Spagna, meno disoccupati e più immigrati

martedì 3 febbraio 2026


Mai visto dal 2008. La disoccupazione in Spagna è scesa sotto il 10 per cento. Nel terzo quadrimestre del 2025, fa sapere l’ufficio di statistica, si è attestata al 9,9 per cento. Dopo un picco di disoccupazione negli anni Novanta, la Spagna era riuscita a invertire la rotta all’inizio degli anni Duemila. Ma la crisi finanziaria globale del 2008 e lo scoppio della bolla immobiliare hanno bruscamente cambiato le cose, facendo rialzare rapidamente la disoccupazione a oltre il 17 per cento nel 2009, per poi continuare a crescere, raggiungendo un picco storico del 27 nel 2013, il più alto dell’Unione europea. Dal 2014-2015 è iniziato un graduale recupero, legato alla ripresa economica e alle riforme del mercato del lavoro. Dopo aver raggiunto un picco intorno al 15 per cento nel 2020, la ripresa ha accelerato: il tasso ha continuato a diminuire, scendendo all’11 per cento alla fine del 2024 e ora è sotto il 10.

Il tutto mentre il governo Sánchez ha deciso di regolarizzare 500mila stranieri. L’ultima volta era successo con José Zapatero. Nel 2005 l’esecutivo a trazione Psoe concesse permessi di soggiorno e di lavoro a 576.506 persone su un totale di 691.655 richieste. 21 anni dopo, il governo Sánchez, con l’appoggio decisivo di Podemos, ha approvato un regio decreto che definisce la regolarizzazione straordinaria di 500mila stranieri. La misura andrà a beneficio di coloro che hanno risieduto ininterrottamente in Spagna per almeno 5 mesi, prima del 31 dicembre 2025, o che hanno presentato domanda di protezione internazionale prima di tale data. Dal 1986, è considerata una delle operazioni di inclusione più ambiziose in termini quantitativi: il governo auspica che garantirà i diritti dei migranti e faciliti la loro integrazione sociale e professionale in Spagna. La Moncloa ha raccolto la sfida lanciata da un’iniziativa legislativa popolare, e ha poi optato per l’attuazione della misura tramite un decreto reale, che garantisce, da un lato, lo snellimento delle procedure e, dall’altro, evita possibili ostruzionismi parlamentari, in un contesto in cui il Partito popolare, il principale partito di opposizione, ha già definito il provvedimento una “cortina fumogena”.

Secondo il Ministero dellInclusione, della previdenza sociale e delle migrazioni, quella del regio decreto è la via “più rapida, efficace e protettiva” per fornire una “risposta immediata e ordinata, pienamente conforme al quadro giuridico spagnolo ed europeo”. In cosa consisterà il permesso? Una volta studiato ogni caso, una risposta affermativa implicherà che il richiedente regolarizzerà il suo soggiorno in Spagna, il che include un permesso di lavoro valido per tutto il Paese e per qualsiasi settore. L’autorizzazione, che avrà una validità iniziale di un anno, consentirà ai beneficiari di essere successivamente inseriti nelle categorie standard della normativa sull’immigrazione per completare il processo di regolarizzazione. Il permesso si estende anche ai figli minorenni già presenti in Spagna, sebbene in questo caso l’autorizzazione avrà una validità di cinque anni.

Dal 1986 al 2005, la Spagna ha regolarizzato un milione e 253.730 stranieri su un totale di un milione 526.519 richieste. Il mondo sindacale ha apprezzato la decisione. La Ccoo parla di “misura positiva”, che servirà a dare uno status legale alle persone che già vivono in Spagna, e non, “come suggeriscono discorsi razzisti o di estrema destra, ad attrarre centinaia di migliaia di persone”. I processi di regolarizzazione, osserva il segretario generale Unai Sordo, “nascono dal fatto che le procedure ordinarie non hanno funzionato bene, e che quindi dobbiamo rafforzare i servizi pubblici che garantiscono questi processi”. Sordo ha detto, polemicamente, di comprendere la reazione dell’opposizione dell'estrema destra, che “non vuole cittadini, ma schiavi da sfruttare più facilmente”, mentre “noi vogliamo cittadini con diritti e doveri”. L’Ugt parla di “passo avanti” per affrontare l'ampio bacino di lavoro sommerso, “che è strutturale, fa parte del sistema di accumulazione del profitto in alcuni settori e crea spazi di sfruttamento lavorativo”. Il sindacato chiede “misure straordinarie” di accompagnamento “per contrastare l’economia sommersa e perseguire chi impiega lavoratori illegalmente”.

Il Pp, come accennato, ha definito la regolarizzazione una “cortina fumogena”, decisa in un momento difficile per il governo Sánchez, proprio per “coprire” altre questioni come la sicurezza dei trasporti pubblici, e dei treni in particolare, dopo l’incidente di 2 settimane fa che è costato la vita a 45 persone. Secondo i popolari, vanno regolarizzati gli individui “uno a uno”, e non in questa maniera generalizzata, che non farà altro che “attirare le mafie”. Quello “che non capiamo – ha detto la portavoce del partito, Ester Muñoz – sono le regolarizzazioni di massa, soprattutto perché sono legate alla residenza per 5 mesi e non all’occupazione, che è la posizione che il Partito popolare mantiene non solo ora, ma da molti anni”.


di Pierpaolo Arzilla