Mosca e il costo nascosto della guerra

venerdì 20 febbraio 2026


Mentre i negoziati di pace guidati dagli Stati Uniti continuano a procedere senza progressi sostanziali, la guerra tra Russia e Ucraina si combatte sempre più anche sul terreno della narrazione politica e strategica: il Cremlino insiste nel presentare i lenti avanzamenti lungo la linea del fronte come la prova di una vittoria inevitabile, ma Kyiv risponde concentrando l’attenzione sul costo umano crescente che l’invasione sta imponendo a Mosca, nella convinzione che l’aumento delle perdite possa alla lunga incrinare la determinazione del presidente Vladimir Putin. I vertici politici e militari ucraini non nascondono che, allo stato attuale, non dispongono delle forze necessarie per una vasta controffensiva capace di liberare in tempi brevi tutti i territori occupati; per questo la priorità strategica indicata per il 2026 punta piuttosto a trasformare il conflitto in una guerra di logoramento sistematico, infliggendo perdite sempre più pesanti all’esercito russo fino a rendere l’occupazione insostenibile. Il nuovo ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ha dichiarato apertamente che l’obiettivo è arrivare a neutralizzare fino a 50mila soldati russi al mese, un traguardo che riflette la convinzione che la chiave del conflitto non sia tanto la riconquista immediata del territorio quanto l’erosione progressiva delle capacità offensive di Mosca.

Dal punto di vista operativo, la Russia mantiene l’iniziativa dalla fine del 2023 ma non è riuscita a ottenere sfondamenti decisivi: secondo molte valutazioni indipendenti, negli ultimi due anni le forze russe avrebbero conquistato meno dell’uno per cento di territorio ucraino aggiuntivo, pagando però un prezzo altissimo in termini di caduti e feriti. Nel frattempo il campo di battaglia è cambiato radicalmente: le linee statiche dei primi mesi hanno lasciato spazio a una vasta “zona grigia” dominata dai droni, che sorvegliano e colpiscono con continuità rendendo estremamente rischiose le grandi offensive corazzate; Mosca ha adattato le proprie tattiche, riducendo gli assalti di massa e privilegiando piccoli gruppi di infiltrazione incaricati di sondare le difese ucraine alla ricerca di varchi.

Tuttavia la pressione politica sui comandanti russi affinché mostrino risultati tangibili li spinge a continuare gli attacchi, e ciò offre a Kyiv un vantaggio strutturale come forza difensiva: secondo fonti ucraine, le perdite russe avrebbero superato di recente le 30mila unità mensili, un livello che per la prima volta eccederebbe la capacità di reclutamento nello stesso arco di tempo. A complicare il quadro per Mosca si sono aggiunte interruzioni nella connettività Starlink utilizzata dalle truppe russe, con effetti negativi sul coordinamento delle operazioni e un’ulteriore esposizione delle unità avanzate, circostanza che avrebbe già favorito alcune controffensive ucraine locali. Fin dall’inizio dell’invasione, il Cremlino ha cercato di attutire l’impatto politico delle perdite concentrando il reclutamento nelle regioni più povere e tra le minoranze etniche, offrendo anche amnistie ai detenuti; più di recente ha puntato su bonus d’ingaggio elevati e stipendi competitivi per attrarre volontari, ma la capacità di assorbire perdite non è illimitata e, con il protrarsi della guerra, mantenere questi incentivi diventa sempre più oneroso per un’economia sotto pressione.

Per massimizzare l’efficacia della propria strategia di logoramento, l’Ucraina ha sviluppato una sofisticata infrastruttura digitale che trasforma l’impiego dei droni in una campagna sistematica: attraverso piattaforme come il sistema ePoints vengono registrate e verificate le perdite russe, consentendo ai comandi di valutare in tempo reale l’efficacia delle unità e di adattare le tattiche. I risultati, secondo Kyiv, sono significativi: nel solo dicembre 2025 le unità di droni ucraine avrebbero colpito oltre centomila obiettivi russi, con un incremento del 31 per cento rispetto al mese precedente, un approccio che anche voci russe come il blogger Dmitrij Rogozin riconoscono come un modello di conflitto pensato per esercitare una pressione costante e prolungata. Intanto, secondo il segretario alla Difesa britannico John Healey, Mosca sarebbe sempre più dipendente da reclute straniere per compensare le perdite, segno di una difficoltà strutturale nel rimpiazzare i caduti; Putin continua a evitare una nuova mobilitazione generale per timore di destabilizzare il fronte interno e provocare un’ulteriore fuga di uomini in età da combattimento, ma le alternative – maggiori stanziamenti pubblici per sostenere il reclutamento o una riduzione delle operazioni offensive – comportano a loro volta rischi politici ed economici.

In questo contesto si inseriscono anche le indiscrezioni sui tentativi russi di limitare o bloccare Telegram, interpretati da alcuni osservatori come un segnale di crescente preoccupazione per possibili tensioni sociali. Per gran parte della popolazione russa la guerra è rimasta a lungo un evento distante, percepito più attraverso la propaganda che attraverso l’esperienza diretta; ma un aumento continuo delle vittime, unito alle difficoltà economiche, potrebbe progressivamente erodere questa distanza psicologica e alimentare nuove pressioni sul potere centrale. Mentre il conflitto entra nel suo quinto anno, Kyiv scommette che la somma di perdite militari crescenti, costi economici e potenziale malcontento interno possa alla fine costringere il presidente russo a riconsiderare la propria strategia e ad aprirsi a una soluzione negoziale più concreta.

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza


di Renato Caputo (*)