giovedì 19 febbraio 2026
Tutti attendono la decisione di Donald Trump. L’esercito degli Stati Uniti si è messo “in posizione” per un possibile attacco contro l’Iran. A riferirlo sono funzionari del Pentagono e della Casa Bianca al New York Times, precisando che il commander-in-chief non ha ancora assunto una decisione definitiva sulle modalità e sui tempi di un’eventuale azione. Secondo il quotidiano americano, la portaerei Uss Gerald R. Ford, attesa entro la fine della settimana al largo delle coste israeliane, avrà il compito di rafforzare la protezione di Tel Aviv e delle principali città del Paese in caso di ritorsioni da parte di Teheran. Al momento, gli Stati Uniti hanno concentrato in Medio Oriente il più imponente dispositivo militare dall’invasione dell’Iraq del 2003. Fonti informate hanno riferito a Cbs News che, durante un briefing nella Situation room, alti funzionari della sicurezza nazionale hanno comunicato a Trump la piena operatività delle forze armate già a partire da sabato. Tuttavia, le stesse fonti sottolineano come sia probabile che eventuali tempistiche operative possano estendersi oltre il fine settimana, mentre la Casa Bianca continua a valutare il quadro strategico.
Un’analisi di Sky news, basata su fonti Osint (open source intelligence), evidenzia un massiccio accumulo di assetti militari che lascerebbe ipotizzare, qualora si optasse per un’azione, una campagna aerea potenzialmente prolungata e non limitata a un singolo strike. Il dispositivo si articolerebbe su tre direttrici principali. La prima riguarda la componente navale. Alla portaerei Uss Abraham Lincoln e al Carrier Strike Group 3 si affiancherà a breve la Uss Gerald R. Ford con il suo Csg12. La Ford è attesa nelle prossime 24 ore nello Stretto di Gibilterra e dovrebbe posizionarsi a sud di Cipro entro quattro giorni, mantenendo velocità di crociera standard. Il secondo elemento è rappresentato dal ponte aereo logistico. Negli ultimi 10 giorni, numerosi voli di C-5 Galaxy e C-17 Globemaster hanno trasportato sistemi di difesa aerea verso le basi statunitensi nella regione, in previsione di possibili rappresaglie iraniane. Parallelamente, le batterie israeliane “Iron Dome” sono state ridislocate dal confine con Gaza verso i confini orientali.
Terzo tassello del dispositivo è l’invio di una consistente flotta di aerei cisterna KC-130J per il rifornimento in volo. Sei velivoli sono decollati il 16 febbraio dalla base britannica di Mildenhall diretti in Grecia; altri dieci, il 18 febbraio, sono partiti dagli Stati Uniti continentali, via Gran Bretagna, verso basi in Grecia e Bulgaria. L’analisi ricorda inoltre la presenza di assetti statunitensi presso la base britannica di Akrotiri a Cipro, ad Aviano in Italia, nelle Azzorre, in Spagna e a Diego Garcia, nell’arcipelago di Chagos. Nel potenziale teatro operativo sarebbero disponibili oltre cento velivoli da combattimento, tra F-15, F-18, F-22, F-35 e bombardieri B-2. Da Teheran, il responsabile dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, ha ribadito la posizione della Repubblica islamica sul programma nucleare. “La base dell’industria nucleare è l’arricchimento. Qualunque cosa si voglia fare nel processo nucleare, è necessario il combustibile nucleare”, ha dichiarato, secondo un video diffuso dal quotidiano Etemad. “Il programma nucleare iraniano procede secondo le regole dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e nessun Paese può privare l’Iran del diritto di beneficiare pacificamente di questa tecnologia”.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha invitato i connazionali presenti in Iran a lasciare “immediatamente” il Paese, ritenendo la prospettiva di un conflitto aperto “molto reale” anche nelle prossime ore. Preoccupazione è stata espressa anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto: “Siamo tutti preoccupati per ciò che succede e per ciò che può succedere in Iran. Mi auguro che si sia ancora nella fase della pressione, perché l’Iran faccia delle scelte che tutto il mondo auspica”, ha dichiarato a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola ufficiali dell’Arma.
di Eugenio Vittorio