mercoledì 4 febbraio 2026
La lotta intestina in Libia ha prodotto l’ennesima vittima. Stavolta, si tratta di un “pezzo grosso”. Il figlio di Mu’ammar Gheddafi, Saif al-Islam, è stato ucciso da diversi colpi di arma da fuoco, ieri sera, a Zintan. L’assassinio si sarebbe consumato nel giardino di casa del dissidente libico, figura chiave della resistenza alla Nato e al Cnt, con un commando di quattro uomini armati che avrebbero fatto irruzione. Circostanze decisamente sospette, tant’è che la procura generale del Paese ha aperto una indagine sulla morte di Saif. Gli investigatori sono al lavoro “a caccia di sospetti e prove”, si legge in una nota. Un’inchiesta preliminare è stata avviata “dopo la ricezione di una segnalazione formale sul decesso”. Secondo quanto riferito, “gli investigatori sono stati autorizzati a raccogliere informazioni, effettuare sopralluoghi e ispezioni, sequestrare elementi utili, nominare periti e ascoltare testimoni o persone in grado di chiarire la dinamica”.
Un primo accertamento è stato condotto da “un team investigativo che include medici legali ed esperti in balistica, impronte digitali, tossicologia e altri ambiti tecnico scientifici”, recatosi sul luogo dei fatti per l’esame del corpo. La verifica, sottolinea l’ufficio del procuratore generale, “ha stabilito che la vittima è morta in seguito a ferite da arma da fuoco”. La procura chiarisce che la fase successiva delle indagini riguarderà “la ricerca e le analisi delle prove, l’identificazione dei sospetti e la formalizzazione degli atti necessari per l’eventuale avvio dell’azione penale”. Al momento non sono stati indicati né un movente né il numero degli eventuali indagati, né sono stati forniti dettagli ufficiali sulle circostanze dell’uccisione. Da informazioni ancora frammentarie emerge tuttavia che Saif al Islam Gheddafi, 53 anni, sarebbe stato vittima di un’esecuzione mirata che con una morte accidentale avvenuta durante scontri tra milizie, come ipotizzato inizialmente.
Il comandante della 444ª Brigata libica, il generale Mahmoud Hamza, vicino al Governo di Tripoli, ha respinto le voci – insistenti e plausibili – che paventavano un qualsiasi coinvolgimento dell’Esecutivo di unità nazionale nell’uccisione di Saif al Islam Gheddafi. La smentita è dovuta necessariamente arrivare dopo che Libya Observer, in una serie di post sui social network, aveva attribuito la responsabilità dell’assassinio al governo, sostenendo che il figlio prediletto di Mu’ammar Gheddafi fosse stato freddato nella sua casa durante scontri tra milizie a Zintan. In una dichiarazione pubblicata sulla propria pagina Facebook, Hamza ha affermato che “non esiste alcuna forza militare o schieramento sul campo della Brigata all’interno della città di Zintan o nel suo ambito geografico” e che “non sono mai state impartite istruzioni o ordini al generale in merito a Saif al-Islam Gheddafi e che questa questione non rientra nel suo elenco di compiti militari o di sicurezza”. La 444ª Brigata combattente è un’unità militare particolarmente attiva nel contrasto al contrabbando, alla criminalità organizzata e alla tratta di esseri umani, sia nelle aree urbane sia nelle regioni desertiche del sud del Paese. Nel maggio 2025, la brigata era stata chiamata in causa per un presunto coinvolgimento nell’assassinio del capo delle milizie dissidenti Abdel Ghani al-Kikli.
Intanto, durissime le reazioni dell’ufficio politico di Saif Gheddafi. “Il suo assassinio non rimarrà impunito: coloro che lo hanno pianificato e portato a termine dovranno renderne conto”, ha dichiarato la stessa fonte al quotidiano saudita Al Hadath. “Con lui è stata assassinata ogni possibilità di pace e stabilità in Libia”, aggiunge la nota, sottolineando che “la vera risposta al suo assassinio è aderire al suo progetto nazionale”, pur invitando i sostenitori “a mostrare moderazione e saggezza”. L’ufficio politico chiede inoltre “un’indagine indipendente, sia locale che internazionale, per far luce sulle circostanze del suo assassinio” e che “la magistratura libica e la comunità internazionale si assumano le proprie responsabilità”. Sempre secondo Al Hadath, l’omicidio sarebbe stato preceduto da una colluttazione, durante la quale Gheddafi avrebbe tentato di difendersi. A riferire un ulteriore dettaglio è stato un cugino di Gheddafi, secondo cui il figlio di Saif sarebbe rimasto ferito nel corso dell’aggressione.
di Zaccaria Trevi