Colloqui con gli Usa, Iran: “Noi pronti al dialogo”

martedì 3 febbraio 2026


L’Iran ha aperto ufficialmente ai colloqui con gli Stati Uniti. Nel giorno in cui Steve Witkoff è arrivato in Israele per parlare con Benjamin Netanyahu del dossier Teheran, il regime degli ayatollah ha aperto uno spiraglio di mediazione. Dopo che per settimane Donald Trump e la Casa Bianca hanno incessantemente mostrato i muscoli – politicamente parlando – paventando un terribile intervento sul territorio iraniano, coadiuvati dall’esercito dello Stato ebraico. In un messaggio pubblicato su X, Masoud Pezeshkian ha reso noto di aver affidato al ministro degli Esteri Abbas Araghchi il compito di valutare un eventuale avvio di colloqui con gli Stati Uniti, ma solo a precise condizioni: assenza di minacce, rispetto reciproco e piena tutela degli interessi nazionali. “Alla luce delle richieste dei governi amici della regione di rispondere alla proposta di negoziati avanzata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ho incaricato il ministro degli Esteri di perseguire negoziati equi e imparziali, guidati dai principi di dignità, prudenza e opportunità, a condizione che sussista un ambiente adeguato, libero da minacce e aspettative irragionevoli”, ha scritto Pezeshkian, sottolineando che “tali negoziati saranno condotti nel quadro dei nostri interessi nazionali”. L’incontro tra Araghchi e Witkoff si terrà venerdì, secondo Axios.

Dalla regione arrivano però pressioni perché Teheran acceleri. Secondo un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti, l’Iran non avrebbe alternative. “L’Iran oggi deve raggiungere un accordo”, ha dichiarato il consigliere presidenziale Anwar Gargash intervenendo al World governments summit di Dubai, invitando la Repubblica islamica a “ricostruire le proprie relazioni con gli Stati Uniti”. Gargash ha poi aggiunto: “Mi piacerebbe vedere negoziati diretti tra Iran e Stati Uniti che portino a un’intesa, in modo da non avere questi problemi ogni due giorni”, in riferimento alle tensioni ricorrenti e alle minacce di un possibile intervento militare americano. Sul fronte nucleare, Teheran prova a spegnere le speculazioni. L’Iran non intende trasferire all’estero le proprie scorte di uranio arricchito, nonostante le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi in vista dei colloqui sul dossier nucleare con Washington, che dovrebbero prendere il via a breve a Istanbul. A chiarirlo è stato Ali Shamkhani, alto funzionario del Consiglio supremo di Difesa nazionale e consigliere politico della guida suprema Ali Khamenei, citato dall’agenzia Mehr. Secondo ricostruzioni non ufficiali apparse sulla stampa internazionale, Teheran avrebbe invece accettato di consegnare all’estero circa 400 chilogrammi di uranio arricchito – quantità che potrebbe consentire la produzione di fino a dieci armi nucleari – con la Turchia o, come riportato dal New York Times, la Russia tra le possibili destinazioni. Ipotesi che le autorità iraniane continuano a smentire.

Ali Shamkhani ha comunque lasciato aperto uno spiraglio sull’evoluzione del formato dei colloqui: “Nei negoziati indiretti, vedremo che atmosfera si respira e se c’è spazio per un’intesa o meno. Se questo spazio si forma rapidamente, la situazione può rapidamente passare dai negoziati indiretti a quelli diretti”. Sulla stessa linea, anche il vicesegretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Bagheri, ha ribadito che il trasferimento di scorte nucleari arricchite verso altri Paesi non rientra nei piani di Teheran durante eventuali colloqui con gli Stati Uniti. Intanto il Qatar si muove dietro le quinte. Doha ha assicurato che nella regione sono in corso sforzi diplomatici “intensi” per facilitare i negoziati tra Iran e Stati Uniti, ai quali Teheran ha dichiarato di essere pronta. “Gli sforzi proseguono in modo molto intenso”, ha affermato il portavoce del ministero degli Affari esteri qatariota, Majed Al-Ansari, spiegando che il lavoro diplomatico coinvolge “tutti i nostri vicini e le nazioni amiche”, tra cui Turchia, Egitto, Oman e Arabia Saudita. Sul versante israeliano, l’inviato del presidente statunitense Steve Witkoff è atterrato in Israele in vista degli incontri previsti nel pomeriggio con il primo ministro Benjamin Netanyahu, il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane Eyal Zamir e il direttore del Mossad David Barnea. Al centro dei colloqui, secondo quanto riferito dal notiziario di Channel 12, ci sarà proprio il dossier iraniano.


di Eugenio Vittorio