Trump-Netanyahu: domani faccia a faccia a Washington

martedì 10 febbraio 2026


Le prove generali. Domani, a Washington, Donald Trump e Benjamin Netanyahu si incontreranno per parlare di una strategia condivisa da portare al tavolo dei colloqui con l’Iran. Al centro del discorso, il dossier sul nucleare di Teheran. Il primo ministro israeliano e il commander-in-chief statunitense si incontreranno domani alla Casa Bianca, alle 11 (ora locale). Il colloquio, secondo quanto comunicato dall’ufficio del primo ministro di Tel Aviv, si svolgerà a porte chiuse e, al momento, non sono previste conferenze stampadichiarazioni ai media prima o dopo l’incontro. Secondo l’agenzia Ynet, Netanyahu sarà accompagnato da una delegazione ristretta, composta dal segretario militare, il generale Roman Goffman, e dal capo ad interim del Consiglio di sicurezza nazionale, Gil Reich. Non sarà presente la moglie, Sara Netanyahu.

Poco prima di imbarcarsi sul Wing of Zion – l’aereo presidenziale – per il volo diretto a Washington, il premier israeliano ha dichiarato ai giornalisti che “presenterà al presidente il nostro approccio sui principi dei negoziati” con l’Iran, come riporta il Times of Israel. Netanyahu ha sottolineato che tali principi sono rilevanti non solo per Israele, ma per ogni Paese “che desidera pace e sicurezza”. Nel corso del vertice, ha aggiunto, i due leader affronteranno “una serie di argomenti”, tra cui la situazione a Gaza. La missione di Netanyahu negli Stati Uniti mira in particolare a ottenere il sostegno di Donald Trump alle richieste israeliane nel quadro dei negoziati tra Washington e Teheran, avviati di recente in Oman. Israele chiede non soltanto limiti stringenti al programma nucleare iraniano, ma anche restrizioni sullo sviluppo dei missili balistici e la cessazione del sostegno di Teheran ai suoi alleati regionali. Il vertice affronterà inoltre il piano statunitense per la ricostruzione di Gaza, sul quale Netanyahu insiste per il disarmo di Hamas e l’esclusione dell’Autorità palestinese.

Nel frattempo, il governo israeliano ha adottato misure che rafforzano il controllo sulla Cisgiordania occupata, facilitando l’acquisto di terreni da parte dei coloni. Le decisioni, approvate dal gabinetto di sicurezza, sono considerate una violazione degli accordi di Oslo e un passo verso un’annessione di fatto. La mossa ha suscitato critiche a livello internazionale e ha alimentato tensioni anche con la stessa amministrazione Trump, che ufficialmente si oppone all’annessione. Secondo quanto riportato da Axios, citando fonti della Casa Bianca, Donald Trump mantiene una linea contraria all’annessione della Cisgiordania da parte di Israele, ritenendo che una “Cisgiordania stabile mantiene Israele sicura ed è in linea con l’obiettivo dell’amministrazione di raggiungere la pace nella regione”. La presa di posizione segue la decisione di Israele di estendere il proprio controllo su aree che, in base agli Accordi di Oslo, dovrebbero ricadere sotto il controllo totale o parziale dell’Autorità palestinese.

Da Teheran, infine, sono arrivate critiche dirette a Israele. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha attaccato “il ruolo di Israele nella diplomazia regionale”, invitando Washington ad “agire in modo indipendente nella sua politica estera e a non lasciare che attori esterni dettino le decisioni”, nel contesto dei colloqui in corso tra Iran e Stati Uniti. “L’Iran sta negoziando con gli Stati Uniti ed è la Casa Bianca che dovrebbe decidere di agire in modo indipendente dalle pressioni esterne, in particolare da Israele, che ignora gli interessi regionali e persino americani”, ha affermato Baghaei durante la conferenza stampa settimanale, aggiungendo: “Israele è una fonte di insicurezza e si è opposto a qualsiasi mossa diplomatica nella regione che possa portare alla pace”. Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della visita di Netanyahu negli Stati Uniti, nel corso della quale il dossier iraniano sarà uno dei temi centrali del confronto con l’amministrazione americana.


di Zaccaria Trevi