo studio dell’esecutivo comunitario per contenere l’impatto della volatilità energetica. “Stiamo preparando un uso migliore dei Power purchase agreements (Ppa) e dei contratti per differenza; misure di aiuti di Stato; l’esplorazione di possibili sussidi o di un tetto al prezzo del gas”. La strategia energetica europea, ha sottolineato von der Leyen, non dovrà comunque cambiare direzione nonostante le pressioni legate all’emergenza geopolitica. “Abbiamo fonti di energia prodotte in casa: rinnovabili e nucleare. I loro prezzi sono rimasti gli stessi negli ultimi dieci giorni. Eppure, nella crisi attuale, alcuni sostengono che dovremmo abbandonare la nostra strategia di lungo periodo e perfino tornare ai combustibili fossili russi. Sarebbe un errore strategico. Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli”. La linea della Commissione resta dunque quella di proseguire nel percorso già avviato. “Possiamo certamente essere più pragmatici e più intelligenti nella sua attuazione, ma la direzione di marcia è quella giusta”. Un concetto ribadito con forza anche nel passaggio conclusivo dell’intervento.

Le parole della presidente della Commissione arrivano in una fase delicata del dibattito energetico internazionale. Negli Stati Uniti, infatti, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha aperto alla possibilità di riconsiderare alcune misure sanzionatorie sul petrolio russo, mentre Washington ha già concesso un alleggerimento temporaneo delle restrizioni sulle esportazioni verso lIndia. In Europa, il tema resta altamente divisivo. In Italia, ad esempio, la Lega continua a spingere per una riapertura delle importazioni energetiche dalla Russia, riaccendendo un confronto politico che potrebbe intensificarsi nelle prossime settimane.


di Eugenio Vittorio