Il vaso di Pandora che spacca la famiglia reale

martedì 10 febbraio 2026


Gli Epstein files colpiscono anche oltreoceano. In Gran Bretagna, Buckingham Palace ha diffuso una nota definita senza precedenti, nella quale si afferma che re Carlo III è pronto a “dare sostegno”, qualora richiesto, alla polizia britannica impegnata a valutare l’eventuale rilievo penale delle informazioni confidenziali che l’ex principe Andrea avrebbe condiviso con Jeffrey Epstein. Al centro dell’attenzione vi sarebbero alcune missioni svolte in Asia negli anni in cui Andrea operava come emissario e testimonial commerciale per conto di diversi governi britannici. Nel comunicato, la casa reale ricorda come Carlo abbia già “mostrato la profonda preoccupazione” per il coinvolgimento del fratello nello scandalo legato ai rapporti con il defunto finanziere americano, adottando misure definite “senza precedenti”. Una linea di fermezza ribadita anche dal principe William e da Kate, che hanno dichiarato: “Siamo molto preoccupati”, sottolineando i rischi di un caso destinato a investire non solo la monarchia, ma anche l’Esecutivo guidato da Keir Starmer.

La pubblicazione dei documenti ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora, con ricadute gravi in Europa almeno tanto quanto negli Stati Uniti. Nel Regno Unito, in particolare, i legami di Epstein con l’ex principe Andrea e con l’ex ambasciatore britannico a Washington, Peter Mandelson, stanno mettendo sotto pressione sia la casa reale sia il governo laburista. I membri di spicco della famiglia reale hanno prontamente affermato che il loro pensiero è “rivolto alle vittime” dello scandalo Epstein. Nel testo non compare mai il nome di Andrea, ma il riferimento ai numerosi imbarazzi causati dal suo coinvolgimento è implicito, così come l’impatto sugli impegni internazionali ai massimi livelli della monarchia: dalla recente missione di William in Arabia Saudita fino alle visite di re Carlo, più volte contestate anche sul territorio nazionale.

Anche il primo ministro Keir Starmer procede con estrema cautela dopo le dimissioni di Mandelson, figura chiave del New Labour di Tony Blair, richiamata circa un anno fa dallo stesso Starmer come ambasciatore negli Stati Uniti nonostante fossero già noti i suoi rapporti con Epstein. Il prime minister resiste, ma sa di essere sul filo del rasoio. Mentre Mandelson è ora al centro di un’indagine penale di Scotland Yard per i suoi legami con il finanziere. Alla sua uscita di scena sono seguite quelle del chief of staff Morgan McSweeney e del responsabile della comunicazione Tim Allan. Sotto pressione anche interna, con il leader laburista scozzese Anas Sarwar che ne ha invocato le dimissioni, Starmer ha scelto di rivolgersi al gruppo parlamentare del partito nel tentativo di ricompattare i deputati e salvaguardare la propria leadership.

Le onde d’urto degli Epstein files raggiungono infine anche la Norvegia. La polizia ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti della diplomatica Mona Juul e del marito Terje Rød-Larsen, sospettati rispettivamente di “corruzione aggravata” e di “complicità in corruzione aggravata” in relazione ai loro passati rapporti con Epstein. Juul, appena dimessasi dagli incarichi di ambasciatrice in Giordania e in Iraq, e il coniuge avevano avuto un ruolo di primo piano nei negoziati segreti israelo-palestinesi che condussero agli Accordi di Oslo nei primi anni Novanta. Sul dossier continuano inoltre ad addensarsi interrogativi sul possibile coinvolgimento o interesse di agenzie di intelligence, dalla Cia al Mossad fino all’Fsb russo. Ulteriori rivelazioni potrebbero emergere già nelle prossime ore, quando i parlamentari avranno accesso a copie non censurate dei file, alimentando un caso che appare tutt’altro che vicino alla conclusione.


di Eugenio Vittorio