Nucleare, Iran: “Pronti a dare garanzie”

mercoledì 11 febbraio 2026


Un buon (nuovo) inizio. I colloqui tra Stati Uniti e Iran sul dossier nucleare sono ripartiti con cautela, ma in maniera spedita. Non c’è voglia di perdere tempo, né da una parte né dall’altra. E con il negoziato riattivato con Washington, Teheran si dice pronta a mettere sul tavolo garanzie formali sull’esclusione di qualunque finalità militare del proprio programma nucleare, a condizione che vengano riconosciuti i “suoi diritti in ambito civile”. In un’intervista a Russia Today, ripresa dall’agenzia Irna, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran è disposto a garantire di non perseguire armi atomiche, chiedendo in cambio che gli Stati Uniti assicurino il diritto della Repubblica islamica alla tecnologia nucleare pacifica per la produzione di energia elettrica. Secondo il capo della diplomazia iraniana, tali garanzie sono “fattibili e realizzabili” qualora vi sia buona volontà da entrambe le parti. Araghchi ha tuttavia ammesso che il Paese non ha “ancora piena fiducia negli americani”, pur ribadendo che “non esiste altra soluzione se non quella diplomatica”. Il ministro ha ricordato come la ripresa dei colloqui, avvenuta la scorsa settimana in Oman, si inserisca in un contesto segnato da profonde diffidenze, soprattutto dopo i raid statunitensi contro i principali siti nucleari iraniani della scorsa estate, che avevano interrotto un precedente ciclo negoziale. “Eravamo nel bel mezzo dei negoziati lo scorso giugno quando hanno deciso di attaccarci. È stata un’esperienza molto negativa per noi”, ha dichiarato.

Anche Benjamin Netanyahu è pronto a inserirsi nel discorso tra Usa e Iran. Nel giorno dell’incontro con Donald Trump sulla strategia da adoperare in Medio Oriente, ha incontrato a Washington gli inviati del presidente americano, Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo l’ufficio del primo ministro, i tre hanno “discusso di questioni regionali e hanno fornito un aggiornamento sul primo round di negoziati tenutosi con l’Iran venerdì scorso”, a conferma dell’attenzione con cui Israele segue l’evoluzione del dialogo tra Teheran e Washington. Da Teheran arrivano segnali di apertura circoscritta anche sul piano tecnico. “Siamo pronti a negoziare limiti sul livello delle nostre attività di arricchimento delluranio, nonché della quantità delle riserve di uranio del Paese, durante gli attuali colloqui con gli Stati Uniti, ma il nostro diritto (all’arricchimento) deve essere rispettato”, ha dichiarato alla Pbs il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei. Il funzionario ha inoltre sottolineato che “nessuna persona saggia e razionale è alla ricerca della guerra”, in riferimento alle minacce di un possibile intervento militare statunitense, qualora l’Iran non accettasse di fermare le proprie attività nucleari, missilistiche e regionali.

E se c’è una cosa a cui l’Iran non vuole rinunciare, questa sono i vettori balistici. Ali Shamkhani, rappresentante della Guida suprema Ali Khamenei presso il Consiglio di difesa nazionale, ha escluso che il programma missilistico possa rientrare nel perimetro dei negoziati, definendolo non negoziabile. “È saggio per l’altra parte perseguire seriamente questi colloqui, invece di ostentare la propria potenza militare”, ha affermato. Intanto il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha reso noto che sono in corso consultazioni per definire la tempistica del prossimo round di colloqui con gli Stati Uniti. Dopo una visita in Oman, Larijani ha incontrato a Doha l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, per discutere degli sviluppi del dialogo Teheran-Washington.

E infine ha parlato il capo di Stato – dietro soltanto alla Guida supremaMasoud Pezeshkian. In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato in occasione del 47° anniversario della Rivoluzione islamica, ha dichiarato: “Mi scuso per le mancanze e le carenze del Paese, la cosa più importante per noi è la risoluzione dei problemi economici”. Il presidente ha aggiunto: “Alcuni chiedono agli stranieri di attaccare l’Iran e risolvere i problemi interni, mentre i nemici hanno cercato di ingannare i giovani, seminare discordia e ordire complotti per un colpo di Stato in Iran durante le recenti rivolte. Tuttavia, siamo pronti ad ascoltare i manifestanti”. In precedenza, lo stesso Pezeshkian aveva definito i manifestanti “terroristi” e mercenari di Stati Uniti e Israele, invocandone la punizione. Secondo fonti non ufficiali, almeno 40mila persone sarebbero state uccise a gennaio durante la repressione delle proteste antigovernative esplose in numerose città del Paese; i dati ufficiali parlano invece di poco più di 3.000 vittime. Un divario che potrebbe screditare entrambe le cifre, mentre Teheran tenta, sul piano esterno, di riaprire un canale negoziale con Washington evitando al contempo di apparire indebolita sul fronte interno e regionale.


di Eugenio Vittorio