Elezioni in Giappone, scompare la sinistra

lunedì 9 febbraio 2026


Una affermazione che va oltre le attese più ottimistiche consegna a Sanae Takaichi un mandato politico di portata storica. La prima donna alla guida del Giappone esce rafforzata dalle elezioni anticipate di domenica, rilanciando il Partito liberal-democratico (Ldp) e ponendo le basi per una stagione di riforme profonde, tanto sul piano economico quanto su quello della sicurezza nazionale. Secondo le proiezioni diffuse dall’emittente pubblica Nhk, il blocco conservatore formato da Ldp e Ishin si attesterebbe fino a 328 seggi sui 465 della Camera bassa. Il solo Ldp supererebbe quota 300, centrando il miglior risultato dal 2017, l’era dell’ex premier Shinzo Abe – assassinato nel 2022 – che di Takaichi fu mentore politico.

Dalla scena internazionale non sono mancati segnali di sostegno. Donald Trump ha rivolto alla premier giapponese Sanae Takaichi l’augurio di “grande successo” dopo la netta vittoria. “Congratulazioni alla premier e alla sua coalizione per la schiacciante vittoria ottenuta nell’importantissimo voto. È una leader molto rispettata e popolare. La decisione coraggiosa e saggia di Sanae di indire le elezioni ha dato i suoi frutti. Il suo partito ora controlla il Parlamento, detenendo una storica maggioranza di due terzi, la prima volta dalla Seconda Guerra mondiale”, ha scritto Trump su Truth. “Sanae, è stato un onore per me sostenere te e la tua coalizione. Ti auguro grande successo nell’attuazione del tuo programma conservatore, basato sulla pace attraverso la forza. Il meraviglioso popolo giapponese, che ha votato con tanto entusiasmo, avrà sempre il mio forte sostegno”, ha aggiunto.

Dal canto suo, la premier ha sottolineato il peso del nuovo incarico, parlando di una responsabilità senza precedenti. “Questo è l’inizio di una grande, grandissima responsabilità nel rendere il Giappone più forte e prospero”, ha dichiarato in conferenza stampa il giorno successivo al voto per il rinnovo della Camera bassa. Takaichi ha inoltre rimarcato come l’esito elettorale rifletta una chiara domanda di cambiamento: “Riteniamo che l’opinione pubblica abbia dimostrato comprensione e simpatia nei confronti dei nostri appelli relativi all’urgente necessità di un importante cambiamento politico”. A proposito della politica estera, la premier ha aperto a un possibile riavvicinamento con Pechino dopo le tensioni di novembre legate alle sue posizioni su Taiwan. “Il nostro Paese è aperto a vari dialoghi con la Cina. Abbiamo già avviato uno scambio di opinioni. Continueremo a farlo, ma lo faremo con calma e in modo appropriato”.

Il successo elettorale, maturato nonostante le intense nevicate che hanno colpito vaste aree del territorio nord-occidentale, inclusa Tokyo, è il risultato di un consenso costruito in tempi rapidi dalla leader sessantaquattrenne, nominata alla guida del partito solo poco più di tre mesi fa. I sondaggi indicano un gradimento personale vicino al 70 per cento, alimentato da un’immagine percepita come diretta e moderna, ma anche dalla richiesta degli elettori di misure concrete contro un’inflazione persistente, in un contesto di prezzi in aumento e redditi stagnanti. Dietro il trionfo, tuttavia, emergono fragilità strutturali che preoccupano analisti e mercati. La proposta di sospendere l’aliquota dell’8 per cento sui consumi alimentari, cavallo di battaglia della campagna e condivisa da parte dell’opposizione, solleva interrogativi sulla sostenibilità dei conti pubblici. Con un debito che supera il 200 per cento del Pil, i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine hanno raggiunto livelli storicamente elevati, mentre le attese di politiche fiscali espansive continuano a indebolire lo yen, accrescendo il costo delle importazioni.

Sul piano geopolitico, il nuovo mandato consolida la linea di fermezza già adottata nei confronti della Cina. Considerata in continuità con l’impostazione nazionalista di Abe, Takaichi ha già provocato i “vicini di casa”, evocando un possibile intervento militare in caso di attacco cinese a Taiwan, contribuendo ad aumentare la tensione regionale. Ben diverso il clima nei rapporti con Washington, dove Trump ha ribadito il proprio “totale endorsement” e confermato un vertice alla Casa Bianca previsto per marzo, riaffermando la centralità dell’alleanza nippo-statunitense nella competizione globale con Pechino. In questo solco si collocano anche le congratulazioni del segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha sottolineato come “se il Giappone è forte lo sono anche gli Stati Uniti”, ricordando “l’ottimo rapporto” con il tycoon. Resta ora aperto il dossier più sensibile: la revisione costituzionale dell’articolo 9, la clausola pacifista che limita l’impiego delle forze armate. Con i numeri attuali, la soglia dei 310 seggi necessaria per avviare il referendum è diventata realtà. I numeri, ci sono tutti.

Sul versante opposto, il voto ha segnato un vero e proprio tracollo dell’opposizione. L’alleanza centrista tra il Partito democratico costituzionale e il Komeito ha perso oltre due terzi dei 167 seggi detenuti, mentre il partito di destra Sanseito ha quasi triplicato la propria rappresentanza, candidandosi a esercitare una pressione ulteriore verso destra all’interno del nuovo esecutivo di Tokyo. L’esito giapponese si inserisce infine in una dinamica regionale più ampia, caratterizzata dal rafforzamento di forze conservatrici e filogovernative. Anche in Thailandia, le prime indicazioni dal voto parlamentare mostrano un’avanzata dei partiti di destra, con la formazione del premier Anutin Charnvirakul in testa, sebbene priva di una maggioranza autonoma. In un’Asia attraversata da rallentamento economico, tensioni sociali e pressioni geopolitiche la risposta sembrerebbe trovarsi, al momento, a destra.


di Eugenio Vittorio