lunedì 16 febbraio 2026
Teheran definisce la sua strategia. Ormai è appurato che l’Iran debba negoziare un cambio di rotta dopo la violenta repressione delle proteste interne e i movimenti militari statunitensi nel Golfo persico. Il Paese ha ammesso di voler collaborare sul dossier nucleare ma affida alla diplomazia un messaggio duplice: apertura al negoziato, ma nessuna concessione lampo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi è giunto in Svizzera dichiarando su X di essere arrivato a Ginevra “con iniziative concrete per raggiungere un accordo equo ed equilibrato”, precisando tuttavia che Teheran “non si piegherà alle minacce degli Stati Uniti”. Il nuovo round di colloqui, definito da parte iraniana come “indiretto”, si svolgerà presso l’ambasciata dell’Oman a Ginevra, dopo la ripresa del dialogo avvenuta all’inizio di febbraio a Muscat, in un clima segnato da rinnovate tensioni e da espliciti riferimenti, da parte americana, all’opzione militare. La flotta a stelle e strisce in acque mediorientali ne è la prova. Sul piano sostanziale, la Repubblica islamica pone sul tavolo una richiesta precisa: la rimozione effettiva delle restrizioni economiche e la restituzione dei beni congelati all’estero. Il vice ministro per la diplomazia economica, Hamid Ghanbari, ha sottolineato che “per raggiungere un accordo duraturo, è necessario che gli Stati Uniti traggano anche vantaggi economici con un potenziale di ritorno forte e rapido, in settori come l’energia, il petrolio e il gas, le miniere, l’aviazione e lo sviluppo urbano. In cambio, l’Iran chiede la restituzione effettiva dei suoi beni confiscati all’estero”.
Riguardo al programma nucleare iraniano, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha annunciato che “per dimostrare che l’Iran non è alla ricerca di armi nucleari, consentiremo all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) di ispezionare i nostri siti nucleari, anche quelli situati nel sottosuolo e sulle montagne. Le ispezioni possono essere condotte mensilmente o addirittura quotidianamente, in modo che gli ispettori possano identificare qualsiasi attività sospetta”, ha aggiunto, delineando un possibile rafforzamento del regime di verifica affidato all’Aiea, guidata dal direttore generale Rafael Grossi, che Araghchi incontrerà a margine dei colloqui. La televisione di Stato iraniana ha confermato l’arrivo del ministro a capo di una delegazione diplomatica e tecnica, precisando che “Il ministro degli Esteri è arrivato a Ginevra a capo di una delegazione diplomatica e di esperti per partecipare al secondo round di negoziati sul nucleare”. In agenda anche incontri bilaterali con le autorità svizzere e omanite. Da Washington è giunta la conferma che anche l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del commander-in-chief Donald Trump, si recheranno a Ginevra per partecipare ai colloqui. Un segnale politico che indica la volontà statunitense di mantenere aperto il canale negoziale, pur in un contesto di forte diffidenza reciproca.
Nel frattempo, dal fronte regionale emergono dichiarazioni destinate ad alimentare ulteriormente la tensione. Il portavoce dei talebani afghani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che il movimento assisterebbe l’Iran qualora gli Stati Uniti dovessero attaccare il Paese. Secondo Mujahid, il popolo afghano mostrerebbe simpatia verso Teheran e potrebbe collaborare, pur senza che ciò implichi automaticamente un ingresso diretto in un conflitto armato contro Washington. Mujahid ha inoltre sostenuto che l’Iran avrebbe “vinto” la guerra di 12 giorni con Israele e gli Stati Uniti a giugno e che “vincerà di nuovo” in caso di nuove ostilità, perché “ha la capacità, è nel giusto e ha il diritto di difendersi”. Le relazioni tra Teheran e i talebani restano strutturalmente complesse, in primis frattura confessionale tra sciiti e sunniti. Tuttavia, dopo il ritorno dei talebani al potere a Kabul, i due governi hanno progressivamente avviato forme di cooperazione pragmatica, soprattutto sul piano della sicurezza e dei flussi economici transfrontalieri.
di Eugenio Vittorio